Rino Gaetano è senz’altro il lavoro più completo che ho fatto. Un personaggio che ho amato molto e che mi è rimasto dentro, per questo ho cercato di rispettarlo il più possibile. Parola di Claudio Santamaria - Nastro d’Argento come miglior attore per Romanzo Criminale - che vestirà i panni del cantautore di origini calabresi nella fiction tv Rino Gaetano, Ma il cielo è sempre più blu (in onda domenica 10 e lunedì 11 novembre in prima serata su RaiUno).
In una lunga chiacchierata, l’attore romano classe ’74 - con più di trenta pellicole all’attivo - ci svela anche il suo personale rapporto col teatro.
Spesso si descrive Rino Gaetano come un cantante di denuncia sociale. Cosa ti ha colpito maggiormente di lui?
Sono diverse le cose che mi piacciono di Rino. Il suo modo di cantare innanzitutto mi ha preso subito allo stomaco perché spinge sempre la sua tonalità media sino al limite: un modo per urlare la sua poesia, la sua verità. Ovviamente mi hanno colpito molto i suoi testi, fatti di pura poesia e giochi di parole molto incisivi. Inoltre ho scoperto che lui sin da quando era un bambino scriveva in rima, in endecasillabi e in terzine.
Come ti sei preparato per interpretare questo personaggio?
Ho studiato molto. Da principio è stato un lavoro di assorbimento. Ho letto tutto quello che c’era su di lui. Poi ho ascoltato la musica che lui preferiva e ho letto gli autori che lui leggeva. Mi sono anche messo a dieta per quattro/cinque mesi per avvicinarmi al suo corpo e poi ho studiato la sua voce e i filmati: volevo capire come si muoveva quando cantava, come parlava, come suonava la chitarra. E’ stato un lavoro che mi ha dato moltissimo.
All’anteprima al Fiction Fest di Roma tutti sono rimasti colpiti dal fatto che tu canti davvero le canzoni di Rino Gaetano.
In realtà era da molto tempo che volevo interpretare un cantante. Poter cantare le sue canzoni è stato davvero un onore, inoltre, credo che sarebbe stato orribile se avessimo usato le canzoni preregistrate nel film. Solitamente sono disfattista ma sin da principio sono stato sicuro che avrei potuto interpretare le sue canzoni e così abbiamo deciso di re-inciderle con la Rino Gaetano’s Band.
Facciamo un passo indietro. Nel 2005 hai vinto il Nastro d’Argento come migliore attore protagonista interpretando “Dandi” in Romanzo Criminale. Cosa ricordi di quella esperienza?
Ricordo un grande affiatamento di gruppo. Si percepiva che stavamo facendo un film importante. E’ stato bello poter girare un film su un libro che ho amato.
Hai recitato in più di trenta pellicole. C’è un personaggio che senti particolarmente tuo?
Sono diversi però dovendo sceglierne uno direi “Piterone”. Un personaggio che mi piace tantissimo che ho interpretato in Ecco Fatto - il primo film di Gabriele Muccino.
Magari non tutti sanno che hai esordito al teatro con La Nostra Città diretto da Stefano Molinari nel 1991. E se dovessi scegliere fra teatro e cinema?
Al teatro hai un rapporto diverso col pubblico e con te stesso. Il cinema mette distanza fra te e la gente invece fare teatro ti rimette in gioco e da una forte carica. Però non potrei mai scegliere uno dei due perché amo molto il cinema, amo il set e adoro recitare.
Nel 2005 hai doppiato Christian Bale per Batman Begins. Che esperienza è stata?
E’ stata un’esperienza divertente, ho cercato di trovare una voce diversa per un personaggio così particolare. Del doppiaggio mi attrae il fatto che non hai nessun tipo di rapporto col tuo aspetto e puoi andare a lavorare vestito come ti pare perché tanto non interessa a nessuno.
In Casinò Royale interpretavi un attentatore molto determinato e risoluto. Cosa ricordi di quella esperienza hollywoodiana?
Mi è piaciuto tantissimo fare quel film. In quel set lavoravano centinaia di persone con grande professionalità. Superata la paura iniziale, perché ti confronti con un mondo davvero diverso, avevo la sensazione di non poter fallire. Ciascuna scena veniva girata sin quando il regista non era totalmente soddisfatto: secondo me il lusso più grande è il tempo.
Sta per uscire al cinema con ben tre film: Fine Pena Mai, Aspettando il sole e Birdwatchers. Cosa ci puoi dire di più?
Fine Pena Mai è una vicenda ambientata in Puglia alla fine degli anni ’70. E’ la storia di Antonio e Daniela Ferrone sullo sfondo della Sacra Corona Unita che stava nascendo, una storia d’amore e di caduta in un mondo di criminalità e di spaccio. Aspettando il sole è una commedia nera che si svolge tutto in una notte in un albergo degli anni ‘80. Come le belle commedie d’un tempo ti lascia qualcosa dentro su cui riflettere, perché parla di esseri umani e delle loro solitudini. Birdwatchers, infine, è un western moderno ambientato al giorno d’oggi ed interamente girato in Brasile. Io interpreto un lavoratore di una fazenda che viene messo a fare lo spaventapasseri per tenere a bada gli indios che volevano riprendersi la terra.
Un saluto per i lettori di Gufetto?
E’ davvero carino questo nome. Mi viene da pensare a dei piccoli lettori che sfogliano le pagine, quindi faccio un saluto agli gnometti che leggono il Gufetto.
Intervista di Francesco Musolino
Del 7/11/2007
Un sentito ringraziamento ad Emanuela Volpe – Agenzia TNA
























