7 maggio ’10...
...Alessandro, figlio di Giulia e del defunto Daniele, ha circa un anno quando perde il padre a causa di un tragico incidente accaduto nel corso di una festa presso la loro bella casa sul lago.
Trascorrono circa dieci anni da quella terribile sera quando, un giorno, Alessandro e Giulia ricevono l’inaspettata visita di Claudio, fratello di Daniele, che è intenzionato a vendere la sua parte della villa e si stabilisce a vivere nella piccola dependance della casa.
Il conflittuale rapporto tra il sensibile e tormentato Alessandro e lo spavaldo zio Claudio porta il piccolo protagonista a compiere gesti di cui lui stesso probabilmente non è in grado di capire la gravità e che si sente di confidare solo all’unico vero amico che ha, un enigmatico ispettore di polizia.
Lo spettatore vede il film con gli occhi di Alessandro e per una volta gli apparentemente incomprensibili gesti che compiono i bambini e portano a spazientire i genitori, sono gli unici elementi davvero reali e sinceri in un’adulta quotidianità basata spesso sul compromesso, sul silenzio comprato, sulla dignità accantonata. Le fanciullesche allucinazioni del protagonista sono esclusivamente l’unico modo che lui conosce per gridare al mondo che l’incoerenza non è nella sua mente, piuttosto è data dall’enorme distacco tra gli importanti valori, i cosiddetti “sani principi” tanto declamati da genitori ed educatori e la vita che gli stessi conducono. La schizofrenica quotidianità delle nostre azioni fa decisamente a botte con i modelli con cui educhiamo i nostri figli, nipoti e cugini e ci stupiamo delle loro azioni, spesso violente, semplicemente perché non siamo in grado di riconoscerne il codice.
L’acqua è la vera protagonista di questo thriller. E’ il file rouge, che già, come nel meraviglioso “Lezioni di piano” di Jane Campion, permea il film con tutto il suo simbolismo antropologico e religioso. Acqua è il liquido amniotico in cui si sviluppa il feto, nell’acqua i credenti si battezzano, acqua è la pioggia che cade sui campi, è la fonte che disseta e che purifica. E’ il simbolo di fertilità, l’elemento in cui ci immerge per rinascere a nuova vita.
Probabilmente le impressioni e considerazioni che da questo film muovono hanno la meglio sul film stesso, che nel suo complesso non è in grado di accattivare e coinvolgere lo spettatore come invece avrebbe potuto.
ARTICOLO DI: Sabrina Cereda
























