In esposizione a Palazzo Ruspoli - Fondazione Memmo di Roma, dal 2 ottobre 2008 allì1 febbraio 2009, le opere spettrali di Jean Michel Basquiat, artista ribelle che rappresentò con ferocia ed inquietudine il lato meno colorato degli anni ‘80. Le fantasie rubate al mondo urbano, le figure dure ed aggressive, le frasi convulse ed ossessive riempono la vista di "fantasmi da scacciare".
I fantasmi non vivono sempre in case infestate o in rovine dimenticate. Molto spesso trovano origine e dimora all'interno della coscienza umana, pronti ad esplodere e a manifestarsi quando la mano di un genio riesce a donar loro la luce, anche nera, della vita.
Il Palazzo Ruspoli di Roma ospiterà dal 2 Ottobre all’1 Febbraio la mostra dedicata a Jean Michel Basquiat, tormentato artista che visse e consumò la breve fiamma della sua fama negli anni Ottanta, riuscendo però a diventare un'icona incancellabile per la generazione del suo tempo e per quelle a venire.
Basquiat nasce come graffitaro nelle strade di New York, quelle piene di contraddizioni, di cui fotografò mentalmente le ansie metropolitane e le incertezze dei suoi abitanti. Nei suoi tratti veloci e confusi, nelle linee spesse delle sue raffigurazioni, traspare un terremoto in fermento continuo, un partorire molesto di immagini e frasi spezzate.
Ma se la strada, che gli fece da culla, è grande e dispersiva, non bastò comunque a contenere la prolifica produzione dell'artista, che raggiunse il successo ed invase con la sua arte le mostre e le esposizioni più importanti di quei tempi, avvicinandosi alla gloria di nomi del calibro di Keith Haring e di Andy Warhol.
Ed è proprio con quest'ultimo artista che Basquiat strinse una forte amicizia. Il rapporto con Warhol culminò in un'intensa collaborazione artistica in grado di produrre molte opere importanti, un esempio delle quali è esposta all'interno della mostra, evento sicuramente raro.
La vita di Basquiat serpeggiò quindi fra rapidi successi ed inquietudini interiori, tra amicizie importanti ed abissi in cui cadere, concludendosi con un overdose all'interno del suo appartamento di Soho, nel 1988.
Eppure non è solo tenebra. Le figure umane dell'artista sono essenziali e scomposte, appena accennate nella forma e traballanti anche nella loro luminosità, grazie anche al particolare utilizzo dei pastelli grassi che ricordano molto lo stile del graffito. Emblematico è il suo autoritratto, una silhouette quasi demoniaca che fa di lui un'ombra tra le ombre, una solitudine aggressiva che non trova sfogo se non nella rassegnazione.
La vista di Basquiat sul mondo è annebbiata da fantasmi, quelli che (inutilmente?) si tenta si scacciare ogni giorno. Quello che rimane di fronte agli occhi è solo uno spiraglio, una breccia, che solo a tratti offre respiro e fuga dalle immagini più confuse ed angoscianti.
Le parole, poi, si fondono con i colori per diventare quadro, esposizione completa: le scritte sono fitte e disordinate, a volte, mentre in altre si incasellano ordinatamente fino a formare una illogicità piena di criterio. A chi vorrà perdersi in veloce traduzione dall'inglese, consiglio di abbandonare ogni rigoroso metodo linguistico e di farsi contaminare un po' dagli spettri che aleggiano nella sala: gli errori sono spesso voluti e le frasi sono estrapolate, molte volte, direttamente dal celebre trattato di anatomia ottocentesco Gray's Anatomy, da sempre fonte di ispirazione dell'artista.
Il disordine di un’epoca viene, nonostante la difficoltà di coglierlo, riassunto in quattro lati di tela e ripetuto da fotocopie a colori, altro strumento tipico delle opere di Basquiat. Eppure, in quel poco respiro che c'è, l'artista è riuscito perlomeno ad offrire uno sguardo diverso della cultura urbana che si autocompiace, tipicamente, evolvendosi nel progresso.
Basquiat mostra che dietro la realtà più evidente esistono dei fantasmi, portatori di turbamento, terribili a vedersi e difficili da scacciare.
Informazioni
Palazzo Ruspali (Fondazione Memmo) – Jean-Michel Basquiat: Fantasmi da scacciare (dal 2 ottobre 2008 all’1 febbraio 2009)
Via del Corso 418, Roma
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.30, da venerdì a domenica dalle 10.00 alle 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: € 10,00 intero, € 8,00 ridotto e gruppi, € 6,00 gruppi di scuole, ingresso gratutito per i bambini al di sotto dei 6 anni
RECENSIONE DI: Simone Artero
GRAZIE A: Ufficio Stampa Fondazione Memmo
SUL WEB: www.fondazionememmo.com
























