Mine vaganti

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Dopo qualche anno lontano da Lecce, il giovane Tommaso torna a casa, dove lo si aspetta per passare a lui e al fratello maggiore Antonio le redini dell'azienda di famiglia, un pastificio che la nonna e suo cognato avevano fondato da giovani. Ma le ambizioni di Tommaso sono di tutt'altro genere. Rimasto solo con il fratello gli confida che, primo, a Roma non ha studiato economia e commercio, ma lettere; secondo, che non ha la benchè minima intenzione di prendere in mano le sorti del pastificio perchè, anzi, sogna di fare lo scrittore; terzo, che è gay. La sua idea è quella di confessare tutto al padre Vincenzo e alla madre Stefania durante una cena ufficiale con Brunetti e sua figlia Alba, la terza futura socia dell'azienda. Arriva il grande giorno ma, inaspettatamente, è Antonio a precedere il fratello e a dichiarare la propria omosessualità. Si scatena l'inferno e Vincenzo, dopo aver cacciato di casa il figlio maggiore, ha un infarto. Ovviamente, Tommaso si ritrova con due macigni sulla schiena: da una parte l'impossibilità di confessare i suoi veri intenti e la sua natura, dall'altra l'obbligo di dover assumere, almeno temporaneamente, il ruolo ricoperto fin'ora da Antonio. In più ci si mette Alba, che, al contrario di lui, non vede l'ora di diventare proprietaria del “Pastificio Cantone”...

 

Il grande Ferzan Ozpetek ritorna dopo “Un giorno perfetto” con una commedia dai toni brillanti. Di nuovo, dimostra una capacità fuori dal comune di orchestrare un cast stellare e di dimensioni non indifferenti, come già aveva fatto in diversi dei suoi precedenti lavori e come ha ripetuto magistralmente qui. Ottimo il mix di risate e drammaticità che vengono fuori sempre nel momento giusto a smorzare i toni troppo pesanti o troppo leggeri. Da evidenziare una nota che sta diventando una delle sue firme o, se non altro, che ormai lo contraddistingue dai suoi colleghi: una scena di quasi apertura che mostra in una carrellata circolare i protagonisti del film (come già aveva fatto ne “Le fate ignoranti” e in “Saturno contro”).

 

Ennio Fantastichini (“Viola di mare”), Lunetta Savino (“Se fossi in te”), Elena Sofia Ricci (“Il pranzo della domenica”), Riccardo Scamarcio (“Mio fratello è figlio unico”), Alessandro Preziosi (“I vicerè”), Nicole Grimaudo (“Baarìa”) e perfino Daniele Pecci (“Fortàpasc”) e il silenzioso cammeo di Carolina Crescentini (“Parlami d'amore”). Che dire? Un' assoluta dimostrazione di quello che il cinema attuale italiano è in grado di darci. E non è assolutamente poco, visto anche le diverse e più varie età dei protagonisti, da chi si dimostra invecchiato da qualche ruga in più ma sempre estremamente affascinante, a chi, giovane e relagato al ruolo di “bello ma insipido” si sta dimostrando degno dell'interesse che i registi italiani sembrano rivolgere negli ultimi anni.

 

Un film che si spacca in due. L'umorismo è di sottofondo e spesso esce fuori con delle vere e proprie risate in sala, forse accanto a quel senso di assurdo che accompagna il vedere come ancora, nel 2010, l'omosessualità sia vista come una “malattia” e come, nonostante si acclami tanta modernità in Italia, si abbia ancora da sparlare alle spalle di una famiglia che deve nascondersi per paura delle parole della gente.

 

ARTICOLO DI: Cristina Marcioni

 

Titolo originale: “Mine vaganti”

Nazione: Italia

Anno: 2010

Genere: Commedia

Durata: 116'

Regia: Ferzan Ozpetek

Cast: Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Aprile 2010 10:23 )  

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