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Wall street - money never sleeps

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“Greed is good”, Gordon Gekko’ s back. Oliver Stone torna a dirigere, a distanza di ventitré anni, l’opera che forse più di tutte meglio descrive il complesso mondo finanziario di Manhattan, dove, a quanto pare, il denaro non è l’unico a rinunciare al sonno, perché per rincorrerlo sembra che questi brillantissimi manager newyorkesi siano davvero pronti a perdere molto più del riposo notturno.

Michael Douglas impersona nuovamente il ruolo per il quale nel 1988 vinse l’Oscar come miglior attore. Il film non poteva che aprirsi con Gordon Gekko che esce di prigione dopo aver scontato una lunga detenzione per insider trading, ad attenderlo semplicemente nessuno. Perché Gekko, spietato e rampante giovane yuppie degli anni ottanta, non è riuscito a tenere salda la sua famiglia: un giovane figlio morto per overdose e da lì l’abbandono della moglie e della dolce figlia Winnie che, ironia della sorte, è innamorata e convive con un ragazzo che sembra avere molto in comune con il padre. E’ il talentuoso Shia LaBeouf che veste i panni dell’ intelligente Jakob Moore ragazzo poco più che ventenne con la passione per la finanza, talmente dotato da entrare a far parte del gotha di Wall Street seppur giovanissimo.  Gekko, le cui massime come “Il pranzo è per chi non ha niente da fare!”  e “È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione” ma ancora “ Il denaro c'è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un'altra, magicamente” e che hanno ispirato ben più di una generazione in diversi continenti , da cittadino libero torna a far scuola e, come al solito, lo fa in grande. Sceglie di tenere una lezione universitaria per gridare al mondo che è tornato. Jakob è affascinato dall’incontro con il padre della ragazza di cui è follemente innamorato ma sa che la giovane non vuole più avere nulla a che fare con lui. Jakob e Gekko stringono una particolare relazione inizialmente tenuta nascosta a Winnie, ma con l’apparente obiettivo comune di riavvicinare Gordon alla figlia. Sarà solo la fine del film a svelare allo spettatore se il cinismo di Gekko lo porti a concedere alla sua umanità quella chance che apparentemente non sembra conoscere.

 

Se negli anni ottanta Gekko aveva costruito il suo impero su una finanza, per così dire, più concreta; ora è tutto talmente fantasioso che non si fatica a comprendere quando l’abile manager  parla di “dollaro dopato” che porta il cittadino a credere di avere a disposizione molto più denaro di quello di cui effettivamente disponga. E Oliver Stone mette quindi in scena i crolli finanziari che hanno recentemente coinvolto banche prestigiose, punta il dito contro le stesse che pur di non dar fastidio alle grandi compagnie petrolifere disincentivano in ogni modo gli investimenti verso forme di energia alternativa e spingono spesso gli investitori a puntare su aziende che producono beni dalla dubbia utilità. La firma sagace del regista ci racconta quindi di un paradiso, Wall Street, là dove nascono e muoiono le conseguenze degli interessi finanziari mondiali, pronto a trasformarsi in inferno la notte dello stesso giorno con titoli che perdono punti con la medesima velocità con cui la pioggia scende dal cielo durante un’ acquazzone. E non è quindi difficile capire il dramma di manager che decidono di porre fine ad una quotidianità in cui l’incertezza è la sola e unica certezza compiendo un balzo al passare della metropolitana. Di grande impatto gli skyline newyorkese e londinese che si prestano a far diventare ogni singolo grattacielo il punto che compone la drammatica curva dell’instabile andamento finanziario.

 

Il clima che si respira nel corso del film è profondamente differente rispetto al primo in cui il protagonista godeva ed in fondo trasmetteva tutta la carica dell’edonismo reaganiano che permeava gli anni ottanta. Ora invece la situazione economica è pesante e di conseguente impatto sociale, Stone ha provato a dar vita, con il suo formidabile cast, a quei burattinai che reggono i fili della continua rappresentazione che ci troviamo a vivere, fili che nella realtà sembrano infiniti perché a quelle mani che, forse volontariamente sbagliano, sembra non ci si riesca ad arrivare mai.

 

Regia:

Oliver Stone

 

Cast artistico:                                                                                      

Michael Douglas Gordon Gekko              

Shia LaBeouf     Jacob Moore

Josh Brolin        Bretton James

Carey Mulligan  Winnie Gekko

Eli Wallach        Jules Steinhardt

Susan Sarandon            Jake’s Mother

Frank Langella   Louis Zabel

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