All Cops Are Bastards e la traduzione non serve. Questo è il motto degli ultras che riempiono le curve degli stadi di tutta Italia, ma sono anche le parole che immigrati, prostitute, occupanti abusivi di case popolari, naziskin hanno pensato più di una volta, perché sono proprio loro le categorie con cui vengono a contatto (anche violento) i poliziotti della Celere.Cobra, Mazinga, Negro, Spina, Carletto sembrano i nomi degli eroi di qualche fumetto o film d’avventura, compagni inseparabili, che poi è come si sentono, se non che invece di mestiere fanno i celerini, la categoria di sbirri più odiata anche da chi solitamente non ha problemi con la giustizia, perché a vederli così, in gruppo, protetti dagli scudi, con i manganelli in mano e le facce impassibili mettono davvero un po’paura e a sentire le storie di cronaca alla tv viene anche da pensare che un po’ troppo aggressivi e violenti lo siano davvero.
Stefano Sollima, già regista di Romanzo Criminale- la serie, sceglie di raccontare la faccia nascosta di alcuni compagni di reparto della squadra Mobile, tratto dall’omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, seguendoli nelle loro giornate, dalla vita in caserma, alle uscite di servizio, fin tra le mura delle loro case che emblematicamente racchiudono situazioni difficili.
Cobra (Pierfrancesco Favino) vive il suo mestiere con orgoglio “fascistico” e reputa i compagni alla stregua di veri e propri fratelli per i quali lui c’è. Sempre. E comunque. Mazinga (Marco Giallini) sul lavoro ha la responsabilità della squadra, a casa quella di un figlio che frequenta un brutto giro e che non condivide le sue scelte. Negro (Filippo Nigro) tende a confondere lavoro e privato a causa della difficile separazione dalla moglie cubana. Spina (Domenico Diele) ha scelto questo reparto un po’ per vocazione e molto per soldi e ha difficoltà ad ambientarsi. Carletto (Andrea Sartoretti) è stato cacciato per certe sue “intemperanze” ma non smette di frequentare i vecchi compagni, anche perché ad unire tutti loro c’è il terribile episodio della scuola Diaz, avvenuto durante il G8 di Genova, che rimane volutamente nel vago e ha fatto sì che molti gridassero alla scarsa trasparenza del film e alla sua rappresentazione falsata dei celerini, nel bene o nel male.
Da non dimenticare che si tratta di un film, non di un documentario e che di conseguenza il regista e lo sceneggiatore possono plasmare insieme i personaggi e la storia che vogliono e ACAB è una gran bella storia. Il ritmo è quello serrato dei migliori film americani, mentre le vicende narrate esplorano tutto il ventaglio di possibili situazioni di conflitto anche culturale che una grande città come Roma può offrire.
Gli attori formano davvero una “squadra” tra le più rappresentative del nuovo cinema italiano e forse per questo risultano anche molto credibili come compagni di vita e di lavoro.
Viene fuori il ritratto di un mondo al maschile, in cui si sta molto con i propri colleghi perché quasi nessun altro capirebbe davvero come relazionarsi con chi di mestiere fa il celerino e impiega anche il proprio tempo libero con passatempi testosteronici come una partita di rugby sotto la pioggia.
Inevitabile che un film del genere sollevi più di un interrogativo sulla natura umana e su quanto il lavoro che facciamo ci caratterizzi come persone oppure, al contrario, sia capace di cambiarci.
Chiara Ciolfi
ACAB All Cop Are Bastards
(Italia 2011)
Un film di Stefano Sollima
Con Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Filippo Nigro, Domenico Diele, Andrea Sartoretti
Genere: poliziesco
Durata: 112 min.
Distribuzione: 01 Distribution
Nelle sale dal 27 gennaio 2012























