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“Lo sapevo che la mia vita doveva cambiare: era troppo triste. Bisognava solo aspettare”. Siamo all'inizio degli anni '90, a Bologna, al matrimonio di Luciano e Fiamma. Ci sono i parenti, ci sono i due figli già avuti dalla coppia, c'è la torta...e c'è Sergio Bollino, uno strano personaggio che attende che Luciano finisca i suoi festeggiamenti per portarlo via dalla moglie, “naturalmente” dopo averle fatto firmare le carte in cui intesta al marito i suoi beni. Già perchè, in realtà, Luciano ha piani ben meno nobili di quelli che fa credere. In pochi anni, tra mazzette e raccomandazioni, i due soci diventano presidente e direttore generale della Baietti Enterprise, una delle imprese immobiliari più in vista. Ma, come a volte accade, le furbizie e i sotterfugi vengono scoperti e Sergio, ma soprattutto Luciano, si ritrovano con una spada di Damocle sul collo che è la prigione. Come fare per risolvere la situazione prima che le cose precipitino inesorabilmente? Ed ecco che Luciano si ricorda di avere due figli dalla “scemina” che ha sposato più di dieci anni prima: Paolo, il maggiore, che è diventato cameriere e che diventato il resposabile della famiglia, e Baldo, un ingenuo studentello di cinema del Dams che sogna di diventare regista e che, grazie a una madre più illusa di lui, spera un giorno di poter rivedere suo padre. Quale gioia, quindi, quando Baldo riceve dal padre un invito a essere il suo testimone di nozze per il suo nuovo matrimonio! Peccato che servono copie di documenti di identità e una partita iva...In men che non si dica il giovane si ritrova, al posto del padre, presidente di un immenso impero immobiliare...in bancarotta...
Il regista Pupi Avati (“Il cuore altrove”) ci proietta in un mondo che, purtroppo, noi italiani conosciamo fin troppo bene. Ci mostra una sottile ironia e un fin troppo palese riferimento agli avvenimenti che negli ultimi anni sono venuti a galla riguardo a magnati dell'industria e a imprenditori con pochi scrupoli per la giustizia. Ma si sa, l'Italia va avanti a corruzione, quindi perchè sorprendersi? Senza svelare il finale, il regista fornisce una versione fin troppo edulcorata di come, in realtà, nella grande maggioranza dei casi, questo genere di affari vada a concludersi.
In ogni caso, il film è targato Pupi Avati e non potrebbe essere diversamente, soprattutto considerati i due precedenti lavori del regista “La cena per farli conoscere” e “Il papà di Giovanna”, incentrati a loro volta sulla presenza di una figura paterna, più o meno consona.
Per una volta Christian De Sica (“Paparazzi”) non ci rifila il solito cine-panettone o panettone estivo (perchè ormai il trash non va mai fuori moda...), a favore di una pellicola che in fondo ci mostra che la genetica, forse, ha funzionato, e che un po' della capacità del padre Vittorio è ricaduta sul figlio. Non esageriamo comunque. Non sarà un caso che le parti meglio riuscite sono quelle vecchio stampo delle parti più “leggere”. Laura Morante (“La stanza del figlio”), nella parte della “scemina” Fiamma, comincia a essere un po' ripetitiva nelle sue forme ed espressioni (il personaggio, musica new age e attacchi di isteria a parte, sembra ricalcare quello di Giulia in “Ricordati di me”). Sarà anche un modo di recitare, ma dimostra la scarsa versatilità di una delle attrici italiane che più potrebbero dare ma che meno si smuovono dai loro argini. Il “Montalbano” Luca Zingaretti (“I giorni dell'abbandono”) è come al solito eccelso. E' capace di convincere sempre, nonostante l'ambiguo personaggio qui interpretato, un ex seminarista salutista (e i sandali da frate ci sono fino alla fine del film) diventato per-non-si sa quale ragione, un socio in affari sporchi. Una giusta citazione merita anche il “piccolo” Nicola Nocella (“Cacao”), (18 anni il personaggio, 29 l'attore...e si vede). Forse un po' troppo disincantato e nel suo mondo per essere davvero credibile. Non si capisce se a un certo punto la promessa di realizzare qualcuno dei sogni di Baldo (il suo film, i cinema per la ragazza che gli piace, l'appartamento per la madre o la tavola calda per il fratello), lo porti a chiudere un po' gli occhi davanti all'onestà. Da ricordare anche il cammeo di Sydne Rome (“Che?”) nella parte dell' amica svampita di Fiamma.
Un film che ci mostra i due lati della medaglia di un paese in decadenza, il nostro: da una parte l' innocenza e la caparbietà di un figlio nel credere che la verità debba trionfare contro i mali della nostra società; dall'altra la mancanza di scrupolo e la disonestà di un padre che ha abbandonato moglie e figli per una ricca esistenza. Ma ricordiamo che non esistono angeli o diavoli: ci sono sempre compromessi a metà strada...
ARTICOLO DI: Cristina Marcioni
Titolo originale: “Il figlio più piccolo”
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Commedia, drammatico
Durata: 100'
Regia: Pupi Avati
Cast: Christian De Sica, Luca Zingaretti, Laura Morante, Nicola Nocella, Nico Toffoli, Sydne Rome.
























