Pina

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Doveva essere un film su Pina Bausch, ma la morte improvvisa della grande coreografa tedesca due giorni prima dell’inizio delle riprese lo ha trasformato in un film per Pina Bausch. Un omaggio che Wim Wenders rende alla grande artista e amica guidando il pubblico in un viaggio musicale di grande impatto visivo nei luoghi che per 35 anni hanno ispirato la creatività della Baush.

Philippine Bausch detta Pina (Solingen 1940 - Wuppertal 2009) impara a osservare i comportamenti delle persone nel ristorante gestito dai genitori: un’esperienza che si rivelerà utilissima nella sua attività artistica. A 14 anni studia danza alla Folkwang Hochschule, una scuola in cui viene in contatto con opera, musica, teatro, scultura, pittura, fotografia e design: una multidisciplinarità che le dà libertà creativa e influenzerà il suo metodo di lavoro. Nel 1958 è a New York, città di riferimento per il balletto e dai molti fermenti culturali. Lavora al Metropolitan Opera Ballet e la vicinanza con la tradizione musicale e l’amore per il jazz le fanno capire che non esistono graduatorie tra i vari generi musicali: tutta la musica che evoca sentimenti reali ha lo stesso valore.

Nel 1973/74 è chiamata a dirigere il ‘balletto di Wuppertal’ che presto la Bausch trasformerà nel Tanztheater (termine creato negli anni venti da Rudolf von Laban per definire una genere nuovo di danza) a sottolineare la volontà di distaccarsi dalla danza tradizionale a favore di una totale libertà di scelta dei mezzi espressivi.

Pina Bausch esplora in profondità la condizione umana mettendo al centro del suo lavoro speranza, realismo e il bisogno universale d’amore e sicurezza.

L’idea del film venne a Wenders nel 1985 quando per la prima volta conobbe l’arte della Bausch incontrando Café Müller, ma restò a livello di intenzione fino al 2006 quando il regista scoprì (vedendo a Cannes un film-concerto della band irlandese degli U2) nelle nuove tecnologie a 3D lo strumento che - incorporando la dimensione spazio - poteva portare sullo schermo la bellezza e la profondità della danza.

Dovette, però, attendere ancora un paio d’anni perché lo sviluppo tecnologico delle 3D consentisse di passare dall’animazione e dagli effetti speciali per i quali erano prevalentemente utilizzate alle riprese di un film complesso e con valenze artistiche e non solo commerciali, a un’opera cioè rivolta a quel pubblico che cerca emozioni intellettuali e non da effetti speciali.

È solo nel 2008 che Wenders e Pina Bausch possono scegliere le coreografie (Café Müller, Le Sacre du printemps, Vollmond e Kontakthof) per il film in modo da inserirle nel cartellone della stagione 2009-2010 del Tannztheater Wuppertal - diretto per oltre trent’anni dalla Bausch - e da poterle riprendere in diretta.

Accanto a queste emozionanti e favolose riprese in Pina appaiono immagini della vita privata della grande coreografa e di alcuni ballerini della compagnia i quali nella primavera del 2010 in diversi punti di Wuppertal hanno scritto con la danza ricordi personali dell’artista scomparsa.

Pina, inoltre, è il primo film d’autore in 3D: per realizzarlo sono state superate notevoli difficoltà, prima fra tutte quella di trovare un numero sufficiente di tecnici esperti in questa tecnologia.

Ma un film su Pina Bausch non poteva non essere caratterizzato anche sotto l’aspetto tecnologico dallo spirito del Tanztheater di oltrepassare i confini: tra palcoscenico e pubblico in teatro, della tecnica conosciuta nel film per ottenere lo stesso effetto di coinvolgere mente, occhi, cuore e sentimenti dello spettatore.

Ovviamente le riprese in 3D hanno reso necessario trovare innovazioni originali: non potendo interrompere un ballerino mentre danza sono state realizzate sequenze più lunghe e poiché la danza è movimento nello spazio la cinepresa era sempre tra i ballerini, quasi a danzare con loro.

Difficilmente i sistemi tradizionali avrebbero consentito - anche al regista più bravo e con la miglior squadra tecnica - di trasmettere le suggestioni del linguaggio della Bausch e le visioni e i sentimenti del teatro-danza.

Avendo collocato - grazie a una complessa struttura montata su un’enorme gru telescopica - gli occhi delle camere al centro del palcoscenico Wenders porta lo spettatore tra i ballerini a condividerne, quasi fosse uno di loro, tensioni, movimenti, ritmi e sensazioni facendogli vivere un’esperienza magnetica.

Pina è un film che affascina e coinvolge tutti, anche chi non ama particolarmente la danza perché come il teatro-danza va oltre la danza e i ballerini del Tanztheater di Wuppertal sono magici e perché Wenders ha realizzato uno dei più bei film della sua eccezionale carriera dimostrando come le 3D possano creare una nuova dimensione anche al film d’autore e rappresentare un futuro per il cinema.

                                                                                                     Salvatore Longo

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