Salvatores e il suo modo di penetrare nella commedia sofisticata, con uno sguardo al cinema comico di Hollywood; spasso e tante risate.Uscito con le ossa rotte per il suo ultimo Come Dio comanda, Salvatores si riprende e lo fa con un linguaggio inconsueto per il suo personalissimo modo di intendere il cinema.
Ma il regista di Nirvana e Mediterraneo è abituato a mixare con una certa lucidità e veemenza i vari generi messi in campo.
In questo Happy Family si sente da un lato l’indicativa influenza della commedia classica inglese, accostata e mescolata con quella personalissima dose di italianità, confezionata a suo modo dall’autore premio oskar.
In barba ai soliti volti poco cinematografici, che hanno fatto la storia del “varietà” comico televisivo degli ultimi decenni, è l’impronta del regista quella a fare la vera differenza.
La storia è quella di un giovane “mammone” quasi quarantenne che decide tutto di un tratto di cimentarsi nella scrittura di un film.
Tra lui e la prima lettera del racconto passeranno numerosi e bizzarri personaggi. Ezio, in realtà non è altro che una vittima sacrificata ala famiglia, che narra le avventure epiche proprio dei suoi stravaganti protagonisti.
Gabriele Salvatore viene accompagnato in questa nuova esperienza cinematografica dal fido Diego Abbatantuono, in un connubio che ormai per i due è divenuta un attività routinizzata.
Il parco attori come detto offre facce non nuove al grande schermo. Il protagonista è Fabio De Luigi, molto bravo in una parte che sembra scritta da Woody Allen.
Accanto a loro, troviamo poi l’altro “fedele” Fabrizio Bentivolgio ed un cast femminile composto dalle veterane Carla Signoris, Sandra Milo e Margherita Buy, ormai faccia immancabile in qualsiasi film italiano.
La parte esordiente e invece rappresentato da Valeria Bilello e Alice Croci.
Prova superata quindi da Salvatores, uno dei pochi che cinema continua a farlo e a farlo bene.
Di Camillo Leone
Voto 6.
Del 1-4-2010
























