Un film di Steven Spielberg. Con Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Simon Pegg, Nick Frost. Gad Elmaleh, Toby Jones, Mackenzie Crook, Sebastian Roché, Daniel Mays, Tony Curran, Mark Ivanir, Phillip Rhys, Sonje Fortag, Joe Starr, Enn Reitel, Kim Stengel, Ian Bonar Titolo originale The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn. Animazione, Ratings: Kids, durata 107 min. - USA, Nuova Zelanda, Belgio 2011. Â
Quando si tratta di Spielberg o Jackson, comunque si mettano i giudizi, è sempre un grande spettacolo. Sono due registi che sanno muovere la gigantesca macchina produttiva hollywoodiana per alte vette qualitative: c’è la meraviglia estetica del comparto tecnico (la loro ricerca si orienta in questa direzione) ma anche il soffio vitale dei contenuti e dei significati. Ora lavorano insieme alternandosi nei ruoli di regista e produttore. Diretto da Spielberg, Tin Tin e il segreto dell’unicorno è il primo film-risultato della collaborazione. Tratto dal celebre fumetto di Hergè, fumettista belga attivo a partire dagli anni trenta, percorre all’indietro la strada che conduce all’origine del genere d’avventura (già visitato da Spielberg con la teralogia di Indiana Jones). Caso particolare in cui la veste grafica all’avanguardia non fa pendant con l’architettura narrativa che, per non tradire lo spirito del fumetto, rispetta lo standard del film di avventura classico, che ai tempi di Hergè viveva l’ultimo grande apogeo. Infatti nessuno spazio per personaggi femminili in un universo totalmente al maschile, in una coppia di protagonisti maschili e non solo, tutto il carattere "decisivo" dell’azione di tali protagonisti abbozzati in pochi tratti ma decisivi per tuffarsi un attimo dopo nel vortice incessante di eventi consecutivi. Non un calo del ritmo, né un istante per prendere fiato: si lotta e fugge giorno e notte e perfino Spielberg riduce ai minimi termini un suo criterio narrativo ai minimi termini: "l’inversione" (il momento in cui tutto sembra finito per il peggio prima che la storia riprenda) e annesso discorso di incoraggiamento non dura più di una manciata di secondi. Sul piatto anche l’indiscriminata possibilità di manovrare il punto di vista che Spielberg porta agli estremi storici: c’è una scena in Marocco che è un inseguimento mozzafiato ed un unico piano sequenza. Il 3D è molto buono e va da sé che è il suggello a questa politica del "cuore in gola". Usciti dalla sala non resta da fare altro che aspettare un nuovo capitolo.
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