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Incontro con Cristina Mantis

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Capita meno spesso di quanto si creda di imbattersi in persone che svolgono il proprio lavoro con vera passione e che sono pronte e determinate a battersi a testa alta per difendere le cause in cui credono. E’ il caso di Cristina Mantis, vincitrice all’edizione 2008 del Tekfestival, che abbiamo avuto l’opportunità di intervistare in occasione della sua partecipazione al Festival Life in Gubbio.

Con “Il Carnevale di Dolores”, l’attrice e regista Cristina Mantis, esce trionfante dalla settima edizione del Tekfestival e da uno splendido e drammatico viaggio durato sei anni. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con lei e capire che dietro al prodotto confezionato c’è una sensibilità estrema nei confronti di un argomento che purtroppo spesso passa inosservato.

 

“Il documentario è nato per gioco, ho incontrato Dolores (Giuseppina Coluccelli) durante il periodo del carnevale. Una donna magnetica, allegra, costretta a vivere per strada contro la sua volontà; ha voluto che la filmassi e così è iniziato il progetto”.

 

Cristina parla della situazione di Dolores e, con estrema naturalezza, della convivenza con la donna sotto lo stesso tetto per due anni: “Non avrei potuto dormire tranquilla pensando a Dolores in mezzo a una strada e così, trasgredendo una delle regole più importanti dell’essere attrice, cioè il non immedesimarsi, l’ho invitata a stare da me. La maggior parte delle persone che vivono per strada sono costrette a farlo, la realtà è che in Italia non esistono situazioni abitative che possano sopperire a questo disagio”.

 

L’unica realtà concreta per la quale Cristina sente di dover spezzare una lancia è l’associazione “Emmaus Italia”, che fa riferimento al movimento internazionale omonimo fondato dall’ Abbè Pierre. Emmaus che ha come missione il sostegno verso i più bisognosi, dando loro una speranza e la possibilità di un vero e proprio reinserimento sociale. “Purtroppo c’è un forte divario tra le reali esigenze dei senza tetto e quello che fa lo Stato. Troppo spesso anche il volontariato si trova con le mani legate”.

 

Il voler dare all’opera un taglio prettamente documentaristico è stata forse la scelta migliore ma che ha visto Cristina costretta ad operare un lungo e faticoso lavoro in fase di montaggio. “Ho dovuto impegnarmi molto per ottenere ciò che volevo. Ho tolto tutte le voci fuori campo in modo che fossero le parole dei protagonisti a raccontare i fatti, senza interferenze alcune. Ne è valsa la pena perché ho ottenuto quello che cercavo”.

 

Un sentito grazie della regista va senza ombra di dubbio a tutti gli artisti che, a titolo completamente gratuito, si sono prodigati per contribuire alla colonna sonora dell’ opera: Vinicio Capossella, Stefano Di Battista, Nicola Stilo e tutti gli altri professionisti che hanno sentito propria una causa che dovrebbe essere combattuta da tutti. Un ringraziamento particolare però, è riservato per Elio Botta, il “sindaco dei barboni”: “Elio è una persona speciale, ironica, vigile ed intelligente nonostante la precarietà della sua situazione. E’ stato il mio cicerone durante questo lungo viaggio. Abbiamo parlato della sua pessimistica visione del futuro; un futuro nel quale non sono solo i singoli individui a finire per strada, ma anche le famiglie”.

 

Cristina è entusiasta di parlare di alcune delle esperienze passate che hanno contribuito a formare la professionista del presente. “La mia esperienza a La Mama di New York è stata incredibile. E’ il tempio dell’avanguardia nel settore e quando ho lavorato sotto la sua ala protettiva rivestendo il ruolo di Atena ne ‘Il sogno della fenice’ per la regia di C. Willis è stato splendido. Ho conosciuto persone importantissime che hanno dato una spinta alla mia crescita professionale”.

 

“Anche l’esperienza vissuta sul set assieme a Michelle Pfeiffer quando ho vestito i panni di Medusa per ‘Sogno di una notte di mezza estate’ è stata significativa. Michelle è una persona splendida e una grande professionista, mi ha dato ottimi consigli”.

 

Ma Cristina parla con affetto anche dei professionisti ‘made in Italy’: “In Italia ci sono professionisti straordinari, che vogliono vivere in dimensioni artistiche giocando lealmente e io mi riconosco in questo tipo di persona. Sono di indole taoista, se le cose accadono bene, altrimenti non m’interessa entrare a far parte di un gioco dove intelligenza e furbizia vengono confuse. Non mi piace fingere”.

 

E’ difficile non venir contagiati dalla gioia che trasmettono le parole di Cristina quando parla dei suoi progetti futuri. “Sono stata nelle favelas brasiliane, dove ho avuto modo di entrare in contatto con Don Michele Perrone che si occupa di gestire un centro di recupero per bambini disabili. Mi ha colpito l’atteggiamento che hanno questi bambini, pur non avendo nulla, riescono a sorridere correndo dietro ad un pallone fatto di giornali”.

 

In attesa quindi di poter visionare il prossimo lavoro di Cristina, auguriamo un fortissimo in bocca al lupo ad una persona solare che svolge il suo lavoro con una passione che riesce a trasmettere con estrema semplicità.

 

INTERVISTA DI: Gianmarco Fumasoli
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