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Conferenza stampa Generazione 1000 Euro

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Subito dopo la proiezione c’è grande attesa per i giovani protagonisti del film e per il regista Massimo Venier. Arrivano alla spicciolata, la Lodovini e la Crescentini bellissime ed eleganti, i ragazzi del cast allegri e un po’ intimiditi, forse perché tutti al battesimo del fuoco con una produzione importante: Rai Cinema insieme ad Andrea e Raffaella Leone, in più il film esce in 300 copie, quindi con una massiccia presenza nelle sale di tutta Italia.

Si tratta di un film sul precariato allora?
Risponde Massimo Venier (regista):
“Precariato” è una parola che non amo, così come deploro il problema che la origina. Forse anche perché ultimamente è abusato come termine e molto “televisivo”, c’è la tendenza ad uniformare tutto e ad attribuire dei marchi che eliminano le sfaccettature.
Può chiarire meglio questo concetto? Inoltre ho notato che il film si discosta molto dal libro che è un fenomeno di identificazione per i giovani…
Risponde Venier:
La risposta è la stessa anche per la questione del rapporto con il libro: precariato è una parola polisemia, noi ci siamo distaccati dal libro perché raccontava solo un tipo di ragazzo mentre noi volevamo portare in scena diversi modi di affrontare la vita e il problema. Descriverlo in senso univoco finisce per appiattirlo.
 
Risponde Federica Pontremoli (sceneggiatrice):
Una volta definito l’approccio iniziale abbiamo lasciato libera l’ispirazione. In principio abbiamo delineato delle storie comunque rintracciabili nel libro, le linee principali ci sono, spero in ogni caso di non aver tradito il sentimento degli autori, ma questo modo di lavorare ci ha permesso anche di indagare gli aspetti meno vittimisti, scoprendo anche molti spunti nei blog. Di sicuro, introdurre nuovi personaggi ci è servito anche come espediente narrativo, per far andare avanti la storia e mostrare che il precariato si può affrontare in molti modi: con la positività come fa Beatrice, con il sarcasmo come Matteo o con la grinta come fa Angelica.
 
Le attrici possono parlarci delle reazioni dei loro personaggi, in particolare della femminilità che possono ritrovare in esse?
Risponde Venier:
Vorrei premettere che sono le donne a cambiare il mondo e a dare un senso alle nostre (intesi come uomini) giornate; i maschi sono un po’ più “tardi”. Detto questo, volevamo creare due personaggi femminili molto distanti tra loro, ma entrambi capaci di essere attraenti per Matteo, che fino alla fine è indeciso su quale strada imboccare e con lui lo spettatore, che non riesce a decidersi su quale sia quella “giusta”.
 
Risponde Valentina Lodovini (interpreta Beatrice):
Io penso che in generale siamo più “storicamente” portate a risolvere i problemi, anche per il fatto che siamo madri. Per me la cosa più bella di Beatrice è che ha un presente da costruire e non si arrende e si modifica e si reinvesta continuamente. Ovviamente non è immune dai momenti di rabbia, ma prendendo in prestito un’ispirazione dal fatto che lei insegni Greco e Latino posso dire che la parola “crisi” viene dal Greco e significa cambiamento: è questa la sua forza più grande.
 
Risponde Carolina Crescentini (interpreta Angelica):
Angelica sa quello che vuole nella vita: il suo desiderio è fare carriera e si organizza per arrivarci, lei è felice così e la cosa che più mi piace in lei è che ha ancora entusiasmo, umiltà e un sorriso sincero…sarebbe interessante vederla tra cinque anni, per constatare se è ancora così lanciata.
Il suo problema è che con la vita che fa non ha un amico e per questo è attratta da Matteo, perché le ricorda come era lei prima di dedicarsi completamente al lavoro.
 
Potete parlarci dei personaggi maschili?
Risponde Francesco Brandi (interpreta Fausto):
Mi fa molta tenerezza, è il primo personaggio che interpreto che non abbia patologie fisiche o mentali! Di lui mi ha colpito questo attaccamento morboso al lavoro, anche un po’ macchiettistico, un atteggiamento che io, da uomo, non riesco proprio a capire.
 
Risponde Alessandtro Tiberi (interpreta Matteo):
Il personaggio di Matteo si rapporta con tutti i componenti del cast, lui è un ragazzo intelligente che vorrebbe fare il lavoro per cui ha studiato, tuttavia nelle difficoltà di tutti i giorni sceglie di usare l’arma del sarcasmo e dell’ironia.
 
Risponde Francesco Mandelli (interpreta Francesco):
E’ sicuramente il più scanzonato, osserva il mondo come in disparte e con il suo modo di fare cerca di tamponare ogni problema con una toppa, anche se poi si riapre. Vede la vita come se fosse un film e questo gli fa procrastinare le scelte importanti, in più ha sviluppato una bella corazza per cui riesce a vivere la vita senza prendersi troppo sul serio.
 
Ma voi attori vi sentite precari per via del lavoro che fate?
Siete intervenuti direttamente sulla sceneggiatura?
Risponde Tiberi:
Abbiamo scelto di fare gli attori, come dire che se precipitiamo sappiamo perché, mentre la maggior parte della gente non ha molta possibilità di scelta.
Posso dire che abbiamo fatto molte prove per trovare il tono giusto: l’abbiamo presa molto sul serio, sapevamo di non dover far ridere, ma solo essere veri.
 
Risponde Venier:
Abbiamo lavorato molto sui dialoghi e ciascuno di loro li ha modificati.
 
Vorrei riprendere il discorso sulla precarietà del mestiere di attore, perché a differenza degli altri, pur essendo precari non godete della stessa simpatia, ci sono stati dei giorni in cui avete provato angoscia per il vostro futuro?
Risponde Brandi:
Io posso dire di essere un esperto in materia, nel senso che mi sento più un disoccupato che un precario, la differenza con gli altri lavoratori è che questo mestiere più che mai si sceglie, non viene imposto, per cui si spera sempre che vada bene. In ogni caso secondo me il precariato ha aiutato la psicologia dell’attore, perché non può essere un lavoro a posto fisso come era prima.
 
Risponde Lodovini:
Secondo me è l’essenza del nostro lavoro, nessuno di noi, credo, è immune da momenti di depressione, anche quando lavoriamo ci sono periodi in cui senti che non puoi abbassare la guardia. E’ un lavoro che in parte è un gioco e in parte non lo è, ma sapevi dall’inizio che spesso il pubblico è più interessato al lato frivolo del tuo lavoro che non al film.
 
Risponde Venier:
Parlare di precariato riferito a me mi sembra irriguardoso nei confronti dei veri precari. Comunque vorrei difendere gli attori chiedendo più attenzione per il loro lavoro in senso stretto.
 
Risponde Crescentini:
La paura c’è sempre, ma riesco a trasformarla in quella scarica di adrenalina che mi investe quando recito una battuta. Tutte le mattine ricordo a me stessa che siamo tutti sostituibili e allora testa alta, tanta gioia e tanto rispetto perché è il gioco più bello del mondo.
 
Risponde Lodovini:
Comunque vorrei aggiungere che siamo la generazione più bella del mondo perché non ci arrendiamo mai.
 
Riprende Crescentini:
Mi ricordo che l’estate prima della scelta di Fausto Brizzi, che mi ha resa nota al grande pubblico,facevo la barista ma ero molto ottimista, sono convinta che se ci credi le cose arrivano.
 
Risponde Mandelli:
Io mi sento molto fuori dal coro perché da quando ho 18 anni non ho passato un giorno senza lavorare, io non faccio l’attore – che è un lavoro serio, ma che non va preso sul serio - quindi per fortuna questa precarietà non mi appartiene.
 
In fase di stesura non vi siete mai chiesti se era il caso di far chiedere ai personaggi: ma perché questa situazione? Dove sono i soldi?
Risponde Venier:
In realtà questo interrogativo è sotteso al film, si capisce che è colpa di qualcuno. Io personalmente credo di non essere bravo a raccontare l’attualità nei film, perciò ottengo più risultati alludendo a qualcosa piuttosto che mostrandolo direttamente.
 
Risponde Pontremoli:
Il film non parla del precariato come fenomeno sociale, ma dell’ambientazione emotiva dei ragazzi che lo vivono. Facendo un paragone “L’appartamento spagnolo” per esempio, raccontava le storie di ragazzi in Erasmus. Il nostro interesse filmico era nel narrare come questo fenomeno condizioni la vita emotiva e privata di uomini e donne di 30 anni. L’intenzione era parlare di loro e delle loro reazioni.
 
Riprende Venier:
Comunque è vero che i ragazzi non si fanno molte domande perché danno lo status quo per scontato. Il nepotismo, per esempio, viene considerato con un sorriso amaro perché ormai si sa che la società comprende anche questo. Dal mio punto di vista siamo più noi che loro a doverci fare delle domande.
 
Quanta parte dei singoli attori c’è nel film?
Risponde Venier:
Per esempio l’episodio legato al soprannome di Fausto, che è Chernobyl, è vero, le magliette sono quelle che Mandelli indossa nella vita di tutti i giorni.
 
Viene automatico il paragone tra “Tutta la vita davanti” e questo film, sta nascendo un nuovo filone dopo quello giovanilistico?
Risponde Venier:
Speriamo proprio di no, perché se lo diventasse sarebbe puro sciacallaggio.
Riguardo a Virzì, lo considero l’erede della commedia all’italiana e in quel film ha usato un modo diverso di raccontare, anche rispetto al suo solito.
 
Come è stato il rapporto con gli autori del libro?
Risponde Venier:
Posso dire fin da ora che non ci sarà un seguito, loro sono molto attenti a narrare la pratica del precario proprio nei consigli quotidiani, quindi come scrittura è poco adatta al cinema.
Li ho incontrati, gli ho fatto leggere il canovaccio e ci hanno dato molti consigli anche sui dettagli tipo l’abbigliamento.
 
Questo film può dare un’indicazione per affrontare il precariato in maniera diversa?
Risponde Venier:
Le cose e i fenomeni sociali soprattutto cambiano molto in fretta, anche adattandosi a una realtà ci si modifica. Il film non si permette di fornire una soluzione, però dà una speranza di cambiamento perché Matteo, anche se non guadagna di più, muta il suo atteggiamento mentale.
Parlando di marketing, quanto ha influito la scelta dell’argomento visto che il film è italiano? E la scelta del cast?
 
Risponde Crescentini:
Ovviamente si spera sempre che il film sia visto il più possibile, però proprio in questo periodo è in corso l’iniziativa Cin Cin Cinema per cui si dà il famoso colpo al cerchio e alla botte. Per quanto riguarda il cast, secondo me funzioniamo insieme e spero che la scelta non sia stata strategica
 
Risponde Raffaella Leone (produttrice):
Se si fa un film su un problema lo si strumentalizza, se non lo si fa allora lo si ignora…Sulla scelta del cast una coincidenza mi ha divertito molto: al Centro Sperimentale di Cinematografia nessun regista voleva mai lavorare con gli attori compagni di corso, invece per questo film Venier si è presentato proprio con tre attori ex allievi del Centro.
 
Risponde Direttrice Marketing:
La cosa più difficile è stata proprio scegliere il cast, sicuramente abbiamo voluto puntare su attori non consolidati , forse ci siamo presi anche un rischio in più per questo.
Abbiamo anche organizzato 40 anteprime gratuite in tutta Italia per far vedere il film ai ragazzi. Ci vuole passione in tutto.
 
ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi
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