Successo e polemiche per il nuovo lavoro di Sabrina Guzzanti.
La quarantaseienne Sabrina Guzzanti è stata da molti addetti ai lavori definita come “la Michael Moore italiana”.
Con i suoi documentari cinematografici a metà tra il documentario puro, l’inchiesta giornalistica ed il lungometraggio, ha sostituto di fatto quello specifico operato di indagine che per anni gli organi d’informazione televisivi hanno omesso nel loro palinsesto quotidiano, trasportando la notizia giornalistica verso il canale dell’intrattenimento.
La nota attrice comica, dopo l’allontanamento dalla televisione generalista, ha preferito la telecamera ed il lavoro di investigazione giornalistico, proponendo almeno per il grande schermo nuovi modi di fare cinema e di interessare in maniera critica lo spettatore.
Questo suo Draquila, arriva dopo i successi dei due precedenti lavori Viva Zapatero e Le ragioni dell’Aragosta, due bombe mediatiche che avevano fatto tornare a “pensare” quello spettatole ormai in catalessi da televisione.
Stavolta la Guzzanti fa il punto della situazione dell’Italia affarista del dopo terremoto all’Aquila.
Attraverso un lavoro di presa quasi diretta dell’azione, il film trascina a galla i retroscena neanche poi tanto nascosti, che hanno portato alla ribalta grossi personaggi del mondo economico e politico a discapito della gente stessa colpita dalla catastrofe.
Il film in questi giorni è finito su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali e non solo. Sulla pellicola troppo scomoda, si sono accesi i riflettori del dibattito politico. Sta di fatto che Draquila sbarca con successo verso orizzonti internazionali e purtroppo nessuno in televisione ci dice neanche questo.
Di Camillo Leone
Voto 6.5
Del 3-5—2010
























