I fan potranno vederlo solo dal 22 febbraio, quando il film “John Rambo” arriverà nelle sale italiane in 500 copie. Noi di Gufetto, però, abbiamo avuto la possibilità di assistere all’anteprima e di poter parlare con il protagonista assoluto del quarto capitolo delle gesta del reduce del Vietnam più amato di sempre: Sylvester Stallone.
Sono le 12:30 passate quando un Sylvester Stallone in perfetta forma fa il suo ingresso nel salone dei Medici dell’Hotel Hassler di Roma dove, con apparente stupore, non trova solo un gruppo di giornalisti ma giovani cresciuti con i suoi film e le sue imprese che lo accolgono con una vera e propria standing ovation. L’attore appare visibilmente commosso dall’affetto che la sala gli dimostra e dopo aver ringraziato si prepara a rispondere alle domande.
L’ultimo capitolo della saga di Rambo è ambientato in Birmania, dove da oltre 60 anni viene combattuta una guerra di cui non parla nessuno. Stallone ha creduto opportuno far tornare Rambo nel suo inferno personale quindi, anche per far conoscere al mondo ciò che purtroppo troppo spesso passa inosservato. L’attore racconta di aver contattato i consoli birmani in America per recarsi in quella terra devastata. Gli hanno risposto che non esisteva nessuna guerra e che lui, comunque, non sarebbe stato il benvenuto.
L’importanza che il personaggio di John Rambo ha nella sua vita, la spiega asserendo che tutte le persone, nel profondo, hanno un lato oscuro. Spesso non viene a galla ma esiste e va preso in considerazione. Il poter quindi incarnare entrambi i sentimenti per lui è un privilegio: il lato oscuro ed il lato buono, Rambo e Rocky.
Un professore dell’università dell’Ohio ha pubblicato i risultati di uno studio condotto analizzando i 4 film di Rambo e sembra che da 1 “bad guy” morto nella prima pellicola, si passi ad 83 in quest’ultimo lungometraggio. E’ il mondo che è diventato più violento o il cinema necessita di più morti ? Purtroppo, per rendere il film più conforme alla realtà che funge da sfondo allo stesso (Stallone appare molto toccato da quest’argomento), si è deciso di elevare il numero delle vittime. Questa decisione non è stata presa ai fini della mera realizzazione di un film d’azione, è altresì il voler rappresentare nel modo migliore ciò che veramente accade in Birmania.
Per l’attore italo-americano, il cinema d’azione, ha subito numerose mutazioni nel corso degli anni e questo è da attribuire all’evoluzione stessa della società. Quando lui era giovane John Wayne “era” il film d’azione, poi è arrivata la sua generazione, con Chuck Norris e Arnold Schwarzenegger. Assieme hanno contribuito a rendere il genere più fantastico, più “Hollywodiano” ed hanno permesso che arrivasse ai giorni nostri dove la tecnologia ormai è ovunque, dove la pura fisicità dei protagonisti viene messa da parte per far posto ad altro. Oggi gli eroi usano molto di più cuore e cervello che muscoli.
Molto interessante la risposta che Stallone da, quando gli viene chiesto di stilare la sua personale classifica dei film su Rambo. Il primo per lui è come il primo figlio, sebbene ti possa dare qualche problema, emotivamente è indimenticabile. Il secondo in classifica è senza ombra di dubbio quest’ultimo, la soddisfazione nel realizzarlo è insita nel messaggio che ha tentato di comunicare e nella speranza di poter contribuire a modificare una situazione sgradevole. Al terzo posto arriva il secondo lungometraggio, in un certo senso il più hollywodiano, il più fantastico. Dulcis in fundo la terza pellicola, che ebbe non pochi problemi. Nel film, infatti, il protagonista combatte i russi, ma due settimane prima dall’uscita nelle sale, Gorbaciov va in america e bacia Reagan: “Perestroika” e Rambo diventa il nemico.
Impossibile non parlare di politica quando gli viene chiesto il perché del suo appoggio alla candidatura del repubblicano John McCain alla presidenza degli USA. Stallone sottolinea di non capire molto di politica e di esprimere la sua opinione come tutti gli altri cittadini. Nel caso specifico, più semplicemente crede che, in questo momento delicato, serva una persona d’esperienza che possa permettere agli Stati Uniti di recuperare la dignità persa.
Tornando al film, la regia dell’opera è stata studiata in modo tale che le sequenze rappresentassero il punto di vista di Rambo stesso nei confronti di ciò che accade. Questo è anche il motivo per cui l’adrenalina e la tensione sono le protagoniste per la maggior parte del tempo.
Sarà l’ultima avventura che vedrà come protagonista John Rambo? Stallone sospira quando deve rispondere a questa domanda. Per lui è stato difficile dare l’addio a Rocky, così come lo sarà darlo a Rambo, ma da come parla della difficoltà nella realizzazione della scena finale del film, studiata in modo da lasciare spazio ad altre idee per il momento rimaste nel cassetto, c’è da riflettere sul fatto che forse, John Rambo, potrebbe tornare nuovamente.
Tra una domanda e l’altra, “lo stallone italiano”, dimostra in più d’un occasione di essere un grande personaggio oltre che un grande attore, scherzando con i giornalisti sulla vittoria del campionato del mondo di formula uno da parte di Raikkonen, l’assenza di scene di sesso dalle pellicole di Rambo a causa di un incidente in Vietnam nel quale ha perso “gli attributi” ed il suo mantenersi in forma correndo dietro alle sue tre bambine.
Al termine della conferenza l’attore ringrazia il produttore Avi Lerner per aver creduto in questo progetto, ringrazia l’Italia e le telecamere si spengono. E’ in questo momento che le persone che fino ad un istante prima sembravano pacati giornalisti intenti solo a prendere appunti ed a porre domande, si trasformano in belve assetate di sangue, sfoderano poster, DVD ed ogni altro gadget che possa essere autografato ed assediano Sylvester Stallone per autografi e foto. Le persone di corporatura esile o di bassa statura vengono escluse dalla ressa e sebbene io abbia difficoltà a trovare un jeans taglia 52 che mi stia comodo, in questi momenti, ringrazio la mamma per come mi ha fatto.
ARTICOLO DI: Gianmarco Fumasoli
DEL: 11/02/2008
























