In bilico fra tragico e comico, tragico e grottesco, sfumature della stessa scena, Super è la storia della trasformazione di Frank (Rainn Wilson) in Saetta Purpurea, dopo che la moglie (Liv Tyler) lo ha lasciato per uno spacciatore di droga seduttore e psicopatico (Kevin Bacon). Con una tuta fatta a mano, una chiave inglese e un’assistente un po’ folle, Saettina (Ellen Page), Saetta Purpurea si fa strada tra le vie infernali del crimine nella speranza di salvare la moglie. Le regole sono state scritte molto tempo fa: non si molestano i bambini, non si sniffa, non si graffiano le automobili. Meglio mettere in guardia gli amici nerd che staranno sfregandosi le mani e leccandosi i baffi: come dicevo Super è un film impazzito, pieno di tratti originali e così diverso da qualsiasi film supereroistico apparso finora (compreso Kick Ass al quale appare chiaramente inspirato) che finirà comunque con lo spiazzare qualunque spettatore. Parlavo della sproporzione di toni come segno caratterizzante: ebbene, assisterete a scene di violenza traumatizzanti (la migliore di tutte, ahimè, è uno spoiler) che drammatizzano ogni morte (aggiungendovi così una dimensione etica inesistente nelle stragi di Kick Ass), esplorerete l’orizzonte esistenziale del protagonista magari partecipando compassionevolmente alla sua condizione di perdente, della quale Frank non riuscirà a liberarsi nemmeno nello strepitoso finale (e negli ultimi dieci minuti consiglio di leggere molto attentamente fra le righe); il tutto (pensate un po’) entro la cornice supercafona e supercaciarona del film supereroistico. Un mix di tutto dove niente è al suo posto ma tutto coesiste in un’ambiguità e sproporzione permanenti e stilistiche. Super non "godrà " del beneplacito della critica parruccona perché in locandina ha un tizio con una maschera, ma posso dire che è stato una sorpresa e senza margine di dubbio il miglior film dal dopo-estate ad oggi, alla gran faccia dei vari Polanski e Cronenberg e probabilmente di parecchie pedanterie da festival.   Un film di James Gunn, sceneggiatura di James Gunn, montaggio di Cara Silverman, fotografia di Steve Gainer, musica di Tyler Bates, produzione di Miranda Bailey per Ambush Entertainment e di Ted Hope per This is That. Con Rainn Wilson, Ellen Page, Liv Tyler, Kevin Bacon, Michael Rooker.
Per comprendere Super mi sembra utile uno stralcio dell’intervista al regista James Gunn. Gli si chiede, in qualità anche di sceneggiatore, dove crede risieda l’essenza del film e dei suoi personaggi; lui risponde: "Per me il film parla del rapporto di un uomo con Dio e del suo viaggio alla ricerca di un modo per adempiere a quel rapporto, senza tener conto di quanto folle o moralmente ambiguo questo possa sembrare agli altri." Lo scarto enorme tra leggerezza apparentemente frivola dei contenuti e le ambizioni del discorso che in e attraverso essi s’articola sembra un emblematico riferimento all’anima stilistica del film, divisa tra il suo essere in bilico su linguaggi differenti da un lato e, dall’altro, il completo rifiuto di un convenzionale equilibrio e linearità di toni.
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