Sul palchetto allestito in una delle sale del cinema Warner Moderno a Roma una fila di sedie è pronta per accogliere i protagonisti e il regista di “Solo un padre”, Francesca Longardo, rappresentante di Cattleya che ha prodotto il film e il rappresentante della Warner Bros. , che ha curato la distribuzione. Più tardi, niente meno che Paolo Ferrari, grande attore di teatro e di cinema, si accomoderà in una delle poltrone in prima fila, in veste di presidente della Warner Bros. Pictures Italia, che consolida con questa pellicola la sua presenza sul mercato italiano.
In quante copie e quando esce il film? (risponde il rappresentante Warner)
Solo un padre esce nelle sale il 28 novembre in 200 copie.
Come si raggiunge nel film il punto di equilibrio tra divertimento e dramma? (risponde Lucini, il regista)
Già il romanzo (il film è tratto da “Avventure semiserie di un ragazzo padre” di Nick Earls) possiede questa doppia atmosfera in cui la parte leggera nasconde quella drammatica. La mia principale sfida è stata cogliere questa dualità e mi sono più volte chiesto: “ci si riuscirà?”. Per questo motivo avevo bisogno di trovare un protagonista che riunisse in sé i vari elementi, poiché l’aspetto triste viene inevitabilmente fuori nel racconto della vita quotidiana e questo mi rendeva preoccupato per il risultato finale.
(risponde Argentero, il protagonista)
Quando lessi la sceneggiatura per la prima volta non aveva il front, ma capii subito che era stata scritta da una donna (in realtà le sceneggiatrici sono due, Giulia Calenda e Maddalena Ravagli), l’ambizione del film è proprio ricalcare l’onda della vita, con i suoi alti e bassi, perché quando credi che non uscirai mai fuori dal seminato arriva qualcosa di inaspettato e lo stesso quando nulla sembra andare per il verso giusto la vita è ironica e ti lascia intravedere un raggio di luce. Riguardando da spettatore questo film ci ho davvero ritrovato la vita.
In questo film ci si libera dello stereotipo del “cuore di mamma” italiano, mostrandoci un giovane padre, come vi siete liberati di questo luogo comune? (risponde Lucini)
Personalmente, sono da poco diventato padre e posso dire che la maternità è senza dubbio un’esperienza più istintiva e molto più raccontata, mentre il padre matura questa consapevolezza più lentamente. In ogni caso, credo che il film sia molto attuale oggi, perché i ruoli dei genitori sono meno definiti.
Come ti sei preparato al ruolo senza essere padre nella realtà? (risponde Argentero)
E’ molto difficile capire come interpretare un padre senza esserlo, anche perché si tratta di una vera e propria attitudine fisica, per esempio nei movimenti: ho fatto grandi sforzi per non sembrare grossolano con la bambina (le bambine in realtà erano due, sia per motivi di etica lavorativa, sia per i ritmi logistici del set). All’inizio sembra di tenere in mano un cristallo, invece ho scoperto che i bambini sono “di gomma”; ho seguito un vero e proprio allenamento!
La tua storia di attore è molto recente: il premio a Venezia, sei stato sdoganato da Ozpetek, hai tre film in uscita quest’anno, quanto pesa nella tua carriera la partecipazione al Grande Fratello? (risponde Argentero)
Devo ammettere che il 2008 è stato per me un anno molto prolifico e molto proficua è stata la collaborazione con Cattleya, iniziata con “Lezioni di cioccolato” e con cui condivido tanti buoni progetti. Crescono di spessore i ruoli e così anche le responsabilità, il mio principale desiderio è di non perdere leggerezza e divertimento e di togliermi qualche soddisfazione, come in questo film.
Questa esperienza ti avvicina o ti allontana dalla paternità? (risponde Argentero)
A 30 anni e con una compagna da ormai 4 anni è normale desiderare una famiglia, ma è un pensiero che mi apparteneva già prima di fare questo film; inoltre ho una storia personale di famiglia felice, con dei genitori giovani.
“Solo un padre” è anche una commedia corale, con dei personaggi molto definiti, come avete lavorato per evitare il rischio macchiette? (risponde Troiano)
Si partiva già da una sceneggiatura ben scritta e con l’aiuto di Lucini è stato facile “fare gruppo”, poi io ho prestato al film il mio lato “gigione” della vita di tutti i giorni.
La francesità pronunciata del personaggio di Camille è stata appositamente costruita? (risponde Fleri)
Proprio perché di francese, a parte la R, non ho più molto, il personaggio è stato colorato un po’ per renderlo più credibile. Mi sento molto romana anzi, per questo sono andata giorni prima a Torino in compagnia di una ragazza francese per recuperare quello che ho perso.
Ci puoi parlare del tuo progetto di beneficenza? (risponde Fleri)
Ho iniziato da poco a collaborare con Ai. Bi., un’associazione che si occupa dei bambini soli, perché possano avere una famiglia e coltivare il diritto di essere figli. Cercavo da un po’ di tempo la possibilità di rendermi utile e ho anche adottato spiritualmente una bambina per sostenerne il futuro. Trovo perfetto che coincida con l’uscita di questo film che parla con grazia dell’infanzia.
Come agiscono i singoli personaggi? ( risponde Sampaoli)
Abbiamo lavorato per creare questo gruppo di amici che vivono e lavorano insieme. Io e Fabio (Troiano) abbiamo agito per trovare quest’energia.
(risponde Lucini)
I singoli personaggi contribuiscono a creare un’atmosfera un po’ opprimente intorno a Carlo: Sara (D’amario) doveva costruire questa “perfect skin” che ci protegge dal mondo esterno e sicuramente siamo stati aiutati da Torino con il suo ambiente borghese abbastanza chiuso e autoriferito. Questa situazione di partenza rende credibile la rinascita di Carlo. Per esempio nelle scene di gruppo l’inquadratura è solo ambiente, mentre in quelle di Carlo con la bambina o con Camille si restringe il campo e la macchina da presa si fa vicinissima, perché loro sono le uniche ad entrare in vero contatto con lui. All’inizio la bambina sembra quasi un’estranea, ma pian piano la confidenza di Carlo con lei cresce a dismisura.
(D’amario)
E’ vero che il mio personaggio, Eleonora, rispecchia l’etichetta un po’ borghese di Torino,tra l’altro io e Luca siamo di Moncalieri, ma da un lato cerca di salvare le apparenze, dall’altro soprattutto gli vuole bene, cerca di sistemarlo con la sorella, non si capisce bene se per aiutare lui o lei. Il fatto è che gli altri colleghi dello studio, pur essendo degli specialisti, mantengono una certa spensieratezza, mentre Eleonora è sempre più materna, a ricostruire un quadro strutturale che rassicuri.
(risponde Foglietta)
Inizialmente il personaggio mi ha un po’ preso la mano, ma Caterina è anche un aiuto per Carlo perché gli fa capire cosa vuole da una donna e quindi lo mette in grado di riconoscerlo in Camille.
Si riformerà la coppia Lucini- Argentero? (risponde Longardo)
Lucini ha realizzato finora quattro film molto diversi tra loro, ci ha messo molto di sé, Argentero ha iniziato a collaborare con noi da “Lezioni di cioccolato” e stiamo valutando se ricreare questa coppia.
Quanto è stata importante la scelta di Torino come location principale? E come avete lavorato con le musiche? (risponde Lucini)
Questo film era in progetto già da un po’ e come ambientazione avevo in mente una città invernale e in seguito Torino mi è sembrata perfetta, anche per la presenza del fiume che scorre inesorabile come la vita di Carlo prima del cambiamento.
Fabrizio Campanelli ha creato una musica non invadente, ma che non è neanche un mero commento, anche qui è stato difficile trovare l’equilibrio giusto.
Carlo è un dermatologo: c’è una piccola critica all’uso imperante del bisturi? (risponde Lucini)
Quella della pelle è una metafora tratta direttamente dal romanzo; dal dermatologo si va a sistemare cose di sé che non si vogliono mostrare, a questo concetto è dedicata la scena di apertura.
Come è nato il manifesto del film? (risponde il rappresentante di Warner)
Si tratta di una foto originale cui è stata apportata una piccola modifica con l’aggiunta della camicia del protagonista. Non nascondo che abbiamo lavorato molto con ricerche sul pubblico e il risultato è che i materiali di promozione risultano belli quanto il film.
Nel rapporto tra Carlo e Camille e, in parallelo, tra Giorgio e Caterina, quanto conta il senso dell’umorismo come strumento di seduzione? (risponde Lucini)
Carlo e Camille sono complementari: l’uno ha bisogno di certezze, di una vita programmata, l’altra vive quasi alla giornata. Lei entra esplosivamente nella sua vita e lo considera un punto di riferimento, lui può davvero parlare solo con Camille. In realtà non è tanto una storia d’amore tra loro quanto un tornare a vivere dopo un dolore impossibile, secondo la regola che chi non sa soffrire non sa neanche amare, in contro tendenza rispetto a oggi, in cui nessuno vuole provare il minimo dolore.
Il prossimo film di Verdone sarà targato Warner? ( risponde il rappresentante di Warner)
Possiamo dire di sì: Verdone sta scrivendo e si parla di inizio 2010, confidiamo tutti nella grande qualità del risultato.
E’ vero che lei e Lucini avete fatto un “lavoro di sottrazione” per preparare il personaggio? (risponde Argentero)
La mia inesperienza può essere negativa per il film, in questo caso, arrivando da “Lezioni di cioccolato”, che è una commedia divertente e a tratti sopra le righe, i primi incontri sono stati lunghi provini per testare la misura da tenere in un film così delicato. Da ogni film ci si porta dietro un po’ di “strascico” e girare a Torino è stato particolare perché ero a casa, in ogni esterno gli occhi mi si riempivano delle storie che avevo vissuto in quei posti: per me è stato un grande aiuto. Dicevo a Luca: se la telecamera riesce a catturare anche solo un 10% di quello che provo allora avremo vinto.
Cosa pensi della vittoria di ieri all’Isola dei famosi di Vladimir Luxuria anche in riferimento al tuo prossimo film in uscita “Diverso da chi”?(risponde Argentero)
E’ molto interessante che abbia vinto Luxuria, “Diverso da chi?” è una commedia e pronunciando anche le battute più forti ci siamo resi conti che non si distacca per nulla dalla realtà quotidiana.
ARTICOLO DI: Chiara Ciolfi
























