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Il discorso del re

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Commuove leggere che nella Storia esistano racconti in cui eventi d’importanza mondiale, furono strumento di nascita e crescita per un profondo rapporto umano. Magnifico.

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale sull’Inghilterra regna Re Giorgio V, monarca forte e padre di Bertie, Duca di York e secondogenito del Re.

La forte balbuzie che affligge il Principe gli impedisce di vivere a pieno il proprio ruolo pubblico ed il rapporto con il popolo che contraddistingue da generazioni il metodo di regnare della famiglia reale inglese; il non superamento di tale apparente difetto fisico lo rende un elemento non perfettamente accettabile agli occhi del Re padre che, oratore convinto, proprio durante gli anni ’30 decide di affidare sempre più il potere politico alla voce della radio, affinché le comunicazioni giungano forti alle orecchie di ogni suddito dell’impero e delle colonie, a riprova dell’ attenzione di un monarca al proprio popolo, di un padre, di una guida che trasmetta sicurezza ed unione.

Preso dallo sconforto per la propria incapacità di superare il difetto e dalla paura di non essere niente di ciò che gli altri vorrebbero rappresentasse, il Duca si affida all’ennesimo professionista, proposto questa volta dall’amabile consorte Lady Lyon e reperito al di fuori dei dottori facenti parte della cerchia dei prescelti a corte.

Bertie, guidato dall’amore incondizionato della moglie e delle due figlie Elizabeth (futura Queen Elizabeth II) e Margaret, tenta con non poca riluttanza di affrontare lo scontato insuccesso del nuovo terapista, basandosi sulla ormai pluri comprovata convinzione di essere un uomo “che non può farcela, neanche quando deve”.

Comincia così il rapporto tra il Duca di York e Lionel Logue, logopedista australiano ed attento osservatore e conoscitore dell’animo umano, in un crescendo di tensioni socio politica e personale; l’intenzione del Fhurer Hitler di schierarsi contro l’Europa ed il mondo intero è ormai impossibile da ignorare e la morte di Re Giorgio V porta alla successione al trono del primogenito David, fratello di Bertie e damerino delicato, il quale “regneggia” in modo inconcludente per breve tempo, in attesa che gli sia accordato il permesso di sposare la pluri divorziata dama di turno.

Il corso storico degli eventi scorre inesorabile, fino al momento in cui il Governo ed il Paese chiederanno al Duca di York di decidere: superare il blocco emotivo dato da un’esistenza segnata dall’inadeguatezza e far  finalmente udire la propria forte ed autorevole voce, guidando il paese attraverso i drammatici eventi degli anni ’30 e ’40.

Salendo al trono e diventando a tutti gli effetti Re Giorgio VI.

La via attraverso il rapporto tra “l’uomo quasi re” e lo “studioso quasi dottore” ispira gli eventi, facendo si che la Storia stessa abbia effettivamente avuto il noto corso; un incredibile racconto che parla dell’essere atipici e di come spesso dietro a questo si celi paura per la propria forza e per il proprio coraggio.

Tom Hopper punta l’ occhio sulle vicende del Vecchio Continente con lo stesso charme con cui da sempre viene immaginata l’Europa e con un delicato spirito d’osservazione, partorendo un film che tratta di guerra e politica da un punto di vista non comune; ponendo cioè in primo piano l’esperienza interiore e quello che essa produce quando, fuoriuscendo, incontra e scontra la realtà globale.

Un film delicato e profondo, scandito dalla musica dei silenzi e dal ritmo delle pause imbarazzanti e dolorose frutto dell’interpretazione di uno strepitoso Colin Firth, e dall’immensità d’animo di un Geoffrey Rush assolutamente ispirato.

Questo film è come innamorarsi. Si resta spiazzati; dolcemente.

Titolo Originale: The King’s Speech
Genere: Storico
Regia: Tom Hopper
Produzione: Gran Bretagna, Australia
Durata: 111
Interpreti: Colin Firth, Geoffrey Rush, Michael Gambon Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle,

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