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il mercante di stoffe

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E’ uscito dopo qualche anno dalla lavorazione per alcuni problemi di produzione e finanziato dal Ministero dei Beni Culturali, “Il Mercante di Stoffe” si delinea come un melodramma nel quale troviamo degli ingredienti interessanti ma che non riescono a farne un film avvincente.

Un mercante ormai anziano, Alessandro, chiede ad un’archeologa e ad un giovane di lasciare l’Italia per ritornare in Marocco alla ricerca di un prezioso medaglione perduto al tempo in cui tra un viaggio e l’altro s’innamorò della seta di un noto tessitore del Marocco, Omar, e della  promessa sposa di suo figlio, Najiiba:donna araba bellissima e affascinante. Sbocciò così un amore difficile, controverso e da respirare a battiti silenziosi perché nasceva portando a contatto due culture troppo lontane, come raccontano in flash-back i due co-protagonisti che oltre a cercare il prezioso medaglione riportano in vita una storia d’amore quasi leggenda. Alessandro ne resta fortemente segnato oggi come allora:l’amore per la giovane araba ha provocato in lui una spinta ad una seconda vita, che lo allontana da una moglie che fa di tutto per essere presente ma non riesce a fermare un amore travolgente, che se non vedrà pace sulla terra, almeno ci sarà un legame profondo che deriva da un’antica leggenda.

Quello di Antonio Baiocco è un film che unisce l’esotismo e la tradizione orientale delle mille e una notte e le domande che l’Occidente continuerà per sempre a porsi verso una terra che nasconde un fascino, una storia e un suo perché elitario:persino un forte sentimento come l’amore ha difficoltà a varcare i confini che separano due mondi lontani, e così per quanto intenso le credenze e le idee richiedono un rispetto che è superiore ai desideri dell’animo umano.

Sebastiano Somma offre una recitazione intensa, ma tavolta troppo televisiva perché è la forma stessa dell’opera che spesso predilige queste forme, non riuscendo a portare oltre le tematiche lanciate. Non passa inosservata invece la giovane Emanuela Garuccio nei panni della bella araba:il suo talento esordiente è stato premiato dal premio “Miglior Attrice Emergente alla”Mostra del cinema dello stretto” di Messina.

Il film, voluto fortemente sullo schermo da Somma che appare anche nei titoli di produzione si rivela essere molto curato e affascinante:i colori, gli abiti, gli sguardi e la cultura ci immergono in atmosfere e pensieri che sanno d’Oriente. La fotografia di Adolfo Bartali e di Maurizio Calvesi si aggiudica non a caso due premi:quello “Pasqualino De Santis” al BAFF Milano e “Miglior Fotografia” a Messina alla “Mostra del cinema dello stretto”. Nonostante però alcune pecche di regia e di scelte tecniche la storia d’amore appassiona e porta a galla emozioni e sentimenti nella sua semplicità.

 Ottima la colonna sonora.

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