Nata da un’idea del giornalista napoletano Alessandro di Rienzo e diretto da Massimiliano Carboni, RCL - Ridotte capacità lavorative è una film documentario che, sceneggiato dallo stesso Carboni insieme a Paolo Rossi, narra, con un linguaggio alternativo a quello giornalistico, le vicende della Fiat di Pomigliano d’Arco, balzate agli onori della cronaca nazionale la scorsa estate, quando fu indetto un referendum interno riguardante le nuove modalità contrattuali vincolate alla missione produttiva. A rischio 5100 posti di lavoro. A condurre l’inchiesta su che cosa sia davvero successo con il referendum ai dipendenti Fiat, è Paolo Rossi nei panni di un regista che, accompagnato da una piccola troupe, va in giro in cerca di sopralluoghi per la preparazione di un ipotetico “vero” film su Pomigliano, di fantascienza e con Nino D’angelo e Shakira come attori protagonisti. L’inchiesta prende la voce della gente di Pomigliano, dall’intervista al sindaco, con un Paolo Rossi alquanto “cotto” dal sole, quasi fosse un siberiano, al prete, fino a sentire le voci dei diretti interessati: gli operai. Dopo una panoramica sul passato, sulle origini contadine degli abitanti di Pomigliano, la pellicola si chiede dove mai siano finiti quei valori e quella solidarietà che legava la gente intenta, un tempo, a lavorare la terra per se e per l’autoproduzione. Oggi tutto questo è finito, la globalizzazione è arrivata ovunque facendo vacillare anche nella classe operaia quello spirito di unione che da sempre la contraddistingue. Il referendum sulle nuove regole dettate da “Melchiorre” crea, infatti, una spaccatura presso i dipendenti e i cassintegrati della fiat. Nella lunga sequenza della cena, ripresa in perfetto stile Ballarò/Anno zero, anche se durante il film la troupe proclama di dissociarsene, è evidente che la spaccatura, forse, non è cosi netta come sembra: alcuni hanno votato “si” aspirando alla produzione e agli investimenti, altri “no” che vogliono si produzione e investimenti ma nel rispetto della costituzione. Nonostante tutto, resta tra loro il rispetto e l’armonia, concordando comunque sulla durezza e l’alienazione che deriva dalla catena di montaggio, vero e proprio tormentone del film. Con la voce e la faccia di Paolo Rossi il film riflette su che cosa è realmente, come funziona e quali sono i danni che provoca. Di pari passo s’indaga su tutti gli aspetti e i meccanismi del sistema industriale, che porta alla luce scenari inquietanti come “la rieducazione” e “la reintegrazione” per i cattivi operai, che rievoca i metodi del “Big Brother” Orwelliano, o addirittura la sala dove sono messi gli operai con ridotte capacità lavorative e i sindacalisti più aggressivi(attivi), ovvero la più classica sala punizione di memoria fantozziana. C’è da piangere. Per tutto il film pesa il fantasma di Chaplin, spesso descritto come fosse un dio, che con “Tempi Moderni”, quindi quasi un secolo prima di Massimiliano Carboni, aveva rappresentato con realismo e ironia la “maledetta” catena di montaggio. Nel caso di RCL il presunto sperimentalismo che dovrebbe seguire la scia del “surrealismo civile”, così come annunciato in apertura, incappa, invece, nell’approssimazione apparendo, per usare un termine tipico di Pomigliano e dintorni, “arronzato”. Da interessante spaccato su una società globalizzata e industrializzata ma di origini rurali, che avrebbe potuto e dovuto illuminare la gente sugli ingiusti meccanismi in cui versano molti lavoratori, scade, invece, in un lavoro dal risultato discutibile. Paolo Rossi non aiuta, appare pleonastico e poco convincente nell’inchiesta, e allora mi viene da pensare…Chaplin santo subito!
Carlo Barberio
CAST TECNICO:
Un film di Massimiliano Carboni
Con Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila, Alessandro di Rienzo, Davide Rossi
Sceneggiatura di Alessandro di Rienzo, Paolo Rossi e Massimiliano Carboni
Genere: Documentario
Durata: 72 minuti
Italia 2010
























