L’ 11 Aprile arriverà nelle sale cinematografiche italiane Interview, il lungometraggio diretto ed interpretato da uno dei protagonisti del cinema d’autore americano, nonché attore simbolo dei fratelli Coen: Steve Buscemi è venuto a Roma per presentare la sua ultima fatica mediatica e noi non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per conoscerlo.- Non era mio obiettivo criticare il mondo dei media – In questo modo l’attore regista cinquantenne esordisce, volendo sottolineare quanto il suo interesse non fosse quello di criticare il mondo dell’informazione quanto approfondire le tematiche legate direttamente ai personaggi ed al rapporto che si crea tra di loro, basato sul reciproco sfruttamento. Un rapporto così intenso da permettergli di condividere in un paio d’ore esperienze di una vita intera.
Dopo aver ironicamente ricordato che non ci si deve mai fidare degli attori, Buscemi parla del rapporto tra attore e regista, dal punto di vista di chi vive entrambe le realtà e interpreta la regia dal punto di vista della recitazione. I produttori del film infatti volevano proprio questo: un professionista che fosse in grado di gestire entrambi i ruoli e che quindi potesse dare più peso alle idee degli attori. – con questo non intendo dire che per essere buoni registi bisogna essere attori – prosegue Buscemi, - c’è anche chi, pur non avendo mai recitato, è in grado di capire al meglio le necessità di chi si trova davanti alle telecamere –
Alla domanda su come si fosse trovato a girare il film alla maniera di “Van Gogh” (il regista olandese che realizzò la pellicola originale), Buscemi risponde molto entusiasta: - Ho trovato interessante poter girare il film in sequenza con l’ausilio di tre telecamere, in questo modo sul set, eravamo più propensi ad improvvisare, sapendo che non veniva perso nulla della nostra performance – Il poter lavorare con la troupe di Van Gogh è stata un esperienza interessante secondo il regista americano, sia per il fatto di avere l’occasione di lavorare con persone diverse, sia per l’opportunità di utilizzare tecniche inusuali per il classico cinema di Hollywood, come ad esempio il gioco delle inquadrature che vengono realizzate partendo dai primi piani per poi allargare, in modo da catturare subito la spontaneità degli attori.
- La musica nel cinema è importante come la sua assenza – In questo modo il regista tiene a sottolineare l’importanza della colonna sonora nei suoi film, una musica che deve accompagnare la narrazione senza suggerire allo spettatore quali sentimenti provare, una musica che solo in alcuni casi (Buscemi cita il suo primo cortometraggio “Mosche da bar”) diviene protagonista della scena.
Al termine della conferenza stampa, prima di accomiatarsi dai giornalisti, Buscemi spende due parole sul mondo dei media e dell’ informazione nella società moderna, sottolineando il suo disinteresse nei confronti di un flusso esagerato di informazioni e la prolificazione di troppi programmi legati al mondo delle star ed al loro divismo.