Bel film Lo stravagante mondo di Greenberg, uno di quelli in cui la mano del regista e la qualità della recitazione sono fondamentali poiché più che sulla vicenda, simile a quella di tante commedie sentimentali, si basa sulla capacità di rendere veri esitazioni, dubbi e paure con le inflessioni della voce, ma soprattutto con l’espressione non solo del volto e degli occhi, ma di tutto il corpo.
È uno di quei film in cui in cui i silenzi sono forse più significativi delle parole e per ‘recitare il silenzio’ occorre essere decisamente bravi.
È un film di cui ci si innamora - magari lentamente man mano che si entra nella particolare atmosfera tra il melanconico e l’agrodolce creata dal regista - perché parla di gente comune, quella che incontriamo ogni giorno in ufficio, per strada, nel metrò, nel condominio in cui abitiamo …, in cui possiamo identificare qualcuno che conosciamo o che abbiamo conosciuto, se non parte di noi stessi.
Noah Baumbach - regista, sceneggiatore e co-autore del soggetto con Jennifer Jason Leigh (che interpreta Beth, l’innamorata degli anni giovanili) - ama mescolare nelle sue opere sentimenti e umorismo come ha fatto in quella d’esordio (‘Scalciando e strillando’) o nel suo film più famoso (‘Il calamaro e la balena’), un umorismo raffinato che non cerca la facile risata, ma nasce dalle situazioni e non dalle battute da barzelletta.
Il realismo di Baumbach è un realismo dei particolari che ha le proprie radici nella sua scrittura del soggetto: ad esempio è reso palpabile quell’aspetto del conversare quando si parla a una persona che annuisce convinta, ma appare chiaro che non ascolta perché, pensando di aver capito tutto, prepara la risposta, a volte con esiti umoristici.
L’altro pilastro del film è Ben Stiller che si è perfettamente calato nella psicologia di Roger Greenberg facendone proprie le paure esistenziali, prima fra tutte quella di essere vittima di umiliazioni. Roger, anche se intelligente e spiritoso, è sostanzialmente un insicuro che ha costruito intorno a se un ‘muro di Berlino’ per difendersi dagli altri, è quindi incostante negli atteggiamenti oscillando da timidezze a inspiegabili (per gli altri) esplosioni di rabbia (come nella scena del compleanno).
È un personaggio in cui sono fondamentali le sfumature e Ben Stiller - attore che riesce a comunicare pensieri ed emozioni senza dire una parola anche quando apparentemente non è in scena - ha saputo farlo amare facendone capire la fragilità interiore.
Ottima la prova di Greta Gerwig nella parte di Florence Marr di cui ha reso con grande sensibilità lo smarrimento psicologico di una venticinquenne che si accorge che il tempo passa e non riesce a dare stabilità alla propria vita né sentimentale né lavorativa. La Gerwig ne ha sottolineato con grande pudore incertezze, chiusure e timori frutto di un cattivo rapporto che Florence ha con il proprio corpo. Ma ne ha saputo anche esprimere l’ottimismo di fondo e la volontà di non arrendersi.
È questa la differenza di base tra Florence e Roger: sono entrambi pieni di problemi, ma lei va comunque avanti mentre Roger si è rinchiuso nei suoi sogni giovanili ed è arrabbiato con la vita perché è diversa da quella che si aspettava. Sfoga la sua rabbia scrivendo lettere di protesta: non agisce in modo costruttivo, sa solo recriminare. È incapace di vivere nel presente.
Ha quarant’anni anagrafici, ma si è rifiutato di crescere (ricorda per certi aspetti i meccanismi del protagonista del ‘Tamburo di latta’ di Gunter Grass) e questo suo atteggiamento è drammaticamente evidenziato dagli incontri con Ivan (l’amico dei vent’anni) e Beth (l’innamorata di quegli anni) che invece come tutti hanno affrontato la vita e sono andati avanti, anche se probabilmente anche i loro sogni sono finiti in un cassetto.
E l’antico affetto non riesce a colmare l’abisso che si è aperto tra le loro esistenze.
Ma è proprio nell’incontro con Beth che Roger comincia a prendere coscienza dell’assurdità in cui vive, anche se ha paura di ammetterlo.
Infine Los Angeles.
Il film ci mostra una Los Angeles diversa da quella che siamo abituati a vedere tra dimore hollywoodiane e gangster, una città reale in cui vive gente vera con vite normali, in cui esistono quartieri ancora senza grattaceli ed edifici dei primi decenni del Novecento, dove si può portare Mahler (il cane) a passeggio lungo piste di trekking che sono un paradiso per chi ama camminare e fare la spesa nei mercatini degli agricoltori.
Baumbach ha voluto mostrarci una città vera in cui far vivere senza stridore non solo i suoi personaggi, ma anche gli spettatori che nel film riconoscono frammenti della propria vita.
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Salvatore Longo
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La scheda
Regia: Noah Baumbach
Attori: Greta Gerwing (Florence Marr), Benn Stiller (Roger Greenberg), Jennifer Jason Leigh (Beth), Rhys Ifans (Ivan Schrank), Koby Rouviere, Sydney Rouviere, Chis Messina, Susan Traylor (famiglia Greenberg), Emily Lancy, Aaron Wrinkle, Heather Lockie(band al Gallery), Blair Tefkin, Mark Duplass, Jake Paltrow, Charlotte Vida Silverman (alla festa dai Baller), Merritt Wever (Gina), Chis Coy (Ragazzo al Gallery), Zach Chassler (Marlon) e Mina Badie (Peggy)
Sceneggiatura: Noah Baumbach
Soggetto: Jennifer Jason Leigh e Noah Baumbach
Scenografia: Ford Wheeler
Direttore della fotografia: Harris Savides
Montaggio: Tim Streeto
Musica: James Murhpy
Costumi: Mark Bridges
Anno: 2010
Produzione: Scott Rudin
Distribuzione: Bim Distribuzione
Durata: 106 minuti
Nazionalità : Usa























