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Una sconfinata giovinezza

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Pupi Avati affronta alla sua maniera una delle malattie più diffuse nell’età adulta. Una sconfinata giovinezza non è solamente un film che riporta alla ribalta la brutta esperienza dell’Alzheimer, patologia con la quale purtroppo sempre più persone si trovano a fare i conti. Una sconfinata giovinezza è invece un film sulla barocca malinconia che irrompe nella vita del protagonista, Lino Settembre, interpretato da un superbo Fabrizio Bentivoglio, giornalista sportivo che ad un certo punto della sua vita comincia a cedere sia fisicamente che mentalmente.

Una breve e anche violenta catalessi verso il non ricordo quotidiano che tuttavia riporta a galla in maniera nitida e precisa alcuni spunti tristi e specifici della sua fanciullezza, mescolandoli con quelli della realtà ormai rarefatta che attanaglia la mente di Lino.

Accanto a lui Chicca, Francesca Neri bravissima, che cerca di accudirlo e proteggerlo nei suoi deliri, prendendosi cura del marito come quel bambino che non hanno mai avuto.

La storia forse a prima lettura può sembrare patetica o quanto meno non proprio originale e nuova, tuttavia siamo di fronte ad uno degli ultimi grandi autori viventi del cinema italiano.

Il film come sempre propone un punto di vasta molto poetico e romantico, come solo Pupi Avati riesce a fare. Una firma tutta speciale per un altro tassello prezioso nella sua filmografia.

Ancora una volta Pupi Avati fotografa il ricordo di una Romagna di campagna del dopo guerra, con tocchi autobiografici molto evidenti.

Nonostante la sua vena di particolarità, il cinema di Avati continua ad essere decisamente omogeneo, grazie alle sue fortunate incursioni nei vari generi, l’horror e la commedia grottesca in primis.

Concludiamo con il cast, ricco di grandi e vecchi compagni di ventura del regista bolognese. Spicca su tutti Serena Grandi, nel ruolo della zia del piccolo Lino, una parte toccante ed incisiva per un’attrice che sta tentando di ritrovare un proprio spazio. Bello rivedere il veterano Lino Capolicchio, vecchia conoscenza di Avati nel suo horror più famoso La casa dalle finestre che ridono. Completa la squadra di attori, l’inseparabile Gianni Cavina, in un lungo cameo finale molto toccante.

 

 

Voto 7

 

Di Camillo Leone

Del 10-10-2010

 

Voto 8

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