Nella cornice dei Monti Sibillini si consuma nell’opera di Michael Zampino la metafora della lotta di classe.
Bruno, ricco radiologo di buona famiglia, vi arriva per prendere possesso del casale lasciatogli in eredità alla morte del padre.
Qui fa la conoscenza della rurale famiglia Santucci, vicina di casa e in ottimi rapporti con il defunto.
Paola, la matriarca, manifesta sin da subito a Bruno un forte legame con il padre del ragazzo e un vivo interesse nell’entrare in possesso della villa, cominciando a fare pressioni sull’erede per acquistare la proprietà.
Non ci vorrà molto per capire che cosa nasconde la famiglia Santucci e i reali interessi che muovono le gesta di Paola.
Accanto a lei, a darle man forte, il figlio Giovanni, un uomo poco loquace, che preferisce i fatti alle parole, e la figlia Angela, disinibita e ingenua, che si schiera con Bruno in una faida che porterà i protagonisti a compiere gesti estremi.
Opera prima del regista italo-francese, L’erede risulta un avvincente thriller psicologico e la dimostrazione che anche con un budget ridotto si può realizzare un ottimo lavoro.
La storia si dipana in poche locations, fra tutte il casale che cattura l’interesse del pubblico con le sue atmosfere oniriche ed inquietanti (la presenza del coniglio riporta alla memoria un clima fiabesco che ben si sposa con il senso dell’abbandono espresso dalla magione).
La freddezza borghese e calcolatrice di Bruno, figlio di papà che mai ha dovuto lottare nella vita per ottenere qualcosa, si manifesta in tutto il suo essere nel corso della vicenda, nei suoi scontri con la pratica e agreste Paola, nella lotta con il rancoroso Giovanni che vede in Bruno ciò che lui non è potuto diventare.
Bruno non mostra compassione né interesse alla storia di Paola e della sua famiglia, manifestando nei confronti del casale solo ed esclusivamente interessi materiali.
Paola ha invece ragioni affettive e di rivalsa nei confronti del padre di Bruno.
È una donna ferita che per anni ha subito angherie e vessazioni, ma che con forza ed orgoglio si è sempre rialzata, ed oggi pretende la sua parte.
Inevitabile quindi lo scontro che ribalterà i ruoli di vittima e carnefice.
Pochi ingredienti, tanta atmosfera, un’ottima sceneggiatura e i giusti tempi. Zampino grazie alla collaborazione di Ugo Chiti ( L’imbalsamatore, Gomorra ) nella stesura della sceneggiatura, porta una boccata d’aria fresca nel cinema italiano.
Il genere thriller rivive un piccolo momento di gloria che ci riporta alla memoria soprattutto La casa dalle finestre che ridono ( Pupi Avati, 1976), sia per la scelta della location, sia nel dipingere lo scontro tra realtà culturali e sociali così diverse.
Nulla è scontato in questa pellicola, il regista si mostra attento a tutti gli elementi che compongono il film orchestrandoli in maniera ottimale; colonna sonora, fotografia, recitazione e sceneggiatura.
Un plauso speciale va sicuramente a Guia Jelo, per un’interpretazione tanto sentita quanto appassionata di Paola, una presenza scenica che va oltre il suo ruolo di matriarca e dalla quale riusciamo ad intuire tutte le sfumature delle quali la storia si compone.
Senza dubbio una tra le pellicole più interessanti dell’ultimo anno, una buona prova per il giovane regista che si mostra senza dubbio coraggioso nella scelta, audace, ma indovinata, di portare in sala un genere così poco sfruttato nella cinematografia italiana.
THE HEIR-L’EREDE
ITALIA 2011
REGIA: Michael Zampino
CAST
BRUNO: Alessandro Roja
PAOLA: Guia Jelo
GIOVANNI: Davide Lorino
ANGELA: Tresy Taddei
GENERE: Noir/Thriller
SCENEGGIATURA: Ugo Chiti, Michael Zampino
FOTOGRAFIA: Mauro Marchetti
MONTAGGIO: Fabio Nunziata
MUSICHE: Riccardo Della Ragione
PRODUZIONE: Panoramic
DISTRIBUZIONE: Iris Film
DURATA: 85 min.
USCITA: 08/07/2011
Articolo di Laura Febbroni
























