Holy water

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In un piccolo paesino irlandese, dove la crisi è ancora un grosso fardello saldamente attaccato alle spalle di tutti, quattro ragazzi cercano un modo per sbarcare il lunario, con il minor dispendio d’energie. Un carico tedesco di viagra che attraverserà la vicina campagna, è un ottimo rimedio per far soldi facili. I quattro, fra false suore barbute, mitra giocattolo, deviazioni stradali e il completo fallimento del piano, riescono comunque a mettere a segno il l’“eccitante” colpo.

Dove nascondere il carico? Semplice, in un pozzo miracolato niente meno che da Maria Vergine.

Ma a causa di uno smottamento dei contenitori, dovuto all’apocalittico temporale della sera precedente, questi recipienti aprendosi contaminano la falda acquifera ed è così che la città si piega alle gioie del viagra.

 

Terzo titolo alla regia per il produttore Tom Reeve (Perfect Life, 13 Hrs), qui responsabile anche del cast dei personaggi principali, quali Linda Hamilton (Terminator, Dante's Peak), John Lynch (Moll Flanders, Sliding Doors), Cornelius Clarke (13 Hrs), Lochlann O’Mearain (King Arthur, I tudors) e Cian Barry (Shameless, Doctors). Il film prende come spunto gli stilemi di un heist movie (ossia un film su un colpo grosso), tradendoli però immediatamente, scardinando così il “colpaccio” da qualsiasi elegante ria e raffinatezza inculcataci dal ladro dei ladri Arsenico Lupin. Paradossalmente la prima parte del film, la pre-viagra, risulta molto più attenta alla resa dell’ambiente, dei personaggi e delle dinamiche interne che, come un filo invisibile, collegano tutta la città. Un ambiente che reca in se le tracce di un, se non florido, perlomeno benevolo passato, di cui adesso se ne può ammirare la scolorita e inacidita ombra. Il paese e i suoi abitanti sembrano avvizziti da una vita sempre più difficile, che crea un vero e proprio divario relazionale fra gli individui. Le vecchie signore gracchianti e lamentose, un prete alcolista, uomini impotenti, sembrano tutti essere la parodia di se stessi, come se fossero stati prosciugati dall’interno, assurgendo ad una metafora, più che strutturata, della crisi da poco scagliatasi sull’Irlanda (non è un caso che i cittadini si abbevereranno continuamente e insistentemente alla finte “maggiorata”). Una lettura del testo che non ci si aspettava da Holy Water, ma comunque presente e rimarcata proprio dalla perseveranza della ripetizione con la quale vengono trattate le scene dell’acqua, trascendendo in sordina il ruolo di molla comica che a queste è stato palesemente assegnato.

 

Tuttavia un tale incidente alla falda acquifera, come quello di contaminarla con del citrato di sildenafil, coniato poi in viagra dalla Pfizer, l’azienda farmaceutica tedesca in questione, da potenzialmente luogo a ad un enorme effetto comico. Però purtroppo, qui si accenna solamente a qualche sorriso all’involontaria, ma benefica, cura dell’impotentia erigendi. Forse si è dato troppo per scontato la comicità che un incidente del genere possa suscitare nell’immaginario collettivo, forse si è spinta troppo poco la fisicità che la circostanza richiede, forse la sceneggiatura è stata un po’ troppo timida, o forse, semplicemente,  Reeve e il suo team non sono riusciti a sfruttare al meglio quest’opportunità. Non si richiedeva certa una commedia alla Apatow Productions, ma con un po’ più di pepe sicuramente.

 

Ad ogni modo il film rimane comunque gustabile, soprattutto per l’inimitabile faccia da cane bastonato di John Lynch, perfetta per il ruolo, oltre che per la voluttuosa performance dall’ ambiguo verbare  dell’ex wrestler Tommy 'Tiny' Lister.

 

 

Distribuzione:

Regia: Tom Reeve

Cast: Linda Hamilton, John Lynch, Cornelius Clarke, Lochlann O’Mearain, Cian Barry, Tommy 'Tiny' Lister

Sceneggiatura: Michael O'Mahony

Uscita: 11 marzo 2011

Durata: 95’

 

Serena Calabrese

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