In anni in cui la violenza sembra regnare sia sugli schermi cinematografici, sia su quelli televisivi se non altro per ritmi e musica molto spesso ossessivi, un film come Tornando a casa per Natale è una sorpresa, una gradita sorpresa.
Ispirata da alcuni racconti brevi dello scrittore norvegese Levi Henriksen, l’opera di Bent Hamer è una delicata commedia ambientata a Skogli, immaginaria cittadina norvegese.
Film corale si avvale di una recitazione omogenea di ottimo livello da parte di tutto il cast, indubbiamente dovuta all’abilità di un regista tra i migliori nel panorama internazionale.
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Bent Hamer, norvegese di nascita e svedese di formazione (ha studiato cinema e letteratura presso l’Università di Stoccolma e la Stockholm Film School), esordisce a Cannes nel 1995 con Uova (la sua opera prima) e nello stesso anno ottiene due importanti riconoscimenti internazionali: il Premio per il Miglior Film al Festival Internazionale di Mosca e il Premio Fipresci. Nel 2003 è candidato all’Oscar per il miglior film straniero con Kitchen Stories.
In Tornando a casa per Natale – in una classica atmosfera natalizia di luci e paesaggi innevati - si dipanano senza mai incrociarsi le storie di alcune persone, storie semplici come è la vita quotidiana fatta di sogni, speranze, illusioni, delusioni, amore e nostalgia.
Anche in questo film (così come nei precedenti Factotum e Il mondo di Horten) il filo conduttore è la solitudine, temuta, cercata o subita a seconda dei personaggi e delle situazioni.
Per Bent Hamer Natale è occasione per ‘leggersi dentro’ e cercare il ‘ritorno a casa’, cioè a un’esistenza diversa, ai valori e alle speranze perse cammin facendo.
Ma soprattutto il film indica nella solidarietà e nell’affetto (che ne è l’espressione più sublime) la strada per superare solitudine ed egoismi.
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Tra le diverse vicende quella del medico che fa nascere il figlio a due giovani in fuga dal proprio Paese, dall’odio e dalla devastazione anche morale della guerra: è quella che sintetizza non solo il messaggio del film, ma lo spirito del Natale troppo spesso vanificato da una ‘civiltà ’ che sa esprimersi solo con consumi e apparenze.
Le storie raccontate potrebbero accadere in qualsiasi giorno dell’anno, ma il Natale è un momento particolare pieno di aspettative, speranze e desideri: l’importante comunque è che ognuno abbia il proprio Natale, anche se non è il 25 dicembre.
Tornando a casa per Natale ha ottenuto il ‘Premio per la miglior sceneggiatura’ al San Sebastian Film Festival 2010.
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Salvatore Longo
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La scheda
Regia: Bent Hamer
Attori: Arianit Berisha (Goran), Sandy Lesmeister (Anka), Nadja Soukup (Madre di Goran), Nina Zanjani (Madre), Igor Necemer (Padre), Trond Fausa Aurvåg (Paul), Fridtjov Såheim (Knut), Morten Ilseng Risnes (Thomas), Sarah Bintu Sakor (Bintu), Issaka Sawadogo (Padre di Bintu), Joachim Calmeyer (Simon), Reidar S?rensen (Jordan), Nina Andresen-Borud (Karin), Tomas Norström (Kristen),Cecilie Mosli (Elise), Ingunn ?yen (Johanne), Levi Henriksen (Sicurezza), Kristine Rui Slettebakken (Tone), Kyrre Haugen Sydness (Hroar), Aina Emilie Bækkevold (Turid) e Marcus Eiel Fagervik (Torbj?rn)
Soggetto: dal libro Only Soft Presents Under the Tree di Levi Henriksen
Sceneggiatura: Bent Hamer
Scenografia: Eva Norén e Tim Pannen
Direttore della fotografia: John Christian Rosenlund
Montaggio: PÃ¥l Gengenbach e Silije Norseth
Musica: John Erik Kaada
Suono: Petter Fladeby
Costumi: Karen Fabritius Gram
Anno: 2010 Norvegia/Germania/Svezia
Produzione: BulBul Film (Norvegia), Pandora Filmproduktion (Germania) Filmimperiet (Svezia) e Zdf/Arte (Germania)
Distribuzione:Bolero Film
Durata: 85 minuti























