Su Skyline non c’è molto da dire. Nei fatti appartiene a quella categoria di filmacci americani dalla quale sembrava impossibile stare alla larga come spettatori esclusivamente televisivi, prima cioè che il computer sancisse l’indipendenza culturale di chi ne sente il bisogno. Comunque azione, effetti speciali, vagonate di esplosioni e belle donne è una ricetta che, cosi come ce la propone questa produzione, senza trasgressioni nel dosaggio o nell’aggiunta degli ingredienti, conosciamo tutti. E non c’è bisogno di ripeterlo, il tutto è legato assieme dai più subdoli e inusitati espedienti narrativi, come quello che in gergo tecnico viene definito inversione, ovvero un happy ending illusorio nel quale tutto sembra risolto per il meglio ma che si rivela essere solo l’antefatto al ritorno del nodo drammatico, magari accentuato. Un regista che ama questo passaggio è Spielberg, ma non mischiamo la seta con la lana. Il regista di ET l’extraterrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo (per restare in ambito) aveva fatto di certi procedimenti una costante tradottasi in marca di stile, cioè la conquista sul piano tecnico narrativo di quel lirismo sincero ed immediato che genera le sue invenzioni e investe anche tutti gli altri aspetti del film; ma soprattutto Spielberg aveva il buon senso di inserire un inversione a film quasi ultimato in modo da rendersi credibile. Skyline ci ha preso tutti per fessi. Inserisce un inversione a due terzi di film. Non è questione di guardare l’orologio: che mancasse ancora mezz’ora all’accensione delle luci in sala se ne sarà accorto chiunque e quindi, chi vuoi che ci caschi. Già che ci siamo chiamo in causa anche Shyamalan ed il suo miglior film: Sings. Qui la presenza evanescente degli invasori alieni, ritratta con minimalismo e leggerezza, insinuava una paura sottile e sotterranea, quasi un malessere nello spettatore. Skyline è invece un orgia truculenta di effetti speciali, la cui resa grafica è di un cattivo gusto veramente disturbante: gli alieni sono esseri a metà tra il biologico e l’artificiale, come completati da protesi robotiche, e, sfavillanti di lampadine blu che avrebbero il compito di attirare come mosche gli assediati, staccano, con i loro tentacoli simil Sentinelle in matrix, il cervello delle vittime, per poi inghiottirlo ed inglobarlo. Questa trovata sarà anche la chiave di elaborazione della scena finale, a metà tra il grottesco, l’inconcludente e il cafonissimo. Insomma, neanche il finale. In Skyline non si salva proprio niente. Forse i soldi del vostro biglietto, se andate a vedere altro.
Un film di Colin Strause, Greg Strause. Con Eric Balfour, Scottie Thompson, Brittany Daniel, David Zayas, Donald Faison, Crystal Reed, Neil Hopkins, J. Paul Boehmer, Tanya Newbould, Pam Levin, Phet Mahathongdy, Tony Black, Aneliese Kelly, Ayesha DeRaville, Peter Ross Stephens Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 94 min. - USA 2010. - Eagle Pictures
























