Davide è il ragazzo “in” della scuola: bello sveglio, persino musicista. Ha anche una delle ragazze più ambite, Silvia, che sembra non desiderare altro che stare con lui. Eppure, come spesso capita, ci sono giornate in cui tutto, ma proprio tutto, si disintegra sotto i nostri occhi. E' quello che capita anche a Davide che, in 24 ore, perde ragazza, amici, promozione e l'occasione di sfondare con la sua band. Ma, come invece spesso non accade, Davide ha la possibilità di azzerare tutto e rivivere la sua giornata “nera”. Riuscirà, con l'aiuto di Lisa, la ragazza underground della scuola a riportare tutto alla normalità?
Ennesimo teen-movie, questo volta prodotto con l'impronta della onnipresente MTV che, dispiace dirlo, sforna il solito, prevedibile, noioso filmetto da 15enni sognanti, 15enni che poi si crogiolano a vedere qualcosa che nemmeno rappresenta veramente la realtà degli adolescenti attuali. Perchè è così che poi Moccia si trasforma in un idolo e le ragazzine urlano strappandosi i vestiti sotto i palchi dei concerti. E per fortuna che il film non parla né di personaggi alla “Tre metri sopra il cielo” né di cantanti emo, con la frangia troppo lunga...
L'unica presenza del settore musicale è quella della cantante l'Aura, che si presta in un breve cammeo recitativo, accompagnato dall'interpretazione di una canzone al pianoforte. Per fortuna la musica dovrebbe essere la vera protagonista ma, sembra quasi un controsenso, la pellicola si concentra su quale sia della buona musica quando, in realtà, tutto il film ha per sottofondo della banale musica commerciale. Ma purtroppo MTV deve portare acqua al suo mulino...
Il regista Herbert Simone Paragnani viene da una non breve carriera da sceneggiatore, televisivo e cinematografico. “Una canzone per te” è il suo primo lungometraggio, dopo i corti “Kilokalorie” e “Appuntamento al buio”.
Protagonisti non proprio eccelsi, quali Emanuele Bosi (“Questo piccolo grande amore”), Agnese Claisse (“Io, loro e Lara””, figlia della più nota Laura e nipote della scrittrice Elsa) e Michela Quattrociocche (moccianiana di nascita con “Scusa ma ti chiamo amore”). Se alla già non esaltante trama si associa una recitazione non proprio eccelsa (ma non siamo troppo severi, chiunque avrebbe difficoltà nel rendere un personaggio del genere abbastanza credibile), il risultato non può essere che scadente.
Una brutta copia musicale del più illustre predecessore “Sliding Doors”, anche se lì, forse per il lato meno leggero, forse per la bravura degli attori, il film non otteneva di certo la stessa scarsa considerazione. Si salva solo la colonna sonora che, se non altro, spazia davvero molto tra generi, gruppi, e canzoni più o meno storiche e recenti.
Consigliato ad una fascia di spettatori sotto i 16-17 anni al massimo e se vi va di vedere il solito filmetto banale, senza troppe pretese. Se vi capitasse di vedere il trailer, vi risparmiereste il biglietto del cinema...
ARTICOLO DI: Cristina Marcioni
























