Home Cinema Cinema Anteprime Enter the void

Enter the void

E-mail Stampa PDF

Gaspar Noè - il regista di Enter the void - è uno di quegli artisti che un tempo venivano definiti ‘maledetti’ per essere fuori dagli schemi e dalle regole: del suo modo di fare cinema tutto si può dire salvo che cerchi un facile successo al botteghino.

Argentino di nascita, vive da molti anni a Parigi dopo aver trascorso buona parte dell’infanzia a New York: esperienze che gli hanno permesso di acquisire una cultura cosmopolita e assorbire i fermenti dei due centri artisticamente più vivaci.

E in Francia si è svolta la sua carriera cinematografica dal primo ‘corto’ (Carne del 1991) fino a Enter the void, terzo lungometraggio dopo Seul contre tous (1998) e Irreversibile (2002).

Autore poco prolifico, ha uno stile fortemente provocatorio che vuol scioccare lo spettatore a tutti i costi ed è caratterizzato dalla vocazione per un cinema che rappresenti la realtà nella sua crudezza.

I suoi film quindi possono essere amati o respinti, ma non lasciano mai indifferente lo spettatore e sono sempre fonte di dibattito, se non di scandalo.

Gaspar Noè può vantare un piccolo primato: i tre film realizzati sono stati tutti selezionati per il Festival di Cannes, indice comunque d’intrinseco valore al di là delle preferenze di ciascuno.

Enter the void non si discosta dai suoi canoni stilistici, anche se il tema trattato è soprattutto filosofico (almeno nelle intenzioni primarie del regista): il filo conduttore del film va infatti ricercato nel pensiero orientale che parla del mondo parallelo in cui fluttuerebbe lo spirito dell’uomo dopo aver lasciato il corpo (esplicito il riferimento al Libro tibetano dei morti).

Al riguardo per cercare di capire il film andando oltre alle immagini occorre tenerne presenti due brevi passaggi, quasi accidentali, in cui viene citato il volume di Raymond Moody La vita oltre la vita che parla di cosa succede all’uomo dopo la morte.

Sono temi che oggi appaiono lontani o ristretti a piccoli gruppi, ma che una quarantina di anni fa facevano parte della cultura hippy e furono alla base di viaggi reali in India e Tibet o virtuali ‘viaggi’ effettuati grazie all’assunzione di droghe e in particolari di ‘acidi’ come Lsd (o di altre sigle ampiamente citate nel film).

Le droghe infatti aleggiano su tutto il film e forniscono un tema di riflessione sul perché tanti giovani cadono nel loro baratro: disagio sociale, shock subiti nell’infanzia, paura di perdere tutto in un secondo…?

Gaspar Noè peraltro esclude che sia un film sulla droga e indica il tema nella ‘vacuità della vita’, ma considerare la vita vacua non porta alla ricerca di ‘altre’ sensazioni? E le radici di questa ricerca non sono nell’essere sostanzialmente infelici?

Infelici in effetti sono i due protagonisti Oscar e Linda, due fratelli il cui legame si è ulteriormente approfondito quando - bambini - sono rimasti orfani di entrambi i genitori in un incidente stradale (in un attimo si perde tutto) e il piccolo Oscar promise alla sorellina di proteggerla sempre legandosi a lei con un patto di sangue.

Rapidi flash ne mostrano l’infanzia vissuta in affido, ma senza un vero riferimento affettivo se non il loro rapporto.

All’inizio del film troviamo Oscar a Tokyo dove fa venire la sorella che troverà lavoro come ‘cubista’ in un night club. Oscar vive facendo il piccolo spacciatore ed è ucciso dalla polizia durante un’operazione antidroga: per mantener fede al giuramento fatto alla sorellina il suo spirito si rifiuta di lasciare questo mondo e volteggia guardando gli eventi dall’alto.

Lo spirito di Oscar osserva ed è voce narrante e cinepresa: le immagini sono quindi riprese dall’alto con un annullamento dello spazio e del tempo (lo spirito non ha i limiti del corpo) e l’intreccio tra passato, presente e futuro immerso in un clima onirico è continuo, rendendo difficile la lettura del film.

Le immagini un po’ appiattite risultano spesso sgradevoli al nostro abituale modo di vedere persone e oggetti, ma occorre dare atto a Noè (e alla squadra degli operatori) di aver saputo creare l’impressione che la macchina da presa attraversi i muri.

Tecnicamente eccezionale anche la capacità di riprodurre con colori e immagini gli stati di alterazione mentale forniti dai vari ‘acidi’ (nel film le sigle si rincorrono) creando sullo schermo effetti ipnotici e onirici che vanno oltre la realtà fisica. Grafici e animatori hanno fatto un lavoro veramente eccezionale.

Sotto l’aspetto luci Tokyo è stata una scelta indovinata perché, pur essendo quella dei bassifondi e degli emarginati, è comunque una delle città più abbaglianti e colorate del mondo, quindi ideale per un racconto in cui le sequenze allucinatorie che necessitano di colori molto accesi sono fondamentali.

Noè padroneggia in modo notevole il flusso di immagini, luci e colori in un gioco psichedelico che spesso crea la sensazione di essere al centro di uno spettacolo pirotecnico e gestisce in modo ottimo gli attori - di cui alcuni ‘presi dalla strada’ - che a volte hanno la realtà dei personaggi di un sogno.

Enter the void è un film certamente non facile e che per essere compreso pienamente presuppone conoscenze filosofiche che spesso non si hanno o esperienze che è meglio non aver provato, ma comunque è un’opera interessante specialmente per chi è disposto a vivere un film ‘non comune’ e uno spettacolo di circa due ore e mezza in cui la bellezza visuale e l’aspetto sensoriale vanno oltre la realtà fisica.

Share Link: Share Link: Bookmark Google Yahoo MyWeb Del.icio.us Digg Facebook Myspace Reddit Ma.gnolia Technorati Stumble Upon Yahoo Bookmarks OkNotizie Segnalo Chatta.it
 

 20 visitatori online