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Intervista a Stefano Simone

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Ha solo 23 anni Stefano Simone, regista pugliese che si sta lentamente facendo strada in quel tentacolare mondo che è la cinematografia. Con alle spalle ben undici lavori, di cui dieci cortometraggi e un mediometraggio, ripercorre con noi momenti privati e non della sua giovane seppur già consistente carriera, ci dà un'idea di cosa voglia dire essere un regista oggi e ci presenta il suo nuovo progetto, un noir basato su un racconto di Gordiano Lupi, “Cappuccetto Rosso”.

Domanda: “Nelle interviste che hai precedentemente rilasciato sono emerse delle grandi passioni. Da dove nasce quella per i treni? Credi ci si possa lavorare per ottenere un soggetto interessante”?
 
Risposta: “Il treno è la mia vera passione, forse più del cinema (non esagero!). E’ una cosa innata! “Quando vedi un treno ti brillano gli occhi” mi dicono tutti. Fino a dieci anni, tutti i Natali e i compleanni chiedevo in regalo sempre i fantastici treni della “Lima” (marca ormai estinta!) ridotti in scala. Stare in treno è la cosa che mi piace di più e sono sempre triste al termine di un viaggio di 1.000 km (Torino-Manfredonia per esempio!). Conosco a menadito tutte le locomotive e i vagoni dei vari treni; quelli che mi piacciono di più sono l’Espresso, l’Intercity e l’Eurostar. Da piccolo volevo fare il macchinista! Ho anche fatto dei piccoli tratti (Manfredonia-Foggia e Tirano-Sondrio) nella cabina di guida!
Venendo alla tua seconda domanda, un soggetto di genere thriller ce l’avrei e s’intitola… “Il treno”! Però è ancora da sviluppare! In ogni modo, se ci hai fatto caso, nei miei corti inserisco sempre un treno (o perlomeno un binario) e, anche quando sembra buttato lì per caso (come in “Kenneth”), ha un significato preciso! Spetta al pubblico capirlo…”
D: “Secondo te, cosa fa di un regista un “buon” regista?”
 
R: “Bella domanda. Principalmente l’impostazione della storia, la gestione dei tempi narrativi e la scelta del piano di ripresa e del punto di vista della macchina da presa. Come ho sempre detto, il regista non è un “tecnico” ma un narratore per immagini; di conseguenza, tutte le scelte che fa devono servire solo per favorire lo sviluppo della storia e non per auto compiacersi. Ritengo che per un regista non sia strettamente necessario saper comporre inquadrature o roba del genere; ovviamente, più cose sa, meglio è, ma questo discorso credo valga per qualunque mestiere…”
D: “Il successo di “Infatuazione” non ti ha mai invogliato a spostarti, anche momentaneamente, dal noir e dell' horror?”
 
R: “Ho sempre girato i film che in quel momento sentivo di fare. Dopo “Lo storpio”, avevo voglia di realizzare solo noir: infatti poi sono usciti “Contratto per vendetta” e “Kenneth”. Ora girerei solo horror gotici alla Mario Bava. “Infatuazione” è stata una bella parentesi; in futuro non saprò.”
D: Un' eccezione tra i tuoi lavori è “Istinto omicida”, unico mediometraggio tra tutti i tuoi cortometraggi. Cosa ti ha spinto a girare un film di 45 minuti?
 
R: “Niente! Anzi, ora ti dico che sarebbe dovuto durare almeno la metà! Ero più piccolo e avevo voglia di strafare; credevo fosse una nota di merito farlo durare necessariamente 45 minuti! L’importante è che ho capito dove ho sbagliato…”
D: “La sceneggiatura della maggior parte dei tuoi corti è stata scritta ancora da te. Come mai negli ultimi tuoi lavori hai cercato la collaborazione di Emanuele Mattana?”
 
R: “Scrivere sceneggiature non mi è mai piaciuto molto. Ho sempre voluto trovare uno sceneggiatore. Quando ho conosciuto Lele, ho letto alcuni suoi racconti e gli ho proposto di scrivere “Kenneth”; da lì ci siamo sposati…”
D: “Costi permettendo, nei tuoi progetti futuri c'è l'idea di girare un lungometraggio?”
 
R: “Certo! A parte un lungometraggio religioso in stile documentaristico, stiamo già progettando con Gordiano Lupi un film tratto da alcuni suoi racconti. Trama e personaggi sono da definire e il tutto è ancora in fase embrionale. Però qualche sponsor è stato già trovato, ma ora è meglio non sbilanciarsi troppo…”
D: “Parlaci della collaborazione con Gordiano Lupi. Come nasce?”
 
R: “Gordiano ha recensito i miei corti; io ho letto alcuni suoi racconti e mi sono piaciuti molto! Ci siamo incontrati durante la Fiera di Chiari, lui mi ha regalato il libro “I tre volti della paura” e durante la cena è nata l’idea di girare “Cappuccetto Rosso”.”
D: “Cosa ci proponete con il vostro nuovo “Cappuccetto Rosso”?”
 
R: “Una favola crudele, estremamente italiana per quanto riguarda lo stile tecnico-narratico. Una rivisitazione dei più grandi registi di genere horror come Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci e Joe D’Amato. Un horror molto retrò.”
D: “Hai 23 anni, 10 dei quali passati con il forte desiderio di diventare un regista affermato. Dovendo fare il punto della situazione attuale, ti consideri soddisfatto del percorso finora fatto? Cosa ti auguri per il futuro meno prossimo?”
 
R: “Direi di si, sono abbastanza soddisfatto, specie per quanto riguarda i progressi che ho fatto col tempo. Mi auguro di diventar un affermato regista e vivere facendo questo mestiere.”
Auguro tutto il meglio a questo giovane ragazzo, che merita il successo che ha avuto fin'ora e quello che verrà. Di sicuro le capacità non mancano, la voglia di riuscire neppure. Continuando a studiare e a lavorare sicuramente potrà farsi conoscere dal grande pubblico. Lo ringrazio ancora per la disponibilità e spero di vedere presto i suoi prossimi lavori.
 
ARTICOLO DI: Cristina Marcioni
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