Home Cinema Cinema Speciali Ultracorpo - Michele Pastrello

Ultracorpo - Michele Pastrello

E-mail Stampa PDF

Possiamo cominciare rassicurando tutti i cinefili a cui è scattata una molla leggendo Ultracorpo, ultima fatica del regista esordiente Michele Pastrello, riguardo l’effettiva congruenza di quello con il titolo del capolavoro cult del 1956, L’invasione degli Ultracorpi . Pastrello, come da migliore tradizione, ruba e aggiunge senso all’inquietante parabola che muoveva le fila della narrazione nel film di Don Siegel, traslando l’allegoria su uno dei tre livelli di contenuto su cui si articola Ultracorpo: il secondo è l’assimilazione distorta e patologica degli stimoli esterni come conseguenza ad un timore di fondo, il terzo l’indagine alla radice della persecuzione omosessuale. Persecutore è stavolta Umberto, innocente in quanto ultima vittima della dilaniante contraddizione provocata dall’innesto violento di modelli culturali condivisi e livellanti su elementi che, per natura, non sanno riconoscersi in essi. Umberto è potenzialmente gay e risolve il conflitto di sopra compensando, eccedendo in virilità: prostitute, bilanciere, birre, tatuaggi, canottiere e gigantesche automobili. Ma non basta. Ed il finale ci insegna come una situazione instabile è continuamente incline a degenerare in un effetto valanga. Anche quando il punto di partenza è il gesto più quotidiano. E’ tutta nell’individuo, cioè tutta in Umberto, l’allegoria del doppio presa in prestito dagli ultracorpi di Siegel: “l’originale verrà distrutto, disintegrato”, cioè la natura omosessuale di Umberto verrà immolata a favore di un immagine che la comunità sociale saprà culturalmente accettare. Ma allarghiamo il campo e adattiamo la stessa citazione ad un contesto più generale: quando il singolo costruisce una sineddoche in riferimento ad una società con un’anima e una facciata, non assolutamente coerenti, anzi, dove l’apparenza annichilisce la sostanza. Su questa linea Umberto uccide da figlio del tempo presente e il corpo offeso è quello di un’autenticità che non può riscattarsi, o soltanto vivere. L’originale (l’anima, la sostanza) verrà distrutto, disintegrato. Ecco che siamo già al terzo livello di significato e ai titoli di coda che scorrono su pagine di articoli riguardo aggressioni violente ai danni di omosessuali. Il problema assume sulla carta stampata di un quotidiano un respiro più ampio, una connotazione politica, diventa numero e calcolo percentuale, statistica, ma assume, su celluloide, la profondità preclusagli da poche battute soltanto: l’effetto delle immagini in movimento, delle parole, dei concetti, la magia del cinema fatto bene, ha stanziato un retroterra emozionale che ci permette di capire le ragioni umane, vivamente oltre la freddezza dell’inchiostro e l’impersonalità dello stile cronachistico. Ecco quando e come un film è più utile a comprendere.

Cast: Diego Pagotto, Felice C.Ferrara, Elisa Straforini, Dimitri Da Dalt, Guido Laurjni. Riprese Marco Sgarzi e Fabio Martignago, suono Daniele Serio, computer grafica Alberto Vazzola, continuity Giovanna Ortica. Prodotto, scritto e diretto da Michele Pastrello

Share Link: Share Link: Bookmark Google Yahoo MyWeb Del.icio.us Digg Facebook Myspace Reddit Ma.gnolia Technorati Stumble Upon Yahoo Bookmarks OkNotizie Segnalo Chatta.it
 

 23 visitatori online