Four lions

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Forse solo gli inglesi con il loro tradizionale humor potevano pensare a un film sul terrorismo islamico e sulla jihad in chiave tragicamente satirica, un’opera sia ben chiaro che non offende nessuno: né i Musulmani, né le famiglie colpite dagli attentati realmente avvenuti.

Merito di Chris Morris (proviene da radio e tv in cui opera da oltre vent’anni come conduttore, autore, produttore e artista ottenendo anche prestigiosi riconoscimenti, con Four Lions è alla sua prima regia con cui in Gran Bretagna ha ottenuto il prestigioso Bafta quale miglior regista esordiente) è aver saputo trattare una materia così incandescente con mano lieve mostrando più che le ideologie gli uomini con le loro incertezze, debolezze, speranze e passioni. E quando il focus è sui comportamenti umani le situazioni tendenti al comico spesso abbondano.

E gli aspetti ‘ridicoli’ contraddistinguono sia gli aspiranti combattenti della jihad, sia gli ‘inglesi’ comprese le forze di polizia.

Morris ha dichiarato di aver preparato il film con tre anni di ricerche, esaminando articoli, libri e registrazioni, di aver parlato con esperti di terrorismo, iman, polizia, servizi segreti e centinaia di Musulmani e di aver letto moltissimi verbali di interrogatori.

Molte le situazioni involontariamente farsesche emerse come quella che - secondo quanto dichiarato dal regista - avrebbe provocato l’idea del film: una cellula terroristica che si era ripromessa di speronare una nave da guerra americana ancorata al largo delle coste britanniche aveva messo in acqua un’imbarcazione con cui colpirla, ma la barca era affondata prima di salpare per il troppo carico.

Più che di comicità - raramente, a differenza di altri spettatori, sono stato trascinato alla risata - si tratta di quell’umorismo fine che incide nella mente perché induce alla riflessione e nasce dalla vivisezione di un linguaggio magniloquente basato su ‘a priori’ (nel caso islamico gli ebrei, nel terrorismo europeo degli anni settanta il capitalismo delle multinazionali), ma privo di precise analisi sociologiche e politiche e di un programma realizzabile e portatore di un ‘sogno’ da imporre con la violenza.

Four Lions al di là delle situazioni esilaranti ha in sé molti elementi di riflessione: i diversi atteggiamenti interni alla comunità musulmana (il religioso che cita sempre versetti del Corano non entra nella casa dell’aspirante mujaheddin Omar che non impone la sharia alla moglie), la realtà di certe cellule terroristiche autoreferenziali (e forse più pericolose proprio per essere variabili imprevedibili) che elaborano piani per attentati demenziali, aspiranti combattenti ‘occidentali’ scacciati con ignominia per la loro inefficienza dal campo di addestramento in Pakistan da chi combatte sul serio ogni giorno, certi atteggiamenti superficiali delle forze di sicurezza, solo per fare alcuni esempi.

Il film di Morris con la sua apparente leggerezza e con le sue gag dissacranti fa soprattutto riflettere su come a volte persone assolutamente normali e inserite nella società (Omar ha un lavoro, una splendida moglie e un figlio delizioso) possano scaricare complessi di superiorità/inferiorità in sogni idealistici che poi finiscono in tragedia per inerzia o per caso.

Ottimi il cast e in particolare Riz Ahmed (Omar) e Nigel Lindsay (Barry l’occidentale convertito all’Islam e alla ricerca di protagonismo con le sue demenziali teorie) e il ritmo di una regia cui va il merito di far ridere su argomenti di grande importanza come la jihad e la sharia senza mancare di rispetto alla fede islamica e all’umanità dei personaggi.

Un film da vedere per divertirsi, ma anche per riflettere.

 

La scheda

Regia: Chris Morris

Aiuto regista: Joe Geary

Attori: Riz Ahmed (Omar), Arsher Alì (Hassan), Nigel Lindsay Barry), Kayvan Novak (Waj), Adeel Akhtar (Faisal), Benedict Cumberbatch (Negoziatore), Julia Davis (Alice), Craig Parkinson (Matt), Preeya Kalidas (Sofia), Wasim Zakir (Ahmed) e Mohammad Aqil (Mahmood)

Sceneggiatura: Chris Morris, Jesse Armstrong, Sam Bain e Simon Blackwell

Soggetto: Chris Morris, Jesse Armstrong, Sam Bain e Simon Blackwell

Direttore della fotografia: Lol Crawley

Montaggio: Billy Sneddon

Fonico: Malcom Hirst

Costumi: Charlotte Walter

Anno: 2010

Produzione: Mark Herbert e Derrin Schlesinger

Distribuzione: Videa - Cde

Durata: 92 minuti

Nazionalità: Gran Bretagna

                                                   Salvatore Longo

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