Illegal è la storia di Tania immigrata con suo figlio Ivan, abitanti del Belgio da ormai tanto tempo senza il permesso di soggiorno. Quella che sembra una vita di lavoro, scuola, amiche, un figlio, cioè ordinaria, forse felice con l’idea di un uomo che potrebbe completare il quadretto, viene rovesciata nel minuto necessario a controllare i documenti, minuto di turning-point reindirizzante il film alle emozioni amare dell’incipit. Il minuto dopo Tania è in un centro di accoglienza che a dispetto del nome di accogliente non ha nulla, anzi, per definire visivamente il concetto basti osservare la corrispondenza tra i codici linguistici di Illegal e quelli degli ottimi prison story francesi ( la scorsa stagione ce ne ha regalati due di tutto rispetto: Il Profeta e Cella 211): camera a mano, jump cuts, inquadrature sporche, tagliate male, nel nostro caso estremizzati al punto da salire ad un grado di espressività maggiore. Tuttavia il pretenzioso e (volutamente) sciatto impianto formale trova la sua giusta eco nei contenuti: violenza, repressione, leggi ingiuste e un’angoscia che permea, attraverso il telefono, da fuori a dentro le mura della prigione. Una burocrazia infame è combatutta a dispetto della sua contorta cavillosità ed apparente astrattezza con un gesto estremo nella sua fisicità: Tania si dimena come un leone per non essere imbarcata all’aeroporto evocando nella coscienza dello spettatore anche ciò che il film per esasperazione non mostra: la dittatura, i martiri oltrefrontiera. Sotto attacco morale anche chi è coinvolto direttamente nel funzionamento del centro: poliziotti, inservienti, servizio di sicurezza, medici, avvocati. Sotto attacco morale anche noi spettatori su una poltrona sempre meno comoda: sostenitori di una democrazia, votanti, paladini dei i diritti umani e delle libertà civili. Epilogo da scrivere: arriva una morte a rompere il circolo vizioso di una prigionia rimandata ad oltranza, eppure la trama non mostra l’esito sociale definitivo di quel tentativo di riscatto. Il racconto, quello, dovremmo finirlo noi: qui nel mondo reale e possibilmente bene.
Un film di Olivier Masset-Depasse. Con Anne Coesens, Esse Lawson, Gabriela Perez, Alexandre Golntcharov, Christelle Cornil, Olga Zhdanova, Tomasz Bialkowski, Alexandre Gontcharov, Milo Masset-Depasse, Natalia Belokonskaya, Denis Dupont, Moktar Belletreche, Angelo Dello Spedale, Fabienne Mainguet, Valerie Bodson, Akemi Letelier, Muriel BersyTitolo originale Illégal. Drammatico, durata 90 min. - Belgio, Lussemburgo, Francia 2010. - Archibald Enterprise
























