Sullo sfondo di Librino, ex aspirante quartiere modello alla periferia di Catania si vive alla ricerca della speranza in qualcosa di meglio e allora possono andar bene anche le visioni di una ragazzina tredicenne per potersi consolare.
Manuela (Carla Marchese) vive in periferia in una famiglia che, come diceva Tolstoj, è “infelice a suo modo”, carica delle frustrazioni della mamma Rita (Donatella Finocchiaro) e del papà Giulio (Giuseppe Fiorello) sommate alla furbizia cinica della sorella maggiore.
La sua vita è semplice, scandita dal lavoro come aiutante nel salone di parrucchiere del quartiere, gestito da un incrocio tra Mara Maionchi e Wanna Marchi, una splendida Piera Degli Esposti, un po’ strega di Biancaneve e un po’ reminiscenza felliniana.
Tutto cambia quando Manuela comincia a raccontare di strane visioni in cui la Madonna, di cui è appena stata inaugurata una statua di fronte a casa sua, comunica con lei. La madre, il parroco don Livio (Pino Micol) e tutti i vicini iniziano a prestarle un’attenzione fin troppo costante, arrivando a trattarla come una santa e soprattutto usando la popolarità, che subito la ragazzina guadagna, per riempire vuoti, paure e, non ultime, le tasche con le offerte dei “fedeli”. Finché a farle visita non è la giovane Ersilia (Martina Galletta), una ragazza cieca e da quel momento molti nodi si scioglieranno.
Il quinto lungometraggio di Roberta Torre, presentato già al Festival di Venezia e promosso tramite il passaggio al Sundance Film Festival, narra nuovamente una storia di periferia, siciliana per inciso, ma che potrebbe essere ovunque in Italia.
Il focus è sui rapporti umani, in particolare sulla sempiterna difficoltà legata a quello madre-figlia, denso di contraddizioni e dei bisogni inespressi di ognuna delle due parti. Da qui i baci mai dati del titolo, insieme alle parole mai dette cercano una via di sfogo e di espressione e finiscono per trasformarsi nelle confessioni-fiume e richieste di aiuto di ogni genere di una varia umanità che ogni giorno bussa alla porta di Manuela e che in fondo chiede solo un pretesto per continuare a sperare.
Cadrebbe in errore chi volesse vedere in questo film una presa di posizione contro la santità vista come un’operazione di marketing o la fede condizionata al soddisfacimento dei bisogni, perché il tema “religioso” è quasi un pretesto narrativo per esprimere e canalizzare un disagio che affonda le sue radici nell’incomunicabilità, ma possiede ancora il germe dell’ottimismo che lo guida verso uno scioglimento positivo.
Articolo di Chiara Ciolfi
SCHEDA TECNICA
I baci mai dati (Italia, 2010)
Un film di Roberta Torre
Con Donatella Finocchiaro, Pino Micol, Giuseppe Fiorello, Carla Marchese, Martina Galletta, Alessio Vassallo, Tony Palazzo, Valentina Giordanella, Piera Degli Esposti
Genere: commedia
Durata: 80 min.
Produzione: Nuvola Film, Rosetta Film
Distribuzione: Videa
Nelle sale dal 29 aprile 2011























