Insidious

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La famiglia Lambert, composta da mamma Renai, papà Josh e i figli Dalton, Foster e Kali, si trasferisce in una nuova casa.Una sera, mentre tutti sono intenti a sbrigare le proprie faccende, Dalton sale in soffitta e nell’arrampicarsi su una scala cade.

Inizialmente non sembra essere successo nulla di grave, ma il giorno dopo Dalton non si sveglia.I medici non sanno diagnosticare cosa è successo al bambino, non è nemmeno in coma perché non risultano ferite alla testa.Semplicemente “non si sveglia”.

Inizia così un periodo di profonda angoscia per la famiglia. Angoscia acuita da strani rumori provenienti dalle camere dei bambini.Quando però ai rumori si aggiungono visioni di presenze demoniache Josh e Renai decidono di trasferirsi da Lorraine, la madre di Josh.Ben presto però anche qui si materializzeranno strane apparizioni, convincendo Renai che il problema non era la precedente casa infestata, ma qualcosa di molto più vicino…

Dopo il successo ottenuto nel 2004 con Saw, James Wan e Leigh Whannell tornano a lavorare insieme, confermando l’affiatamento e la sintonia che lega Regia e Sceneggiatura.

Se per un momento lo spettatore pensa di trovarsi di fronte al solito tormentone delle case abitate da spiriti, corpi che non trovano pace, presenze inquietanti che manipolano la psiche dei personaggi (Amytiville Horror, Paranormal Activity e chi più ne ha più ne metta), dovrà ricredersi.

Certo, anche in questo caso è quanto meno azzardato parlare di “originalità” del soggetto, ma piace l’idea che l’ispirazione venga prima di tutto dall’indimenticato “Poltergeist” ( Tobe Hooper, 1982). Si punta anche qui l’accento sull’esistenza di un Altrove, un non luogo in cui Dalton è riuscito ad arrivare semplicemente dormendo, attraverso la sua capacità di compiere viaggi astrali.

I tempi, i toni e la fotografia sono giusti e concorrono a creare un’atmosfera di tensione sempre palpabile. Lo spettatore avverte che qualsiasi cosa può accadere in qualsiasi momento, e quando questo qualcosa accade non è mai trash o volgare. Si gioca sulla suspense, sulle visioni, i contrasti di luce e colore, di dinamismo e staticità.

Indubbiamente anche questa pellicola ripropone vecchi cliché; il padre scettico che dovrà necessariamente ricredersi , una suocera che nasconde un segreto, un’anziana medium affiancata da due moderni  quanto improbabili ghostbusters e un bambino estremamente sensibili agli attacchi dell’aldilà.

Detta così gli ingredienti non lascerebbero presagire nulla di buono, ma James Wan sa giocare con le immagini e i riferimenti.

E l’omaggio senza dubbio più vistoso ed interessante è quello rivolto a Dario Argento, presente nella pellicola attraverso la potenza espressiva del Rosso, colore che sottolinea elementi e personaggi determinanti della narrazione.

Un film ricco di spunti interessanti in cui si nota una regia sapiente e conscia del genere che affronta, che rielabora in chiave moderna vecchie tematiche, ma senza troppo osare. Questo non voler spingersi troppo oltre però lascia nello spettatore un senso di incompiutezza. Il risultato diventa così si un buon prodotto, ma che non riesce malgrado tutto a reggere l’inevitabile confronto con la sperimentazione narrativa e tecnica di Saw .

REGIA: James Wan

PAESE: U.S.A.

CAST:

Rose Byrne: Renai Lambert

Patrick Wilson: Josh Lambert

Ty Simpkins: Dalton Lambert

Lin Shaye : Elise Rainier

Barbara Hershey: Lorraine Lambert

SCENEGGIATURA: Leigh Whannell

PRODUTTORE : Oren Peli, Steven Schneider, Jason Blum

DISTRIBUZIONE: Filmauro

FOTOGRAFIA: David M. Brewer

MUSICHE: Joseph Bishara

GENERE: Horror/thriller

ANNO 2010

DURATA: 102 min.

Articolo di Laura Febbroni

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