Precious non ha molti motivi per essere felice. Anzi non ne ha nessuno. Non sa scrivere o leggere, non ha amici né un bel visino che la metta in vista ma è brutta, obesa, e quel che è peggio ha una famiglia che abusa di lei fisicamente e sessualmente, un padre che la mette puntualmente incinta e un figlio ritardato. La sua vita fa talmente schifo che non ci si crede. Clarice Precious Johnson è poi una macchia nera sulla facciata linda, pinta e paraculo della società, che un giorno i custodi del tempio decidono di rimuovere del tutto: alias la preside della scuola pubblica la designa ad un istituto scolastico alternativo. Precious non conosce il significato della parola “alternativa” come quello della parola “futuro”, tanto la sua vita ha perso ormai ogni prospettiva; tuttavia ancora è in grado di sognare: sono sogni sovrascritti su ricordi che si vorrebbero cancellare, sogni qualunque trapiantati artificialmente dalla società dei consumi e rielaborati in chiave chiassosa, dozzinale, fradici di quel kitch radicato nel life-style di una classe sociale bassa che non ha potuto intiepidire i suoi canoni di bellezza alla luce di una cultura, sogni la cui spiccata ironia sembra negarne la realizzabilità; e non crediate che questo Precious non lo sappia, ma dovrà pur aggrapparsi a qualcosa mentre passa, nonostante la sua stazza, invisibile tra i banchi di scuola, mentre ricorda le notti buie degli stupri incestuosi, mentre la violenza verbale della madre dirompe in terribili aggressioni che il film non vuol mostrare, mentre mente a ciniche figurine burocratiche figlie dell’indifferenza o partorisce il figlio di suo padre, e precipita giù, giù e ancora più giù, scena dopo scena, lungo un pozzo il cui proverbiale fondo, pur fonte di sollievo benché amara, sembra non esistere. Pochi sconti ad un film duro, che inscena la sua antipoetica Juno nera concedendo poco e niente al senso di colpa di eventuali spettatori fieramente partecipi di una società che, come i bambini, nasconde il suo disordine accatastandolo sotto il letto; ma Precious ha anche la profonda dimensione umana di chi è in grado di proiettare vivi e veri i sentimenti sullo schermo, anche avvalendosi di buone capacità rappresentative, che fanno di casa Johson un’ inferno pagano, con colori saturi immersi in contrasti intensi, sbiaditi ai vapori del cibo malsano, a volte inquadrati al di qua di una finestra sporca per un malessere trasferito pari pari in sala. Quindi un film potente, di stazza estetica ed etica insostenibile, che alla fine manco rinuncia a far splendere una luce nel buio inesorabile del pozzo in cui Clarice precipita: luce che lei trova, in mancanza di altro, in se stessa. Vedere per credere.
Un film di Lee Daniels. Con Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz, Gabourey Sidibe, Nealla Gordon, Stephanie Andujar, Amina Robinson, Chyna Layne, Xosha Roquemore, Angelic Zambrana, Nia Fraser, Aunt Dot, Grace Hightower, Barret Helms, Kimberly Russell, Bill Sage, Susan Taylor, Kendall Toombs, Abigail Savage, Quishay Powell, Alexander Toombs, Cory Davis, Rodney 'Bear' Jackson, Maurizio Arseni, Vivien Eng, Shayla Stewart, Matthew Bralow, Erica Watson. Titolo originale Precious: Based on the Novel Push by Sapphire. Drammatico, durata 109 min. - USA 2009.
























