Another year

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Another Year è uno di quei rari film che restano a lungo nel cuore e nella mente. Né il rivederli diviene motivo di delusione, anzi. Almeno così è successo in passato per alcuni, il caso vuole sempre inglesi.

Forse è una capacità - tipicamente britannica - di saper raccontare sullo schermo storie di tranquilla vita quotidiana di persone comuni in cui possiamo riconoscere noi stessi, i nostri amici, parenti e colleghi di lavoro.

Storie senza eccessi né nel bene, né nel male, senza protagonisti ‘da copertina’, senza volgarità e doppi sensi, e non è vero che un film così sia noioso: Another year scorre veloce per oltre due ore (129 minuti per l’esattezza) tenendo sempre viva l’attenzione dello spettatore. Certo regia e recitazione devono essere di grande livello.

Già il titolo, veramente indovinato (another year significa ‘un altro anno’), indica il fluire tranquillo del tempo con le sue gioie e dolori, speranze e delusioni e l’inconscia necessità a fine anno di fare un bilancio dell’anno, della vita trascorsa e delle prospettive future.

 

Il film è scandito da quattro atti, ciascuno relativo a una stagione: primavera, estate, autunno e inverno - che poi sono le stagioni della vita - ciascuna con le proprie caratteristiche.

È un film dolce, ma non dolciastro, ricco di ‘buoni sentimenti’ ma non buonista perché così sono Gerri e Tom i due personaggi attorno a cui ruotano tutte le vicende. Gerri è psicologa e Tom è geologo, hanno un figlio trentenne avvocato che vive per conto proprio ed è scontento di essere single, molti amici - più o meno problematizzati - di cui si prendono cura, l’hobby di coltivare un orto dei cui prodotti sono molto orgogliosi e quello della cucina che elargiscono gioiosamente ai frequenti ospiti.

 

Non si pensi però che il film non offra spunti di riflessione e - anche se non fa analisi sociologiche né una facile psicologia - trasmette un messaggio importante: il tempo scorre per ognuno di noi e non può essere fermato o solo rallentato, ma siamo noi a caricarlo delle nostre aspettative, delle nostre tensioni e soprattutto di come lo interpretiamo.

Dobbiamo avere il coraggio di vivere ogni stagione della nostra vita senza caricarla di aspettative che non si possono più realizzare, altrimenti andiamo incontro a delusioni che finiscono con il destabilizzare anche le certezze acquisite, e di cercare le cause dei propri mali e non curarne solo gli effetti se realmente si vuol ‘guarire’ e comunque dovremo sempre rispondere delle nostre azioni: sono i moniti (scena iniziale e finale) entro cui si sviluppano tutte le vicende del film.

 

È inutile parlare del regista: Mike Leigh (che è anche un grande sceneggiatore: non un dialogo è inutile, ma i personaggi si esprimono soprattutto con i silenzi) ama raccontare le persone (non i personaggi) - con i loro problemi quotidiani - di cui ritrae frammenti di vita validi sotto ogni latitudine.

Con questo film - che concorre all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, dopo aver conseguito un grande successo all’ultimo Festival di Cannes - Leigh, già due volte vincitore della Palma d’oro a Cannes (1994 con Naked e 1996 con Segreti e bugie), realizza una nuova puntata della sua personalissima “commedia umana”.

Apparentemente semplice, Another year è un film estremamente sofisticato che si avvale della recitazione perfetta di un cast di grandi attori, primi tra tutti Jim Broadbent e Ruth Sheeh che disegnano i due protagonisti (Tom e Gerri) rendendoli indimenticabili per la serenità che riescono a trasmettere al pubblico. Accanto a loro ottima anche l’interpretazione che di Mary (l’amica e collega di Gerri piena di complessi e problemi) fornisce Lesley Manville. Ma la recitazione di tutto il cast è di grande qualità e misura.

Tra le parti ‘apparentemente’ minori occorre ricordare per l’umana intensità la Janet di Imelda Staunton la cui scena iniziale con Gerri è la chiave di lettura del film.

Another year è uno splendido film che dimostra come non siano necessari effetti speciali di nessun tipo per parlare al cuore delle persone e dipingere un piccolo capolavoro.

 

La scheda

Regia: Mike Leigh

Attori: Jim Broadbent (Tom), Lesley Manville (Mary), Ruth Sheen (Gerri), Oliver Maltman (Joe), Peter Wight (Ken), David Bradley (Ronnie), Martin Savage (Carl), Karina Fernandez (Katie), Michele Austin (Tanya), Phil Davis (Jack), Imelda Staunton (Janet) e Stuart McQuarrie (Collega di Tom)

Soggetto e sceneggiatura: Mike Leigh

Scenografia: Simon Beresford

Direttore della fotografia: Dick pope, BSC

Montaggio: Jon Gregory, ACE

Musica: Gary Yershon

Anno: 2010

Produzione: Georgina Lowe

Produttore esecutivo: Gail Egantessa Ross

Distribuzione: BIM

Durata: 129 minuti

 

Salvatore Longo

 

 

 

 

 

 

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