Il primo racconto venne timidamente pubblicato dalla casa editrice Dark Horse nelle pagine del suo giornale con molti dubbi e ben poca idea del successo immediato che avrebbe avuto. A Hard Goodbye è stata la prima storia di un ciclo narrativo che ha segnato la storia del fumetto moderno. La carriera di Sin City comprende diverse storie brevi, un romanzo grafico e qualche miniserie. In Italia il tutto è stato ristampato accuratamente in otto volumi dalla Magic Press alla fine degli anni Novanta. Sin City nasce quasi come adattamento di vecchi gialli della letteratura ma velocemente sviluppa una propria anima torbida e violenta. Sin City è cattivo, morboso, feroce. Nel racconto delle vite e delle morti che avvengono quotidianamente sulle strade di Basic City, città talmente viziosa e corrotta da essersi meritata il soprannome di Sin City (città del peccato appunto), Miller mette tutta la sua passione per i manga giapponesi e la miglior tradizione fumettistica occidentale. Il risultato è un fumetto dal gusto classico, con tutti gli intrecci e gli elementi del romanzo giallo e dei thriller ad alta tensione, ma con uno spirito prepotentemente personale. L’opera ha avuto quindi sin da subito tutti i numeri del successo. Non solo per il sangue di cui sono impregnate le strade della città , o per le sue affascinanti prostitute armate fino ai denti o per tutti i personaggi corrotti che non hanno altro dio all’infuori di se stessi e del denaro. Anche la grafica e le strutture degli albi sono parte integrante di questo trionfo. Il tratto di Miller è sporco e fortemente espressionista e il bianco e nero netto non lascia spazio che alla sottolineatura in rosso di qualche meritevole litro di sangue. La narrazione viene portata avanti attraverso le immagini, che spesso bastano a se stesse, pochi dialoghi e tanti monologhi. Gli abitanti della città del peccato devono sopravvivere nei loro loschi traffici o difendersi da quelli degli altri, hanno sempre qualcuno da ammazzare o qualcuno che li vuole ammazzare. A volte amano ma più spesso odiano. Parlano poco ma anche il più folle degli individui, il più feroce degli assassini non può impedirsi di pensare, di riflettere su di se e su ciò che vuole fare. Ed è attraverso i loro pensieri che il lettore conosce gli uomini e le donne che vivono le perverse notti di Sin city. Ed è appunto la notte che fa da sfondo a tutte le vicende, perché tutti hanno qualcosa da nascondere e qualcosa da cui nascondersi. Sin City è sospesa in un limbo temporale dove le strade sono popolate da automobili dell’anteguerra, pistole di ultimissima generazione, cardinali usciti dalla corte dei Borgia e passeggiatrici notturne armate di letali katane. Laggiù il bene non vince sul male perché anche il bene è armato, taglia teste, squarta e sa ballare la lap dance. Miller, che dopo la collaborazione alla stesura della sceneggiatura per Robocop2 e Robocop3, rimase lontano dal cinema per quindici anni, nel 2005 ha collaborato con Robert Rodriguez alla trasposizione cinematografica di Sin City. Il risultato è la più fedele e perfetta ricostruzione che un fumetto abbia avuto sul grande schermo. Gli episodi sono tre: Un duro addio, Quel bastardo giallo e Un’abbuffata di morte più una scena iniziale che riprende una parte intitolata Il cliente ha sempre ragione. La scena finale non ha invece un riferimento diretto nel fumetto ma è stata inserita da Rodriguez come equa chiusura del cerchio. L’atmosfera pulp è assicurata inoltre dalla partecipazione di Quentin Tarantino, come special-guest director, che ha anche fornito le spade impugnate dalla piccola e letale Miho. Realizzato nei Troblemaker Studios di Rodriguez, il film è stato girato interamente in digitale e ha avuto l’onnipresente supervisione dell’autore. L’intero impianto della pellicola è costruito con una cura e un attenzione al dettaglio impareggiabili e con inquadrature fedeli a quelle sulla carta. Le stesse scenografie sono quasi tutte virtuali e inserite in pellicola in fase di montaggio attraverso una tecnica (Croma Key) che ha permesso di ricostruire un ambiente cosi fedele da stupire lo stesso Miller.Un gioco di rimandi e citazioni all’intera opera del cartoonist ha colmato sequenze e particolari che il fumetto non forniva. Il film naturalmente attutisce il contrasto bianco e nero delle tavole con qualche sprazzo di colore a seconda degli elementi che si voleva sottolineare. Gli attori sono stati scelti con attenzione e dove non bastava la somiglianza naturale sono intervenute protesi in lattice e strati di trucco. Il film ha l’indubbio merito di aver ridato all’autore americano nuova fiducia nella bontà del cinema ma anche e soprattutto si posiziona come punto di non ritorno sulla strada del matrimonio cinema–fumetto. D’altronde come dimenticare che "se imbocchi il vicolo giusto a Sin City puoi trovare di tutto"?   Fumetto | Sin City, edizioni Magic Press, 1991 Sin City (vol. 1) - Un duro addio (The Hard Goodbye) Sin City (vol. 2) - Una donna per cui uccidere (A Dame to Kill For) Sin City (vol. 3) - Un'abbuffata di morte (The Big Fat Kill) Sin City (vol. 4) - Quel bastardo giallo (That Yellow Bastard) Sin City (vol. 5) - Affari di famiglia (Family Values) Sin City (vol. 6) - Alcol, pupe & pallottole (Booze, Broads, & Bullets) Sin City (vol. 7) - All'inferno e ritorno (Hell and Back (a Sin City Love Story))
Speciale – L’arte di Sin City (The Art of Sin City)  Film | Sin City Regia – Robert Rodrìguez Cast – Mickey Rourke, Bruce Willis, Clive Owen, Jessica Alba, Benicio Del Toro, Nick Stahl, Rosario Dawson, Powers Boothe, Rutger Hauer, Elijah Wood, Jaime King, Devon Aoki, Josh Hartnett, Alexis Bledel, Durata – 124 minuti, 141 min director’s cut Produzione – Dimension Films, Troublemaker Studios Distribuzione – Buena Vista Distribution Uscita – 2005
Nel 1992 Frank Miller aveva già rinnovato personaggi del calibro di Batman e Daredevil e si preparava a farsi ancora più spazio nel mondo dei comics con la rivoluzione Sin City.
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