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A dangerous method

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Esiste una categoria di spettatori che definisco i cultori della trama. Non è una categoria di spettatori inesperti, né di non addetti ai lavori, il cultore della trama è semplicemente uno spettatore sbagliato che avrebbe dovuto comprare un biglietto per il circo. Lo riconoscete perché si attacca a singoli passaggi della storia che giudica come inverosimili e che eleva a buon pretesto per cestinare l’intero film. Lo riconoscete perché si riferisce alla recitazione switchando fra “attori bravi” e “attori pessimi” senza mezze misure e senza qualificare meglio questo giudizio; lo riconoscete perché si fa infinocchiare facile da film che sono un cumulo di pretese e che mascherano la propria vacuità con mille acrobazie per un finale effetto di pippone finto-intellettuale (parlo di Butterfly Effect, Donnie Darko, Vanilla sky ecc. ). Lo riconoscete perché mai una parola su un ambiente o su una scenografia, ma in generale mai un discorso articolato. Lo riconoscete perché a volte smerda capolavori del cinema con argomentazioni talmente deboli che risulta chiara la loro presa di posizione finto-anticonformista. Ripeto che non parlo di chi non condivide una passione forte, ma semplicemente di spettatori che non capiscono nulla di cinema perché non capiscono nulla di nulla. Meglio depistarli da subito i suddetti, perché troveranno in A Dangerous Method, gran bel film, qualcosa di troppo lento e monotono, una palla, per i loro standard da teatro dei burattini.

L’ultima fatica di Cronenberg è in realtà un film sommerso come l’inconscio; nel senso che dietro una costruzione della trama essenzialmente diluita con le descrizioni (dei rapporti fra i protagonisti), si nasconde un impianto tematico ed ideologico non da poco che innanzitutto attraversa le ossessioni dell’autore: sessualità, corporalità e perversione, ricorrenti in tutto il suo cinema. E’ assolutamente straordinario osservare il fronte privato della vita di questi eminenti studiosi: Freud, Jung e Sabina Spielrein; i primi due, geni e punto di svolta storico del pensiero, l’ultima, contributo essenziale e dimenticato allo sviluppo delle teorie psicoanalitiche (ed è un merito che va al film quello d’averla ricordata con l’interpretazione di Keira Knightley). Uno degli sviluppi più interessanti è il confronto fra due metodologie di indagine assolutamente differenti: mentre Freud si attiene a studi e ricerche (e c’è da dire che nel film appare assai più “piccolo” del suo giovane allievo), Jung esperisce gli elementi della sua ricerca quasi come un poeta che si fa saggio sulla propria pelle. Così precipita in un folle e voluttuoso amore con la sua (all’inizio) paziente Sabina. Tutto questo raccontato con splendide scenografie e ambienti, “neutrali” per risaltare i personaggi drammatizzati dai forti contrasti di costumi d’epoca appositamente scelti. Keira Knightley esagera un po’ e rasenta il grottesco, nella seconda parte riprende invece quota e vola alta come tutto il resto del cast.

A Dangerous Method è riconoscibile come del tutto facente parte della produzione di un grande regista contemporaneo, sia qualitativamente che stilisticamente. Se i fan di Cronenberg accetteranno il differente contesto entro il quale vengono declinati i suo soliti temi, sicuramente apprezzeranno.

Diretto da David Cronenberg, prodotto da Jeremy Thomas, sceneggiatura di Christopher Hampton. Con Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender e Vincent Cassel. Direttore della fotografia Peter Suschitzky, scenografie James McAteer, montaggio Ronald Sanders, costumi Denise Cronenberg, musica composta ed adattata da Howard Shore.

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