Hereafter

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Clint Eastwood, uno dei protagonisti della vecchia e della nuova Hollywood, avverte lo scorrere del tempo. Il suo nuovo film da regista puro, nel senso che non recita da protagonista (pensiamo a “Gran Torino”) né si ritaglia apparizioni o camei alla Hitchcock, indaga il tema dell’aldilà, si pone domande destinate a trovare una risposta possibile tramite tre storie che si intrecciano.

 

Matt Damon è George, un sensitivo che tenta di sfuggire al suo “dono” costruendosi una vita normale, Cécile De France è Marie, famosa giornalista televisiva francese che rimane coinvolta nello tsunami, esperienza che cambia completamente le sue priorità, anche in campo lavorativo.

Il piccolo George Mc Laren è Marcus, un bambino che perde il fratello gemello Jason, cui è legatissimo, in un incidente e, lasciato solo dalla madre tossicodipendente, costretta a un periodo di riabilitazione, fa di tutto per rientrare in contatto con il gemello.

 

Tre vite, tre possibilità di contatto con l’aldilà, tre diversi gradi di coinvolgimento in un percorso di scoperta di se stessi prima di tutto, al limite di ciò che è umanamente intelligibile.

George è il medium, il ponte fisico tra due realtà, che può trovare pace solo nel momento in cui riesce a vivere il suo “dono” non come una condanna, ma come un’opportunità; Marie si trova al precedente grado di consapevolezza: ha fatto esperienza della morte e questo ha cambiato la sua prospettiva sulla vita; Marcus è alla partenza del percorso poiché è nella condizione di rifiuto della morte come evento che fa parte integrante della vita degli esseri umani.

 

La narrazione subisce un’accelerazione tramite un punto di svolta nella storia di ogni personaggio, che imprime per un attimo un certo carattere alla trama che altrimenti appare come una narrazione distesa, un racconto che ineluttabilmente scorre in avanti al di là della volontà dei personaggi stessi.

La sensazione è che sia un film molto pensato e poco agito, in cui non si può dire che non accadano fatti, ma lo spettatore ha la sensazione di “aspettarseli”, come se si stesse osservando il racconto di esperienze passate dei protagonisti, fatti che essi stessi non stanno vivendo per la prima volta davanti ai nostri occhi, ma sono ricordi ormai.

 

Eastwood si conferma grande nella scelta degli attori, a cominciare da Matt Damon, che aveva già lavorato con lui nello splendido “Invictus” e che si conferma attore di prim’ordine, capace di mostrarsi fragile e forte, deciso e indeciso, tutto e il contrario di tutto adattandosi a ruoli diversissimi tra loro. Accanto a lui, Cécile De France, attrice belga molto nota in Francia, una moderna Lauren Hutton interpreta un ruolo talmente nato per lei da far ritenere che sia stata la prima scelta di Clint.

 

“Hereafter” non è un film che ha paura di evidenziare la propria posizione su un tema enormemente sentito e fortunato non solo per il cinema, ma anche per la letteratura;  Clint Eastwood rende nota una sua e una nostra esigenza: indagare, farsi domane, raccontare esperienze sulla vita dopo la morte, raggiungendo una meta, in mezzo a tante parole: aldilà deve esserci qualcosa.

 

Articolo di Chiara Ciolfi

 

SCHEDA TECNICA

 

Hereafter (USA, 2010)

Un film di Clint Eastwood

Con Matt Damon, Cécile De France, Joy Mohr, Bryce Dallas Howard, George Mc Laren, Marthe Keller

Genere: drammatico

Durata: 129 min.

Ditribuzione: Warner Bros. Italia

Nelle sale dal 5 gennaio 2011

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