Il prestigioso cartellone della 53° edizione del Taormina Film Fest ha il pregio di affiancare a tante prime mondiali anche un’iniziativa a favori dai giovani registi siciliani come la manifestazione “Corti Siciliani”.
L’evento, ritorna dopo un anno di assenza con un look rinnovato, prendendo il nome di “N.I.C.E. – Intel centrino Duo Award”. Sono otto i registi in concorso che si disputano l’ambito premio e la fama che con esso verrà e fra questi abbiamo incontrato il messinese Francesco Cannavà, autore del cortometraggio “Red Line”.
- Come sei arrivato qui alla 53° del Taormina Film Fest?
Mi sono laureato a Roma in Scienze della Comunicazione, ho frequentato la NUCT (Nuova Università del Cinema e Televisione) e ho avuto subito la possibilità di poter lavorare nel set di Agente matrimoniale (con Nicola Savino e Corrado Fortuna nei cinema dal 6 luglio, prodotto da Rai Cinema) come assistente alla regia. Corrado fortuna – protagonista di My name is Tanino - è anche il protagonista del mio corto e proprio sul set ho avuto la possibilità di proporgli la mia sceneggiatura.
- Di cosa parla “Red Line”? Cosa si nasconde dietro questo titolo?
Mi sono ispirato ad una frase di un architetto contemporaneo che paragona gli abitanti delle iper-metropoli a milioni di linee rosse che ogni giorno si incrociano ma non si incontrano mai. Ma Red Line è anche un omaggio al cinema muto.
- In che senso?
- Non è un film muto ovviamente, c’è una colonna sonora che è stata sviluppata insieme al compositore Tommaso Casigliani cercando un’armonia fra musica e rumori però non ci sono dialoghi, ma non volutamente. Io ho provato a seguire quest’incontro e tutto quello che ne nasce e mi sono accorto dopo aver concluso la sceneggiatura che i due personaggi non si erano detti una parola. In effetti ci sono molti momenti della nostra vita in cui non parliamo, durante i quali non sentiamo il bisogno di parlare e probabilmente proprio durante questi momenti ci diciamo le verità più importanti. Dato che ritengo che il cinema muto riuscisse a rappresentare meglio certi stati d’animo più profondi mediante l’utilizzo dei primi piani e l’assenza del dialogo, questa storia in modo involontario è un omaggio al cinema muto.
- Cosa ne pensi del cinema? A quali registi ti ispiri idealmente?
Sono un fresco studente di cinema e mi piace provare a trasmettere nei miei lavori l’essenza della settima arte: l’immagine. Amo il cinema che ancora oggi riesce a trasmettere il gusto visivo e amo quei registi che mettono una particolare cura nella composizione di ogni singola inquadratura come fosse un’opera d’arte. Ovviamente non sempre è possibile ma è bello sapere che non tutto il cinema è una semplice operazione commerciale. Anzi ci sono maestri come Kubrick, Wenders, Antonioni che sono una continua fonte di ispirazione.
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- Se potessi scegliere che film vorresti avere girato?
- Il film più riuscito, se posso essere provocatorio, è Arancia Meccanica. Quello per me è il cinema.
- Perchè?
- Pirandello definiva il cinema l’arte della musica e dell’immagine, proprio come avveniva con il cinema muto in cui un pianista accompagnava lo scorrere delle immagini sullo schermo. Arancia meccanica è interamente composto da suggestioni visive e musicali.
- Quando verrà giù il sipario sulla 53° edizione del Taofilmfest cosa farai?
- Adesso sto preparando il mio primo documentario su un centro di accoglienza di immigrati eritrei con sede a Roma. Sento il bisogno di affrontare una tematica sociale importante come l’inserimento degli immigrati nella società italiana.
- Che cosa pensi che ti riserverà il tuo futuro?
- Credo che un ragazzo come me abbia bisogno di lavorare il più possibile in questo settore, di vivere il set. Questo ti da la possibilità di frequentare l’ambiente, di conoscere gli attori e di continuare a sviluppare la tua sensibilità cinematografica. Questo in Italia non è facile perchè si fanno sempre meno film. Ma non bisogna buttarsi giù, anzi, bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare ancora di più!
Articolo di FRANCESCO MUSOLINO
Del 19/06/2007
























