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Frank Miller

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Il talento di Frank Miller, americano d’origine irlandese, classe 1957, si inserisce in quel filone di rinnovamento e rielaborazione che, dagli anni 80 in poi, ha permesso al fumetto americano di non addormentarsi sui vecchi allori. Non unico nel suo genere, ma sicuramente tra gli autori più importanti ed efficaci, Miller ha avuto l’indubbio merito di recuperare i miti fondanti del fumetto supereroistico dandogli nuova luce e di liberare i vecchi formati da una rigidità inutile e limitante.

Cresciuto nel Vermont, inizia presto ad avvicinarsi al mondo del fumetto esordendo ufficialmente nel 1978 con il numero 84 di Twilight Zone della Gold Key. Nello stesso anno, trasferitosi a New York, iniziano le sue collaborazioni con la Marvel e la DC. La prima vera occasione arriva quando gli vengono proposte le matite per Peter Parker, The spectacular spider man n.27.

L’approccio di Miller viene spesso definito cinematografico, e in un certo qual modo lo è. Ma non è solo questo. Il nostro sperimenta, mescola influenze, allunga e restringe le gabbie, distorce, rinnova lo storytelling. Rielabora i contenuti stessi della serie, conferendo al suo personaggio una drammaticità e una umanità che prima non aveva. E questo anche grazie all’utilizzo di quella che viene definita un’enunciazione marcata: inquadrature ripetute e dalla forte prospettiva, fisionomie estremamente dinamiche, vignette verticali per tutta la lunghezza della pagina e altre accortezze dal forte sapore cinematografico.

Da questo primo importante lavoro al vedersi affidata la rinascita di altri signori, del calibro di Batman e di Daredevil, il passo è stato breve. La sua mano ha rinnovato dalle fondamenta questi due paladini della giustizia quasi agonizzanti e penalizzati da un periodo stagnante per i comics.

La caratteristica principale del suo lavoro su Daredevil va individuata nella maturazione del personaggio, nell’approfondimento della sua umanità e del suo dramma esistenziale e nella caratterizzazione maggiormente delineata di tutti gli altri personaggi secondari. A Miller si deve anche la vera nascita della ninja Elektra (prima di lui semplice spin off della serie) a cui dedica diversi cicli narrativi profondamente segnati dal suo peculiare stile narrativo. Stile che qui espone con evidenza l’influenza del mondo pittorico, oltre che cinematografico.

Ma è soprattutto Batman che deve a Miller il suo rinnovato splendore. Con Anno Uno e Il ritorno del Cavaliere Oscuro il personaggio esce dalla mediocre condizione in cui era rimasto impantanato e diventa protagonista di due pietre miliari del mondo dei comics. Come suo solito anche qui, attraverso una rielaborazione grafica e stilistica, l’autore rianima il personaggio conferendogli uno spirito umano e mettendo il lettore al corrente della vita e dei sentimenti dell’uomo, oltre che del supereroe.

Entrambi i personaggi sono stati portati a più riprese, e con più o meno successo, sul grande schermo, a volte con la collaborazione di Miller, più spesso senza. I risultati possono essere apprezzabili o meno. Di sicuro c’è che la fedeltà all’anima che l’artista è riuscito a dargli sulla carta, mai fa capolino dalle pellicole. Il trauma più grande che il cinema ha procurato al fumettista americano è stata però, senza ombra di dubbio, la stesura della sceneggiatura di Robocop 2 e 3. L’impatto con il mondo cinematografico, con le esigenze di marketing, con la poca considerazione assegnata al lavoro dello sceneggiatore e spesso alla qualità del film, in nome di una buona vendita, lo ha tenuto lontano dal cinema per quindici anni.

Estremamente importanti nella carriera dell’autore sono anche le sue numerose opere indipendenti: Ronin, Hard Boiled, Give Me Liberty, ma soprattutto 300 e Sin City. Con questi due, negli anni Novanta, Miller si è assicurato fama e gloria imperitura come caposaldo del fumetto mondiale. Qui confluisce tutta la formazione noir, le influenze del fumetto europeo e giapponese, e gli elementi distintivi della letteratura gialla di cui la cultura di Miller è infarcita.

Importante è anche il fatto che con la trasposizione cinematografica di Sin City e di 300 il mondo del cinema ha rivisto la mano di Miller in azione, convincendolo al punto tale da trasformarlo anche in regista. Per il suo esordio alla macchina da presa ha scelto il personaggio di Spirit, in omaggio all’amico scomparso Will Eisner (a lui molto affine come stile) portandolo sullo schermo nel 2008. Il risultato però è forse più in sintonia con il Sin City di Rodriguez che con il personaggio di Eisner. Nel frattempo si mormora di diversi sequel sia di 300 che di Sin City, nonché di diverse prestigiose ristampe italiane dei gioielli di Miller.

Di Claudia Calvisi

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