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Intervista al regista Davide Melini

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Il trentenne regista Davide Melini ci racconta un po' di sé e delle sue ambizioni per il futuro, attraverso le speranze di un “sognatore concreto”. Già, perchè è questo che trapela dalle sue parole, un forte senso di voler arrivare lontano e di farcela attraverso un percorso fatto di professionalità e di gran lavoro.

Domanda: “Da dove è nato il tuo desiderio di diventare regista?”
Risposta: “Avete presente l’illusione e la gioia di un bambino quando si trova in un luna park? È proprio così che mi sentivo io, quando cominciai a frequentare il mondo del cinema: tutto, ai miei occhi, era avvolto da un’atmosfera magica. Cominciai in seguito (e molto lentamente) a studiare questo “mondo fatato” e così, una decina di anni fa, ho scritto la mia prima storia. Il passo sceneggiatore-regista è stato fatto solo vari anni più tardi e, sinceramente, non ricordo il motivo di questa scelta.”

 

D: “Cosa ne pensi dell’attuale panorama cinematografico europeo? Credi che abbia da apprendere o da insegnare al cinema del passato?”
R: “Per me, il vero cinema, si fa in America. Dell’Europa ci sono alcune cose buone e tante cose non buone. Per quanto riguarda poi l’Italia, dico che abbiamo fatto un’involuzione incredibile, sia in fatto di registi (dove sono ora i De Sica, i Leone, i Bertolucci e i Fellini?) che di attori. Da italiano che sono, ho grandissima nostalgia dei vari Sordi, Manfredi, Gassman e Totò. Attori che avevano una marcia (se non due!) in più e che veramente avevano qualcosa da trasmettere. Abbiamo scritto della pagine indelebili nella storia del cinema, fino a qualche hanno fa. Del nostro panorama di oggi, invece, preferisco non parlare…”

 

D: “Come scegli di solito i tuoi soggetti?”
R: “Non li scelgo, ma mi vengono spontanei. Non mi alzo la mattina pensando:”Oggi voglio scrivere una storia che tratti questo argomento”. Sono cose che crescono naturalmente dentro di me.”

 

D: “E i tuoi interpreti?”
R: “Fin dal principio, ho una “fotografia” di ogni singolo protagonista impressa nella mente. Poi, una volta che faccio un casting, so già in quale direzione cercare.”

 

D: “Come nasce il tuo ultimo lavoro, “La dolce mano della Rosa Bianca”?”
R: “I primi lavori che ho realizzato erano dei thriller/horror. Nel 2007, anno in cui ho scritto la prima stesura di questo cortometraggio, ho sentito la necessità di cambiare genere e di analizzare qualcosa di più profondo.”

 

D: “Quindi lo si può catalogare come un film drammatico.”
R: “Esatto. Il tema principale di fondo è puramente drammatico. Ciò non toglie, però, che tocchi anche altri campi, quali il fantastico e l’horror.”

 

D: “Perché la scelta di parlare del tema della sicurezza stradale?”
R: “Perché è un grande problema che ci riguarda da vicino. Molto da vicino…”

 

D: “Dove verrà presentato il film?”
R: “Il film verrà presentato a Casabermeja (dove c’è il famoso cimitero monumentale, in cui abbiamo effettuato parte delle riprese) e a Malaga. Attualmente sto valutando le varie date che mi sono state proposte da alcune istituzioni che hanno collaborato nel progetto.”

 

D: “Quali sono i tuoi progetti futuri?”
R: “Non so davvero. Ho già parlato con un paio di produttori di Malaga, i quali mi hanno proposto alcune cose. Vedremo.”

 

D: “Dove vorresti arrivare con il mestiere di regista cinematografico?”
R: “Essendo una persona ambiziosa e realista, dico che ce la metterò tutta per lavorare stabilmente in questo settore.”

 

Davide Melini merita sicuramente i giusti riconoscimenti che gli sono stati assegnati e che in futuro non mancheranno di certo. Non dimentichiamo che spesso bravura e capacità non vanno di pari passo con l'età e questo ragazzo ne è un esempio più che evidente. Non ci sono dubbi sul fatto che avrà successo e che saprà distinguersi tra i giovani emergenti che cercano di farsi un nome, in Italia e all'estero. Davide non solo è sulla buona strada, ma rischia davvero di fare un ottima carriera, visti già i promettentissimi lavori che ha proposto. Gli auguriamo davvero il meglio.

 

INTERVISTA DI: Cristina Marcioni
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