Attore, autore, scrittore e regista di documentari, Ascanio Celestino (romano trentottenne, nato quindi dopo quei ‘favolosi anni sessanta’ citati a mo’ di tormentone nel film) si cimenta con La pecora nera nella sua prima regia di lungometraggi.
Un’opera prima quindi e come tale con qualche inevitabile incertezza dovuta soprattutto alla mancanza di esperienza con il linguaggio cinematografico per sua natura diverso sia dalla comunicazione scritta sia da quella teatrale. Ciò premesso, occorre dire che si tratta di un film di notevole interesse che meritatamente ha avuto l’onore di rappresentare in concorso il cinema italiano alla recente Mostra Cinematografica di Venezia ove ha riscosso oltre dieci minuti di applausi convinti da parte di un pubblico certamente non facile.
La pecora nera è apparentemente un lavoro sulla vita e la natura dei manicomi, frutto di oltre tre anni di ricerche e interviste a ex infermieri e ex ricoverati, materiale che ha già dato origine a un libro - pubblicato da Einaudi - e a una pièce teatrale coprodotta nel 2005 dal teatro Stabile dell’Umbria.
Nella sua versione cinematografica appare più una favola tragica, in cui follia e fantasia si alternano e si sovrappongono, che un film inchiesta o di denuncia, anche se non mancano passaggi significativi e che invitano alla riflessione su di noi e sulla società in cui viviamo.
Nicola, il protagonista, da sempre è vissuto nell’orbita del manicomio: da bambino accompagnando la nonna che portava le uova alla suora in cambio di qualche vecchio vestito e andava a visitare la figlia ricoverata, e successivamente come degente.
Uno strano degente rinchiuso da bambino perché mentalmente ritardato rispetto ai coetanei (la maestra barattava la promozione con le uova) peraltro non molto più ‘vispi’ di lui (e senz’altro con minor fantasia) essendo tutti figli di un ambiente povero e culturalmente degradato.
Diviene uomo tra le mura del manicomio da cui esce solo insieme al compagno di camera - in realtà l’altra parte di se stesso - (ottima l’interpretazione di Giorgio Tirabassi) per accompagnare la suora al supermercato, alternativa esterna, ma non dissimile essendo regolato dalla stessa legge: ogni cosa e ogni persona ‘al suo posto’e dalla stessa alienazione nel rapporto umano.
La pecora nera non è un film sulla pazzia o sulla condizione dei manicomi o dei ‘malati’ prima della rivoluzione apportata da Basaglia, ma piuttosto sul disagio dovuto alla mancanza d’amore e alla miseria: Nicola da bambino riceve affetto solo dalla nonna - peraltro nata vecchia come racconta in una delle prime scene la voce narrante - ed è ignorato dal padre e dai due fratelli maggiori che vivono in montagna con le greggi, ma i cui visi non esprimono maggiore intelligenza della sua.
È un film sullo ‘spaesamento dell’io’, su quel non sentirsi mai al proprio posto in nessun luogo o situazione, sulla difficoltà del ‘diverso’ di rapportarsi con gli altri e di essere capito senza suscitare preconcette paure.
Emblematico il rapporto con Marinella, l’amore infantile ritrovato al supermercato (splendida per sensibilità ed espressività l’interpretazione di Maya Sansa) causa del rifiuto di abbandonare, anche momentaneamente, il mondo chiuso, ma protettivo del manicomio.
Alcuni hanno criticato un eccesso di ‘voce narrante’, ritengo sia invece strumento fondamentale per creare quell’atmosfera tra sogno e favola con cui il regista si è ripromesso di raccontare la solitudine dei due ‘manicomi’: quello interno e quello esterno ai cancelli e la paura a entrare in un mondo in cui occorre assumersi responsabilità.
Esemplare l’interpretazione di Ascanio Celestini nella parte del protagonista e comunque notevole la sua capacità sia di creare una recitazione omogenea, sia di guidare i ragazzini protagonisti dei ricordi dell’infanzia che si intersecano e sovrappongono nella mente di Nicola.
Splendido per sensibilità e spontaneità il Nicola giovane.
Un’ultima riflessione: quanti di noi nelle condizioni umane e sociali del piccolo Nicola sarebbero cresciuti come persone ‘normali’?
La scheda
Regia: Ascanio Celestini
Attori: Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis, Nicola Rignanese, Barbara Valmorin e Luigi Fedele (per la prima volta sullo schermo) e con Teresa Saponangelo
Soggetto e sceneggiatura: Ascanio Celestini, Ugo Chiti e Wilma Labate
Scenografia: Tommaso Bordone
Direttore della fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Giorgiò Franchini
Sound designer: Maurizio Argentieri
Aiuto Regia: Valia Santella
























