Gorbaciof

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Marino Pacileo, detto Gorbaciof a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere napoletano di Poggioreale. Le sue passioni sono il gioco d'azzardo e la giovane Lila, figlia del cinese che mette a disposizione il tavolo per le carte. Quando scopre che l'uomo ha contratto un debito che non può pagare, Gorbaciof decide di prendersi cura della ragazza e, per farlo, dapprima sottrae dei soldi dalla cassa del carcere poi accetta di partecipare ad altre, più pericolose, attività.

Nello specifico però il film delude le aspettative, vuoi per l’esperienza accumulata dal vesuviano regista del film Stefano Incerti vuoi per la presenza del migliore attore del cinema contemporaneo italiano, ci si aspettava di più.

Il palcoscenico del film è la Napoli del Vasto e di piazza Garibaldi, zone dove spesso gli interessi di napoletani e asiatici entrano in collisione.

Lo spaccato sociale è effettivamente ben rappresentato dal regista campano che già in film come “il verificatore” aveva dimostrato grande abilità nel descrivere i colori e l’atmosfera del capoluogo campano. Meno originale, invece, è la storia del film e il personaggio Gorbaciof, che sembrano riadattati rispettivamente da “Le conseguenze dell’amore” e dal personaggio Titta Di Girolamo: entrambi i personaggi dei film, infatti, sembrano, ormai, fuori dal mondo e stanchi della vita fino a che l’arrivo di una giovane ragazza, nel caso di Gorbaciof interpretata dalla bravissima Yang Mi, non rompa i meccanismi provocando un radicale cambiamento nei protagonisti del film, i quali improvvisamente ritrovano speranza nel futuro, un futuro che mai vedranno…

Ancora meno originale è il finale niente più che una riproduzione in chiave drammatica di una celebre scena del cult “Pulp Fiction”. In conclusione il film sembra interrogarsi sull’impossibilità di vivere in solitudine e senza un obiettivo da raggiungere ma soprattutto dimostra ancora una volta che l’Italia, eccetto qualche caso, gode si di registi con uno spiccato senso della composizione estetica dell’immagine, basta pensare ai primi piani che Incerti ci regala della bellissima Yang Mi, ma che, purtroppo, soffre la mancanza di grandi soggetti e di originali sceneggiature. Un vero peccato.

 

REGIA DI STEFANO INCERTI

CON TONY SERVILLO, YANG MI, GEPPY GEIJGESES, GAETANO BRUNO

GENERE: DRAMMATICO

DURATA: 85 MINUTI

ITALIA 2010

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