Se il cinema per sua natura è azione - come sosteneva un esegeta del western - Unstoppable è cinema all’ennesima potenza. Raramente ho visto un film in cui il ritmo dell’azione è così intenso e coinvolgente: inizi a vederlo comodamente affondato in una poltrona e ti ritrovi dentro lo schermo affaticato come uno dei protagonisti tanto ti è salita a mille l’adrenalina.
All’ingresso in sala è stato gentilmente imposto di spegnere il cellulare e riporlo in una busta di plastica successivamente chiusa (mai visto buste così tenaci a non voler essere aperte). La ragione mi è stata chiara durante la proiezione: l’eventuale squillo avrebbe rotto l’atmosfera di tensione che avvolgeva ognuno di noi rendendo lo schermo un’irresistibile calamita grazie anche a una colonna sonora e a un montaggio di eccezionale efficacia.
Mi auguro che la stessa precauzione sia applicata ovunque: sarebbe infatti un peccato essere distratti da suoni diversi da quelli del film.
La vicenda (ispirata a eventi realmente accaduti) è semplice - come sempre nei western anche se non lo è - solo che in Unstopable il ‘cattivo’ è un treno, un enorme treno di trentacinque vagoni carico di sostanze tossiche e pericolose lanciato al massimo della sua potenza (senza guida per un banale errore umano) lungo la linea principale della Pennsylvania attraverso campagne e centri abitati.
Ogni spettatore sa o spera di sapere il finale, ma resta egualmente avvinto e partecipe.
Merito del regista Tony Scott, uno specialista dei film d’azione. Il suo stile è inconfondibile bilanciando perfettamente virtuosismi tecnici (il film ne è ricco) con un travolgente senso del rimo. Ma non solo. Appassionato di pittura, ha fatto del colore un elemento essenziale e uno strumento con cui accresce la suspense: il contrasto di colore tra i treni, i mezzi, i paesaggi e i vestiti stessi dei protagonisti fanno parte di un unico affresco finalizzato a creare tensione.
Accanto al regista occorre citare lo sceneggiatore Mark Bomback che ha saputo infondere alle pagine quel ritmo serrato e coinvolgente che lascia lo spettatore senza fiato.
Non bisogna però pensare che il film sia solo azione e non offra un secondo livello di lettura.
La psicologia dei due protagonisti (il giovane neoassunto cui è affidata la conduzione del treno e l’anziano ai suoi ultimi viaggi) è delineata in modo sensibile per tappe successive. Dai contrasti e dalle diffidenze iniziali si giunge a una solidarietà e fiducia, anche umana, che entra nel loro privato.
E sottotraccia vi sono la critica forte al sostituire l’esperienza degli anziani con i meno costosi giovani dotati però solo della ‘teoria’ appresa nelle aule (ma priva di riscontri reali), lo scontro tra la capacità di decidere del singolo di buon senso (la capostazione Connie) e l’ottusità burocratica di chi non ha il coraggio di assumersi responsabilità e sa solo minacciare dall’alto del proprio ruolo.
Umanamente tremenda la breve scena in cui l’incidente che potrebbe causare un disastro è per il proprietario della società ferroviaria solo la seccatura di una breve telefonata tra un tiro e l’altro su un campo di golf.
Molti altri temi sono di sottofondo alla corsa del treno come ad esempio il circo mediatico che in pochi minuti si attiva, ma a questo ormai siamo abituati anche noi.
Infine gli attori (Denzel Washington, Chris Pine e Rosario Dawson): bravi e capaci di alternare azione a fini sottolineature psicologiche senza eccessi o sbavature.
Salvatore Longo
La scheda
Regia: Tony Scott
Attori: Denzel Washington (Frank), Chris Pine (Will), Rosario Dawson (Connie), Ethan Supplee (Dewey), Kevin Dunn (Galvin), Kevin Corrigan (Ispettore Werner), Lew Temple, Kevin Chapman ,Jessy Schram, David Warshofsky, T.J. Miller
Soggetto e sceneggiatura: Mark Bomback
Scenografia: Chris Seagers
Direttore della fotografia: Ben Seresin
Montaggio: Chris Lebenzon e Robert Dufly
Musiche: Harry Gregson-Williams
Anno: 2010
Produzione: Julie Yorn, Tony Scott, Mimi Rogers, Eric Mcleod, Alex Young
Distribuzione: Twentieth Century Fox con With Dune Entertainment
























