RIO

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Impossibile non lasciarsi tentare dal paragonare Rio ad una bottiglia di champagne dalla quale, tolto il tappo, fuoriesce un liquido allucinogeno dai toni vorticosi, delle danze brasiliane e dai colori psichedelici.

 

Strappato sin da piccolissimo dal suo habitat naturale, Blu (Fabio De Luigi/Jessie Eisenberg), ultimo esemplare maschio della sua specie, viene accolto e adottato dalla piccola Linda. L’equilibrio fra la bambina e il pennuto è solidissimo, fino a che Tullio, uno studioso attivo di ornitologia, non bussa alla loro porta per evitare l’estinzione degli ara-macao. Ovviamente questo comporta che Blu e la sua proprietaria si trasferiscano a Rio, dove si trova l’ultimo esemplare femmina della specie, Jewel (Vittoria Cabello/Anne Hathaway). È così che ha inizio questa nuova avventura che vede fortemente uniti i personaggi al suo creatore, Carlos Saldanha (Robots, L’era glaciale 2).

 

Un piacevolissimo road movie, a suo modo, quello che Blu, insieme alla sua padrona e amica Linda, si accinge a compiere. “Il viaggio fisico, emotivo e comico di Blu è il cuore e l’anima del film”, afferma il regista e, in effetti, il film cresce insieme al suo protagonista. Lo sfavillante prologo vede la magnifica foresta di Rio, inondata di colori e di balli travolgenti, dove gli uccelli più disparati piroettano insieme in un tornado coreografico di piumaggi. Tuttavia, insieme a Blu, veniamo strappati da questo spettacolo naturale per essere catapultati fra i ghiacci di Moose Lake, piccola cittadina del Minnesota. Tappa certamente significativa per la crescita emotiva dell’uccello, tuttavia questo ambiente domestico significherà per il macao un rintontimento del proprio istinto selvaggio. Ma il viaggio vero e proprio deve ancora iniziare, un viaggio che andrà alla riscoperta degli affetti, degli impulsi naturali e delle proprie priorità. Una parabola che, non ultima, coinvolgerà anche Linda.

 

Ma ciò che veramente scandisce i tempi della narrazione e si fa metafora della disinibizione dei personaggi è il ritmo delle musiche, che raggiunge il suo culmine durante la parata del carnevale. “Rio ha un suono modernissimo ed è stato sorprendente osservare il mescolarsi di stili che ha dato origine a un nuovo genere di ‘musica fusion’; tutto ciò aggiunge profondità e spessore alla storia” dice Anne Hathaway. La scelta delle musiche e dei loro esecutori è stata fatta con meticolosa cura. Diversi timbri sonori sono infatti fusi, quasi verrebbe da dire “sciolti”, nella colonna sonora, che risulta nell’insieme festaiola, ma mai superficiale. Si passa infatti dai classici della musica brasileira al rap, senza esserne tuttavia infastiditi.

 

Il film sembra una dichiarazione d’amore, con tanto d’elogio, da parte del regista alla sua città natale, Rio, magnificamente trasposta sullo schermo, con le sue realtà molteplici che vanno dalle paiette e dai lustrini del carnevale, ai bassi fondi delle favelas, emblema della precarietà e della povertà di questa terra.

 

Nel complesso un film che sa incantare, sia negli occhi, che nel cuore. L’unica pecca (prettamente italiana) è il doppiaggio, poco incisivo e a tratti persino fastidioso, specie per  il personaggio di Jewel. Un problema che l’attentissima scrematura del cast originale ha ampiamente evitato. Rio rimane comunque un film adatto ai bambini, ma forse anche più ai grandi.

 

Serena Calabrese

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