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Il responsabile delle risorse umane

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Israele. Un attentato nel pieno centro di Gerusalemme provoca molte vittime, tra cui una donna senza documenti che resta in obitorio a lungo prima che il panificio per cui lavorava si rendesse conto della sua assenza. La vicenda suscita l’interesse della stampa locale che monta un vero e proprio scandalo accusando l’azienda di “crudele mancanza di umanità”. L’anziano direttore della ditta, così, chiede spiegazioni al responsabile delle risorse umane. Lui dovrebbe sapere chi è quella donna e perché nessuno si sia reso conto del fatto che non venisse a lavoro da qualche tempo. Da qui prende il via una sorta di indagine; il responsabile delle risorse umane si ritrova ad essere anche il responsabile del destino della salma della donna morta. E’ stato lui ad aver sottoposto Julia a un colloquio di lavoro, è stato lui ad assumerla, anche se ora non rammenta nemmeno più il volto, che inoltre, rifiuta di identificare all’obitorio. L’iniziale indifferenza muta in senso di colpa. La sua missione si trasforma in qualcosa di molto più importante: saper ritrovare dentro di sé le risorse umane più profonde per superare il disinteresse e il distacco che la nostra società nutre sempre più verso il prossimo.

Tratto da un romanzo di Abraham B. Yehoshua, il film di Eran Riklis rispetto al precedente “Il giardino dei limoni”, alleggerisce i toni drammatici grazie ad una maggiore dinamicità nel racconto. La traversata che conduce il responsabile delle risorse umane in uno sperduto villaggio della Russia per riportare “a casa” la salma della giovane donna, è ricca di elementi grotteschi e divertenti come gli improbabili spostamenti su carri armati, fughe improvvise e dialoghi ricchi di accenti. Il viaggio, però, è anche simbolo di riscatto per il manager del panificio, che ai fallimenti come marito e padre, e alla ipocrisia dell’interesse salva faccia dell’azienda che finanzia il viaggio, contrappone emozioni profonde e un coinvolgimento tale che, una volta entrato in contatto con la famiglia della ragazza uccisa, si convince di portare a termine la sua missione ad ogni costo. I momenti migliori del film sono individuabili nel rapporto che instaura con il carattere difficile del figlio della giovane defunta. Il ragazzo fuggito di casa è privo di punti di riferimento, il che lo rende scontroso e diffidente verso questi uomini giunti da Israele a portargli quest’orrenda notizia. Con il tempo il sospetto del ragazzino diminuisce e pian piano si apre al responsabile delle risorse umane (il suo nome resta nell’oscurità) sino a portarlo nei luoghi che in passato aveva condiviso serenamente con la madre, intensificando, così, di carica emotiva la narrazione del film. In conclusione, però, si può dire che la regia del film, supportata da una fotografia piatta ma idonea alle location, sembra maggiormente preoccupata di rendere il film più fruibile al pubblico di massa con gag comiche e grottesche, che a entrare in maniera più profonda nel cuore della storia.

 

Carlo Barberio

 

CAST TECNICO:

Un film di Eran Riklis

Con Mark Ivarir, Guri Alfi, Noah Silver

Durata: 103 minuti

Israele, Germania, Francia 2010

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