Alice Rohrwacher esordisce alla regia con un film dove la realtà e la spiritualità si incontrano per cercare una risposta e ad una strada che non vadano oltre i confini del mondo, ma che si costruisca sul mondo stesso. La storia trae spunto dall’omonimo romanzo di Anna Maria Ortensi che racconta dello spaesamento che si prova nel trovarsi ad abitare su un corpo sospeso nello spazio circondato da luci incantevoli.
Marta è cresciuta in Svizzera, ma a seguito della precarietà lavorativa della madre torna nella sua terra d’origine: Reggio Calabria dove l’antico e il moderno si incontrano, dove non ci sono ordini e per lei appare come un mondo molto lontano nella quale si muove con andatura lenta e a piccoli passi per capire e scrutare ogni piccolo corpo a lei sconosciuto.
Marta ha tredici anni, è il momento della Cresima:è qui che si conferma la propria scelta di fede, una scelta che è vissuta quasi come una festa di cui però si perde la solennità in un piccolo paesino dove anche la chiesa cerca di essere moderna ma finendo per vivere più uno spirito esterno che interno. A capo della chiesa c’è un prete più affarista che intermediario di Dio: la chiesa è una piccola azienda da amministrare ed ecco che quindi un evento importantissimo, quasi pubblicizzato è il rinnovamento del crocifisso. Il Crocifisso della chiesa del paese era da sempre stato fluorescente e stilizzato, ma i fedeli ne hanno chiesto uno figurativo che li metta a diretto contatto, e più sentito con il Cristo. Intanto si intonano canti di iniziazione alla Cresima come un evento fondamentale non tanto per l’impegno che si prenda, ma perché si conoscono tanti ragazzi della propria età ed inoltre se non ci si cresima non ci si può sposare, e ad animare il corso di Cresima c’è anche Santa, un’improbabile catechista.
Marta all’interno di una realtà a cui si sente estranea finirà per essere proprio “un corpo celeste”:fluttuante, lontana che si cerca e comincia un cammino che non si risolve nel sacramento ma nella consapevolezza di un cammino spirituale che si scorge nel contatto e nella percezione con il mondo:ecco che il Gesù che Marta sposerà non sarà quello buono, perfetto e solennemente lontano che sorride ma sarà quello che le presenterà un’altra figura chiave, decisamente differente, il prete solitario del piccolo villaggio di Roghudi, che racconta di un Gesù furioso, combattuto ed incredibilmente solo, più terrestre che celeste. E’ un Gesù più vicino a lei e all’inzio della sua adolescenza, fatta di tappe difficili e di crescita alle volte troppo veloce per poter capire chi si è davvero: ecco che non resta che scoprire che in fin dei conti le risposte possono essere intorno a noi, in un manto terrestre dallo spirito celeste.
Articolo di: Valentina Esposito
























