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Non lasciarmi

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Mark Romanek porta sugli schermi il besteseller di Kazuo Ishiguro" Never Let me go", firmando un delicatissimo capolavoro capace di lasciare lo spettatore pieno di interrogativi dinanzi ad uno scenario di colori spenti e freddi, dove le urla sono solamente silenzi sussurrati in una realtà parallela.

1985, College Hailsham. Una miriade di fanciulli orfani trascorrono l’infanzia inconsapevoli del loro destino e del perché siano stati messi al mondo, ma in fondo nessuno lo sa. La macchina da presa si ferma su Kathy, Ruth e Tommy, l’unico e vero amore di Kathy che ama e protegge a differenza degli altri. Un giorno però una certa Miss Lucy, rivela ai ragazzini qualcosa di sconcertante: loro non hanno un futuro, sono solo riserve d’organi e sono nati per donarsi, per vedersi morire lentamente e permettere ad altri di avere una vita che a loro invece sembra non essere concessa, perché il progresso non deve fermarsi, "l’uomo" non deve essere ostacolato da niente e nessuno. E’ questa l’etica del college, ed è l’etica e il destino di tutti quei ragazzi che si ritrovano ad avere uno stesso destino, una stessa vita ed una stessa non identità. La vita si riserva essere ciclica per loro e il tentativo di ricercare risposte è vano e inutile, soprattutto se il meccanismo ha deciso che nessuno le debba avere.

Quello di Kathy, Ruth e Tommy è il destino di tanti come loro, ecco perché i loro sentimenti sono solo un accenno e sembrano muoversi in funzione dello scopo finale della loro nascita: Ruth sceglierà Tommy come suo compagno non per amore ma per paura della solitudine, e lo negherà a Kathy che ci racconta gli snodi della loro vicenda con un’analisi passiva ma accurata di tutti coloro che la circondano, ragazzi cresciuti nel non avere comportamenti propri ma nell’emulare quelli altrui o quelli che si vedono alla tv, perché scegliere ed essere creativi è un atto non concesso. E non ci si può sottrarre a questo sistema, perché è diventato così ritmico con la vita, da essere ormai la vita stessa.

Le loro vite si separeranno, si rincontreranno e Kathy anche se per poco vedrà accendersi quella stella luminosa che aveva nei suoi occhi fin da bambina, per trovarsi prima della sua fine dinanzi ad un prato infinito e desolato, dove la solitudine è più forte di un paesaggio limpido ma dall’inquietudine munchiana. Non c’è il coraggio del vento, non c’è la rigogliosa erba del prato su cui stendersi: c’è un uomo solo con le sue domande, che attende il giorno finale.

Il sistema vince, la tecnologia è più importante e più esaltante del suo prezzo. Abbiamo il controllo del nostro destino?

Viviamo per noi stessi o per gli altri?Che cosa ci rende umani? Sono le briciole che lascia il film, che fa della fragilità umana il suo filone narrante, improntandola in uno spazio e tempo fantascientifico. Se però guardiamo oltre quello spazio e quel tempo, quei personaggi ci accorgiamo che non hanno un ciclo così diverso dal nostro, c’è anche qualcosa di leopardiano in loro se guardiamo bene: il giorno della fine di tutto attende anche noi e non possiamo sottrarci proprio come loro non si sono sottratti al loro destino, che hanno accettato con dignità il loro momento, senza rinunciare alle emozioni sentite al di là che se fossero giuste o meno.

Dinanzi ad un film del genere ci si può porre domande infinite, ecco perché ci scatta il capolavoro: forse uno dei messaggi più grandi che possiamo raccogliere è di accettare e vivere la vita così come si presenta, facendone della rassegnazione una fonte di energia perché ogni attimo possa essere respirato e vissuto, anche se fosse l’ultimo che ci venga donato, perché in ogni caso ne vale sempre la pena.

Articolo di: Valentina Esposito

Titolo originale:Never Let Me Go

Diretto da: Mark Romanek

Cast: Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Isobel Meikle-Small, Ella Purnell.Charlotte Rampling

Genere:Drammatico

Durata:103 min.

Produzione:USA, Gran Bretagna 2010

Distribuzione:20th Century Fox

Uscita:venerdì 25 marzo 2011

 

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