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I fiori di Kirkuk

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Immagini in lontananza, una popolazione in festa che abbatte tutti quei simboli che per anni hanno oppresso una democrazia vista da lontano, un gran corteo si riversa nelle vie di una città devastata, uomini donne e bambini inneggiano la caduta di quel che è stato il loro "personale dittatore" abbattendo i simboli di un passato che si vuol dimenticare; un uomo dal volto segnato guarda con distacco il clima di gioia e di festa da lui tanto auspicato, non festeggia, si isola in un luogo deserto per leggere e rivangare la memoria d'un tempo lontano che lo ha visto protagonista, quando insieme alla sua amata Najla (Morjana Alaoui) cercava di "tamponare" ferite inguaribili d'un popolo oppresso e decimato dalla follia della guerra d'un governo che oggi cessa d'esistere, quell'uomo si chiama Sherko (Ertem Eser), un tempo giovane studente di medicina in Italia dove conobbe e s'innamorò della bella Najala, un amore possibile soltanto in terra lontana poiché l'uno appartenente al popolo curdo e l'atra a quello iracheno; i due si conoscono e si amano lontano dalle differenze inesistenti in terra straniera, ma un giorno Sherko scompare, il suo dovere prima di medico, poi di curdo, lo obbligano a tornare in patria per assolvere quel che sono i suoi doveri, ma la sua fuga non sarà solitaria, poiché Najala decide di rimanere al suo fianco fino alla fine, andando oltre, proteggendolo e diventando il suo personale "angelo custode" riuscendo ad infiltrarsi tra la milizia irachena fronteggiando umiliazioni, violenza e morte.

 

Scritto e diretto da Fariborz Kamakari, curdo-iraniano di nascita ma "trasteverino" d'adozione, I Fiori di Kikuk,  è un'audace storia d'amore impossibile sullo sfondo d'un clima bellico le cui ferite ancor oggi non sanate ma, purtroppo dimenticate. Il merito della pellicola consiste nel suo sfondo, mentre, infatti, la narrazione in superficie incalza mostrando una storia d'amore impossibile grazie a differenze culturali e una limitata libertà femminile, il plot originario si nasconde tra le righe per aprirsi timidamente, mostrandoci vita, morte e sofferenze del popolo curdo la cui strada sembra portare all'inevitabile genocidio, ancor oggi, purtroppo a molti sconosciuto; a Kamakari va dunque  il merito e l'audacia di quello sfondo, di quella foschia che non si delinea chiaramente ma lascia intravedere una sofferenza e una ferocia che probabilmente le immagini stesse non avrebbero la forza di descrivere. La terza pellicola di Kamakari dunque, convince piacevolmente, non per la sua storia d'amore che, fortunatamente, viene solamente "abbozzata" ma per la dura rappresentazione del sacrificio e del dolore che si ergono da veri protagonisti.

 

TITOLO: I fiori di Kirkik (Golakani Kirkuk)

GENERE: Drammatico

REGISTA: Fariborz Kamkari

DURATA: 115 minuti

ANNO: 2010

NAZIONALITA': Italia, Svizzera, Iraq

DATA USCITA: 19/11/2010

 

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